Decreto sanità: una buona riforma nella direzione giusta

Le Acli esprimono apprezzamento per l’approvazione ieri in Consiglio dei ministri del progetto complessivo di riforma della sanità presentato dal Ministro Renato Balduzzi, «pur consapevoli delle difficoltà incontrate nel percorso di definizione del decreto».
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani condividono in particolare il progetto di potenziamento e riorganizzazione della medicina sul territorio. Per il presidente nazionale Andrea Olivero, «garantire ai cittadini un presidio operativo di assistenza medica al di fuori delle strutture ospedaliere, aperto 24 ore sette giorni su sette, è un obiettivo fondamentale per il miglioramento della qualità dei servizi, la razionalizzazione del sistema socio-sanitario e il rafforzamento del rapporto tra medico e paziente». «Si disegna in questo modo – spiega Olivero – un modello di assistenza sociale e sanitaria più adeguato ai reali bisogni della popolazione e meno soggetto a sprechi economici. La “de-ospedalizzazione” e l’integrazione sul territorio tra sanità e sociale è una delle strade maestre per migliorare l’efficienza del sistema di welfare italiano».
Le Acli apprezzano l’impegno del Governo nel contrasto alla ludopatia, «anche se molto si deve ancora fare in questa direzione». «Dopo anni di immobilismo – afferma Olivero – finalmente lo Stato inizia ad assumersi la responsabilità sulla prevenzione di comportamenti che non solo incidono sulla salute dei singoli ma anche sulla collettività, in termini di disagio economico e sociale». Bene l’inserimento della ludopatia nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), così come la decisione di porre vincoli alla pubblicità e alla diffusione del gioco d’azzardo. «Ma occorre dare più poteri ai sindaci per regolamentare le concessioni, i luoghi e gli orari di gioco».
Infine, sull’obbligo per le società sportive di dotarsi di defibrillatori automatici e altri dispositivi salvavita, è l’Unione sportiva delle Acli ad esprimere un giudizio positivo, sottolineando però la «necessità di trovare le risorse adeguate per realizzare corsi formativi sull’uso e la manutenzione degli strumenti». Anche l’obbligo di “idonea certificazione medica” per chi pratica sport indica «la netta volontà di compiere passi avanti sul piano della prevenzione e della certificazione della salute degli sportivi, ma deve essere accompagnato dalla stessa determinazione a trovare strumenti e risorse perché le spese non ricadano sulle famiglie e sulle società sportive che si reggono sul lavoro dei volontari». «La pratica sportiva – ribadisce l’Unione sportiva Acli – non è un bene di consumo che può essere considerato marginale nella vita delle persone, ma lo strumento più efficace di prevenzione della salute e di inclusione sociale, ad ogni età della vita».

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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR