Domenica di Pentecoste – Domenica 20 Maggio 2018 – Anno B

Parola del giorno: At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15, 26-27; 16, 12-15

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 

Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

 

COMMENTO AL VANGELO: ‘’ lo spirito sempre brucerà in noi per dare luce e calore’’

a cura di don Cristiano Re, accompagnatore spirituale ACLI Bergamo

 

Stiamo vivendo l’ultimo tratto del tempo di Pasqua, ed è un tempo pieno di feste e di solennità; ogni domenica ne abbiamo una diversa da celebrare.

Domenica scorsa abbiamo accolto ancora una volta l’Ascensione del Signore, il ritorno di Gesù a casa dal Padre, con un potentissimo compito affidato ai suoi compagni di vita: annunciare il Vangelo fino ai confini della Terra.

E Gesù ci ha anche detto quali sono i grandi miracoli di vita che accompagnano coloro che credono in Lui: scacciare il male dal cuore rendendo l’anima libera da ogni cattiveria; parlare lingue nuove, cioè saper dialogare con tutti, costruire comunione e comunità con le persone che incontriamo; guarire i malati, dalle grandi malattie della vita, da quelle del cuore: dalla solitudine, dalla tristezza, dalla sfiducia, dalla paura…

Ce la faremo? Come si fa? Mah…

Ed ecco il dono della Pentecoste. Ritorno volentieri e mi da pace pensare che non bisogna essere subito e sempre capaci e perfetti perché Dio creda in noi e ci affidi il compito di essere pezzi viventi del Regno che cresce.

Gesù ha sempre attenzione per la misura fragile del cuore di noi uomini. Del nostro cuore che fa fatica ad ospitare parole grosse, che fa fatica a contenere e a capire; del nostro cuore piccino che non riesce a pensare possibile e fattibile che si possa amare anche chi poi tradisce, abbandona, se ne va con altri progetti per la testa.

Il nostro cuore e il nostro desiderio di vita piena di gioia e felicità, fatica a pensare che questo possa accadere anche attraverso l’inevitabile passaggio della croce, la debolezza;

che il dono grande sappia tener dentro anche le lacrime e il sacrificio-dono della vita.

Il perdere davvero per trovare davvero. Gesù sapeva e sa che facciamo fatica a resistere, che basta un soffio per “buttarci giù”, basta una di quelle tegole che la vita ti fa cadere in testa prima o poi per disperderci e farci chiudere per proteggere il nostro orticello come se la vita si dovesse giocare tutta nei nostri piccoli confini.

Dio non dimentica e sa voler bene anche alle nostre incapacità di portare il peso che la vita, a volte  ci consegna . “Per ora non siete capaci”.

Dio sa come siamo fatti anche nelle nostre zone oscure e nelle nostre fragilità e ci vuole bene così, e crede in noi tenendo presente anche questo.

Che grande insegnamento! Quanto avrei da imparare da questo voler bene di Dio così.

Mi piacerebbe davvero saper voler bene sino in fondo così.

Voler bene e di più ancora amare, sentendo che non ci sono condizioni preconfezionate o ispirate da non so chi, che ti rendono giusto, ma che alle cose vere, alle relazioni profonde, all’amore stesso, si accede solo gradualmente, crescendo con pazienza, stando dentro all’attesa che dipende dal domani senza che essa ci faccia sprecare l’oggi; si accede credendo anche senza capirci sempre, continuando a tenere chiaro l’orizzonte con la pazienza di trovare le strade e i tempi giusti; a volte sbagliando e stando male e soprattutto non perdendo nulla del tanto bene che ci è offerto dalla vita; da Dio nella vita.

Bisogna proprio mettere in conto, che al cuore della vita, delle relazioni, della fede si arriva solo gradualmente e restando sempre in cammino.

Come i discepoli del Vangelo, chissà quante volte anche noi avremo fatto grandi proclami, usato parole forti dal sapore assoluto, compiuto gesti potenti; ma poi reggere il confronto con gli eventi più impegnativi o drammatici, appartenere davvero, vivere sino in fondo, dare la vita, tutta la vita è un’altra cosa. Da soli non ce la si fa. Ed ecco il dono della Pentecoste. Un dono dall’alto, una forza senza la quale “nulla è nell’uomo”, lo stesso Spirito di Dio, la sua essenza. E’ lo Spirito che ci permette di credere che anche le crepe che ci sono nelle nostre vite siano quei varchi attraverso i quali penetra la luce stessa di Dio nella nostra esistenza.

Quante cose non comprendiamo!

Di quante ci sfugge la plausibilità e la ragionevolezza!

Quante non riusciamo ad interpretare, in quante fatichiamo a “starci dentro” quando pare che gli eventi abbiano la meglio su di noi!

Quante volte ci ritroviamo “sbarellati” davanti all’imprevisto, l’ineludibile, anche se avevamo provato a mettere le mani avanti, avevamo provato ad immaginare come poteva andare e cosa sarebbe potuto succedere. E quello che stupisce, a rileggere il Vangelo, è proprio il fatto che a Gesù sembra non faccia problema questo dover riconoscere una nostra strutturale impotenza.

Il dono dello Spirito.

Rileggo il vangelo e mi pare di capire un pochino di più di cosa si parla.

Lo Spirito di cui Gesù ci fa dono è ciò che permette a Pietro di rileggere il suo rinnegamento non più come un aver abbandonato il Maestro al suo destino di morte, ma come l’evento grazie al quale egli ha toccato con mano fino a che punto è stato amato.

Lo Spirito di cui Gesù ci fa dono è ciò che permetterà a Tommaso di leggere le piaghe non più come segno di morte ma come la porta di accesso alla misericordia di Dio.

Lo Spirito farà sì che la cronaca dei fatti registrata dai due di Emmaus venga illuminata di nuova luce, quella che a loro manca, convinti come sono che per dare gloria a Dio, le cose avrebbero dovuto prendere un’altra piega.

È lo Spirito che fa riconoscere il fuoco della passione di Dio per l’uomo nel Crocifisso.

Lo Spirito è colui che continuamente e con pazienza ridice al nostro cuore che vale la pena dare la vita come ha fatto Gesù.

Penso alle tante nostre situazioni di smentite e sconfitte, quelle che per noi non riescono a trovare un senso. Forse è per la nostra incapacità di tenerci dentro lo Spirito di Dio che le attraversiamo senza speranza. Quello che fa la differenza nelle pieghe della storia è la consapevolezza che se lo permettiamo, lo spirito sempre brucerà in noi per dare luce e calore.

 

 

Domenica di Pentecoste – Domenica 20 Maggio 2018 – Anno B
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