Disgusto e umanità

Marta Craven Nussbaum, docente di Ethic and Law presso l’Università di Chicago persegue da anni l’analisi della natura umana come presupposto su cui fondare progetti di società che permettano a ciascuno di godere di uguale dignità e libertà. Nel libro uscito in traduzione italiana nel maggio scorso Disgusto e umanità. L’orientamento sessuale di fronte alla legge (ed. Il Saggiatore), la filosofa americana si cimenta nella analisi delle motivazioni che solitamente stanno alla base della produzione legislativa sull’omosessualità. Siccome le sue riflessioni abbracciano anche le regolazione della differenza razziale, con osservazioni sicuramente stimolanti anche per la nostra realtà sociale e politica italiana, ci pare utile darne qui breve resoconto.

Nella sua ricerca la Nussbaum ha sempre tenuto in considerazione l’aspetto emotivo del comportamento umano e la sua importanza nel contribuire alle scelte pratiche, nel privato come nella vita pubblica, nel bene come nel male. Le emozione da un lato ci aiutano a tenere in maggior considerazione le vera natura umana e ci inducono a decisioni coerenti con essa, ma dall’altro possono nutrire stigmatizzazioni e pregiudizi che irrazionalmente si scaricano su alcune minoranze sociali. In questo studio la Nussbaum – come spiegano V. Lingiardi e N. Vassallo nel saggio introduttivo – sceglie di occuparsi del “disgusto” perché ritiene che “la politica del disgusto ha condizionato spesso la vita delle donne, dei neri, degli ebrei, dei non occidentali dei fuori casta in India e di molti altri: una politica che mina alla base il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e che va perciò sistematicamente smascherata”. Molti passi in avanti sono stati fatti, e – come osserva l’autrice – “il razzismo, il disgusto per i gay e le lesbiche è ora relativamente inaccettabile da un punto di vista sociale, almeno in molti contesti. Ma questo non significa che abbia smesso di influenzare il modo di pensare degli individui” e – aggiungeremmo noi – anche di molti responsabili della cosa pubblica. La strategia della Nussbaum si avvale delle ricerche dello psicologo Paul Rozin e di altri che hanno dimostrato l’esistenza di una importante componente cognitiva del disgusto: “Ciò che le persone trovano disgustoso dipende fondamentalmente dall’idea che hanno dell’oggetto”. Il disgusto non è semplicemente un’avversione dei sensi, ma si fonda molto sull’idea di contaminazione: “la persona disgustata si sente infettata dall’oggetto, pensando che sia in qualche modo penetrato nel suo sé”. Il disgusto inizialmente riguarda oggetti primari che hanno a che fare con la dimensione corporea dell’esistenza ma, nella sua forma più evoluta, si parla anche di “disgusto proiettivo”, nel senso che questa emozione transita da un oggetto all’altro in modi che sfuggono al controllo della ragione e sono determinati socialmente. “Il disgusto proiettivo – spiega al Nussbaum – è determinato dalle norme sociali, perché le società insegnano ai propri membri a identificare gli ipotetici fattori contaminanti annidati al loro interno. Tutte le società, sembra, definiscono alcuni esseri umani come disgustosi. Molto probabilmente si tratta di uno stratagemma per proteggere in modo più sicuro il gruppo dominante  dalla paura della sua stessa animalità”. “Il disgusto proiettivo raramente ha un legame attendibile con il pericolo vero e proprio, si nutre di fantasia e produce subordinazione. Benché risponda a un profondo bisogno umano – quello di percepire se stessi come puri e gli altri come impuri – si tratta di un bisogno il cui rapporto con l’equità sociale appare (ed è) altamente discutibile”.Quale antidoto alle politiche sociali ispirate al disgusto? Innanzitutto, la Nussbaum invita a vigilare sulle “classificazioni sospette” cioè su quella prassi di disegnare categorie di persone sulla base di criteri distintivi poco chiari e che possono prestarsi a discriminazioni. Queste classificazioni vanno sottoposte ad un attento vaglio. Così per esempio “le classificazioni legali relative alla razza possono essere giustificate solo se lo Stato può dimostrare che il riferimento alla razza è necessario per il conseguimento di un interesse di Stato fondamentale”. Inoltre, è necessario attivare l’immaginazione al fine di rappresentarsi le difficoltà che gruppi così arbitrariamente classificati incontrano nel percorso di affermazione della propria dignità e nella conquista delle pari opportunità. Per potersi accorgere della disuguaglianza bisogna vedere l’altro come persona, come un uguale cittadino che cerca di realizzare all’interno della società una varietà di obbiettivi simili ai nostri. Ciò coincide con quella che la Nussbaum chiama “politica dell’umanità”. Essa non consiste nell’approvazione delle scelte altrui ma  nel “vedere gli altri come esseri umani che hanno un’eguale dignità ed un uguale diritto  di perseguire un’ampia gamma di scopi umani”.

Disgusto e umanità
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR