Dedichiamo il Primo Maggio ai lavoratori della fabbrica crollata in Bangladesh

Il presidente delle Acli Bottalico su Festa del Lavoro: dedichiamo il Primo Maggio alla tragedia di Dacca per la tutela del lavoro su scala mondiale

“Il crollo della fabbrica tessile di Dacca in Bangladesh” – afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – nella quale sono morti 379 operai, perlopiù giovani donne, è divenuto il simbolo dell’altra faccia della medaglia dei problemi del lavoro oggi in Italia: qui precarizzazione, disoccupazione dilagante per la perdita di posti di lavoro a causa delle delocalizzazioni; nei Paesi emergenti gravissime violazioni dei più elementari diritti dei lavoratori.
Per questo le Acli si uniscono a quanti nella società civile, nel mondo sindacale, prima fra tutti la Campagna Abiti Puliti, sulle reti sociali chiedono che questo primo maggio venga dedicato alla solidarietà alle vittime della tragedia del crollo della fabbrica tessile in Bangladesh.
Appare più che mai attuale ed urgente” – prosegue Bottalico – “costruire quella “coalizione mondiale per il lavoro decente” lanciata dalla Chiesa in occasione del Giubileo dei lavoratori del Duemila, e ribadita ieri dall’appello lanciato da papa Francesco affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore, che riguarda l’estensione dei diritti dei lavoratori nei Paesi emergenti, anche come misura per difendere il modello sociale europeo e rallentare l’impoverimento dei lavoratori europei.
Ecco perché credo – conclude il presidente delle Acli – non si possa celebrare il Primo Maggio quest’anno senza assumere il crollo della fabbrica di Dacca come il simbolo di un riscatto possibile e non più rinviabile dei lavoratori su scala globale, senza nessuna venatura ideologica, ma con pragmatismo ed in modo propositivo.
Auspico pertanto che, a partire dalle Acli, il prossimo Primo Maggio si osservi un minuto di silenzio per le vittime della fabbrica crollata in Bangladesh e che costituisca l’occasione per la società civile, a cominciare dai sindacati, per chiedere l’istituzione a livello comunitario di una certificazione sociale dei prodotti importati, che precluda l’ingresso nell’Unione Europea a quelle merci prodotte nell’inosservanza della sicurezza dei luoghi di lavoro, con salari troppo bassi ed orari di lavoro disumani, senza tutele per malattia, maternità infortuni.
Chiediamo anche al nuovo governo, ed in particolare ai ministri BoninoZanonato, di rivedere e di migliorare gli accordi bilaterali di collaborazione tra Italia e Bangladesh in un senso più favorevole ai lavoratori dei due Paesi”.

Dedichiamo il Primo Maggio ai lavoratori della fabbrica crollata in Bangladesh
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR