Cristo nostra pace

La  liturgia è incentrata sul dono della pace che il Risorto offre ai discepoli, pace che è testimoniata dalla vita comune dei cristiani e che si concretizza nell’amore vissuto verso tutti.

Questa domenica dalla tradizione liturgica era detta “in albis” perché nell’ottava di Pasqua i catecumeni, battezzati nella notte di Pasqua, deponevano le vesti bianche di cui erano stati rivestiti come segno della nuova vita che volevano vivere.

Papa Francesco indice l’anno santo della Misericordia di Dio in questa seconda domenica di Pasqua, riprendendo la volontà di Giovanni Paolo II che ha dedicato questa domenica alla Divina Misericordia sulla scorta delle rivelazioni alla beata polacca Faustina Kowalska.

Nel nostro vangelo per tre volte (vv. 19.21.26) Gesù offre e dà la pace ai discepoli. E’ il suo modo di presentarsi da risorto, colui che è capace di dare a colui che incontra ciò che gli serve per vivere.

La parola ebraica shalom indica una condizione di benessere complessivo in cui sono appagati i bisogni della vita, da quelli materiali (mangiare, bere, dormire,…) a quelli spirituali (credere in Dio, accogliere la grazia, il perdono, vivere nello Spirito,…) passando per quelli psichici (salute mentale, buoni rapporti familiari e di amicizia, un lavoro, una cultura, una scienza,…).

La radice ebraica si riferisce ad un’area di significato giuridico e indica: pagare, risarcire. Ha quindi il significato positivo di soddisfazione, sufficienza. In particolare indica la situazione in cui una persona ha abbastanza per vivere, e quello che ha gli è sufficiente e gli dà soddisfazione.

Questo significato di base si estende anche ai rapporti sociali e ai rapporti fra i popoli. Si può quindi dire che pagare il giusto – in senso concreto e metaforico – è opera di pacificazione delle persone e dei popoli.

La pace è un dono di Dio e per i cristiani: «Cristo è la nostra pace» (cfr. Ef 2,14-22), perché ha riconciliato il mondo a Dio dando la vita a tutti quanti. E’ Gesù risorto che prende l’iniziativa di presentarsi ai suoi discepoli, perché è così che Dio si propone all’uomo con i suoi doni.

Gesù compie poi tre gesti, dopo ogni annuncio di pace.

Il primo: è passato attraverso la morte e questa è stata vinta. Gesù mostra i segni della passione. I discepoli reagiscono con la gioia al vedere che Gesù è vivo in mezzo a loro.

Il secondo: dona lo Spirito e il potere di perdonare i peccati, potere che fino ad allora era riservato a Dio, e che Gesù ha praticato con abbondanza nella sua vita. Dalla resurrezione di Gesù la forza di questo amore, che rigenera le relazioni interpersonali e sociali, è affidata alle mani di coloro che credono in Gesù risorto.

Si apre una parentesi nel racconto. Tommaso non era presente, egli non ha visto il Risorto e vuole partecipare di questa esperienza, anzi vuole addirittura toccarlo per essere sicuro di ciò che vuole vedere. Non si dice dove fosse Tommaso e come mai non fosse con gli altri e perché Gesù non si è mostrato quando ci fossero tutti i discepoli. Domande di curiosità umana che non sono necessarie per la fede, come dirà Giovanni al termine del racconto (vv. 30-31).

E’ Gesù che si ripresenta ancora il giorno di domenica, come aveva fatto la prima volta, giorno della comunità radunata nel suo nome di Signore risorto. Egli continua ad offrire la pace, e compie il terzo gesto, questa volta rivolto a Tommaso: lo invita ad avere fede in lui. Tommaso vede Gesù – in questo viene associato all’esperienza degli altri discepoli esaudendo il suo desiderio – e professa la sua fede. Tuttavia Tommaso non tocca Gesù, pur essendo stato invitato a farlo.

Noi ci fidiamo della testimonianza dei discepoli, testimonianza di parola e di vita contemporaneamente: di parola, perché ci viene annunciato che il Signore è risorto; di vita, perché nelle vite convertite all’amore fraterno dei suoi discepoli vediamo all’opera lo Spirito del Signore risorto.

Siamo detti beati/felici perché, credendo alla testimonianza dei discepoli, partecipiamo alla comunione di Gesù con gli uomini e alla vita che egli dona con abbondanza (Gv 10,10).

 

12 aprile 2015 – II Domenica di Pasqua – Anno B

Giovanni 20,19-31

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

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Cristo nostra pace
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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