Dino Penazzato (1954-1960)

Dino Penazzato nasce il 5 novembre del 1913 a Vicenza e muore a Roma il 15 giugno del 1962.

E’ stato presidente nazionale delle Acli dal 4 aprile 1954 al 1° aprile 1960. Nel ’53 creò, insieme a Forze Nuove, la corrente di “Rinnovamento”.

Nel ’59, su richiesta del cardinal Siri, le Acli dichiararono il principio dell’incompatibilità fra incarichi politici, seppur con possibilità di deroga. E la prima deroga fu proprio la sua.

L’opera di Penazzato va necessariamente ri­por­tata al suo tempo, le cui coordinate erano quelle dell’unità partitica dei cattolici e dell’anticomunismo. Ma non accettò mai una collocazione rassegnata e passiva.

Negli anni tra il 1955 e il 1958, in concomitanza con il dibattito sul “centro sinistra”, le Acli di Penazzato, e lui in pri­ma persona, subirono at­tacchi violentissi­mi dalla Confindustria, dal­­­la stampa borghese (aspra fu la polemica con Panfilo Gentile), da “Il Quotidiano”, organo dell’Azione cattolica di Luigi Gedda.

Dino Penazzato figurava (fine 1958) alla guida della corrente democristiana del “Rinno­vamento”.

Si impegnò alla Camera, nelle Commissioni parlamentari, quale Sottosegretario, come cristiano operante nel sociale, come aclista che vedeva anche nel partito politico della De­mocrazia cristiana un campo particolarmente im­por­tante e decisivo per operare a favore delle classi lavoratrici.

Ugo Piazzi, successore di Penazzato alla guida delle Acli, di lui ha scritto: «Penazzato è il grande presidente che crea un metodo efficace di presenza dell’Associazione sul terreno politico, che la sottrae al pericolo di diventare massa di manovra subalterna ad indirizzi altrui, che la trasforma in un gruppo di pressione politica capace di sostenere, con idee e uomini propri, una linea di difesa degli interessi dei lavoratori. E che riesce a conservare la compatta unità del movimento, malgrado le spinte centrifughe provocate da velleitarie suggestioni dei sostenitori di un “ruolo vulcanico” delle Acli che, dopo la sua scomparsa, avrebbe dato amari frutti di scissione».

Il nome di Dino Penazzato è rimasto per sempre legato al discorso delle “tre fedeltà” che sintetizzano ancora oggi l’architrave politico-spirituale delle Acli. Ecco i passaggi centrali di questo discorso che fu pronunciato il 1° maggio del 1955, una giornata radiosa per le Acli, in cui Pio XII trasformò la festa del lavoro, fino ad allora tradizionalmente “socialista”, in una festa anche cristiana.

«Una triplice fedeltà guida e illumina il nostro impegno di oggi e di sempre.

Fedeltà alla classe lavoratrice. È una fedeltà che ci è facile, che è naturale, che abbiano nel sangue, perché noi siamo lavoratori, perché viviamo e operiamo nelle fabbriche, negli uffici, nei campi; perché il nostro pane esce dalla nostra fatica; è la fedeltà a noi stessi, alle nostre origini, alle nostre famiglie. È la fedeltà alle lotte di ieri, ai sacrifici di coloro che ci hanno preceduto: a quei lavoratori, che forse meglio noi chiamiamo con i nomi di nostro padre e di nostra madre (…).

Fedeltà alla democrazia: alla democrazia del nostro Paese, e ancor meglio al nostro Paese, nelle sue tradizioni e nelle sue leggi, nella sua storia e nel suo divenire. (…) La democrazia nel nostro Paese è stata in pericolo e non ha cessato di esserlo: qui rinnoviamo il nostro impegno – che nasce dal nostro ideale e da una realistica valutazione dei veri interessi del nostro mondo del lavoro – di essere vigili e fermi contro ogni ingannevole lusinga, di essere forti nella libertà, per essere forti nella giustizia, come uomini, non come servi o strumenti (…).

Fedeltà alla Chiesa: una fedeltà dolce e forte che segna e accompagna tutta la nostra vita. È la fedeltà gioiosa che libera e promuove, che rende potente anche la pochezza e sicuro il cammino di là da ogni incertezza: la splendida fedeltà nella verità. (…)

In questa fedeltà – che non è fatica, ma gioia – noi proviamo ancora una volta alla classe lavoratrice che non esiste dissidio o frattura fra la Chiesa e il mondo del lavoro».

Su questo amato presidente delle Acli abbiamo a disposizione il bel libro di Domenico Rosati, La fabbrica della speranza. Dino Penazzato, le Acli, la politica, tra memoria e futuro, Editoriale Aesse, Roma 1995.

Dino Penazzato (1954-1960)
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