Dalla Ttf risorse per politiche buone

Dalla tassa sulle speculazioni finanziarie l’Italia potrebbe avere fra i 3 e i 6 miliardi annui. Risorse utili per combattere la povertà e istituire, come da molto tempo le Acli richiedono, il Reis: il reddito di inclusione sociale che nel nostro Paese ancora manca.

Nel nostro Paese, di fronte alle emergenze prodotte o acuite dalla crisi, spesso si sente ripetere che non è possibile mettere in campo interventi, a motivo del fatto che non si sa dove reperire le risorse per poter sostenere tali iniziative.

In realtà esistono misure e meccanismi che, se adottati, non solo consentirebbero di contrastare le spinte che hanno concorso a far esplodere la crisi, ma libererebbero anche risorse per il benessere collettivo, orientando in modo chiaro e deciso l’intera economia del Paese.

È il caso della Ttf europea, la proposta di tassa contro la speculazione finanziaria, il cui gettito sarebbe a disposizione per realizzare politiche “buone” di contrasto alla vulnerabilità e alla disuguaglianza crescente all’interno dei singoli Paesi e a livello internazionale.

Ecco perché la Tassa europea sulle transazioni tinanziarie (Ttf) è sostenuta da tante organizzazioni della società civile e da molti studiosi ed economisti, ultimo in ordine di tempo The german institute for economic research (Diw Berlin), uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica tedeschi, che in un recente studio approfondisce i profili di gettito fiscale derivanti dalla Ttf europea.

Da tale documento emerge che le risorse generate dalla tassa in Italia raggiungerebbero tra i 3 e i 6 miliardi di euro su base annua. Risorse vitali che l’Italia potrebbe, per l’appunto, impiegare sul versante della lotta alla povertà a livello nazionale ed internazionale.

A esempio, in Italia metà delle risorse annue generabili dalla Ttf potrebbero contribuire alla creazione di un Reddito di inclusione sociale per far fronte ai bisogni delle famiglie che versano in stato di povertà assoluta.

Le stime sul gettito della Ttf sono strettamente legate all’architettura che gli 11 Paesi Ue aderenti alla cooperazione rafforzata andranno ad adottare, ovvero all’ampiezza della base imponibile, all’applicazione dei principi di tassazione, alle esenzioni che verranno concesse.
Aspetti tecnici da mesi al centro del dibattito tra gli 11 Paesi coinvolti nel negoziato europeo. Tra lunghe impasse di natura politica e forti intromissioni delle lobby della finanza. Solo se la tassa sarà varata senza variazioni rispetto all’impianto proposto sarà possibile reperire le risorse utili a contrastare le derive economiche e sociali che ci troviamo di fronte.

Le potenzialità della tassa sembrano essere, comunque, comprese da una platea sempre più ampia. È quanto mostra anche il recente interesse dei media per la Ttf: negli ultimi giorni, infatti, le istanze della campagna 005, che sostiene l’adozione di una tassa di alto profilo, sono state riprese – anche grazie alla sponda offerta dallo studio dell’Istituto tedesco – da Repubblica.it e nella trasmissione condotta da Lilli Gruber sul La7, Otto e Mezzo, in particolare nel punto curato da Paolo Pagliaro.

Speriamo che l’interesse suscitato rappresenti il viatico per una felice prosecuzione e conclusione dei negoziati.

Dalla Ttf risorse per politiche buone
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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