Domenica dopo Pentecoste, Santissima Trinità

Domenica 27 Maggio 2018 – Anno B

LETTURE DEL GIORNO: Dt 4,32-34.39-40; Sal 32; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io so¬no con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

COMMENTO AL VANGELO: ‘‘Quale Dio è stato così vicino?’’

a cura di don Cristiano Re, accompagnatore spirituale ACLI Bergamo

Devo ammettere che faccio sempre fatica e mi pare estremamente presuntuoso, provare a racchiudere il nostro grande Dio dentro a definizioni o formule…
Sento la povertà della mia fede quando, tentando di ricercare continuamente, appassionatamente e ostinatamente il darsi di Dio nella vita dell’uomo e la vita dell’uomo nel darsi di Dio, poi mi trovo davanti ad una festa come questa della Trinità

Stando stupidamente in superficie mi viene da dire che forse davvero ormai ci avanzano queste immagini d’altri tempi nella loro dogmaticita’.

Poi mi fermo a guardare ed ascoltare meglio e mi accorgo di quanta bellezza e forza ci sia in questa immagine così vera di Dio.

Dio è relazione, comunione, vicinanza, alleanza…
Splendida e quantomai preziosa questo suo volto che ci è riconsegnato anche oggi.
La relazione, la comunione, la vicinanza, il sentirsi alleati e compagni di strada e di vita, è la grande profezia di cui abbiamo bisogno per continuare a restare umani.

Ce ne accorgiamo tutti e sentiamo sulla pelle la fatica di vivere la nostra storia come un cammino buono che può essere tale solo se l’altro cammina con me, se l’altro è davvero mio fratello e compagno.
Sempre di più mi accorgo di quante persone pensano più a proteggersi e a difendersi che a sentire la ricchezza dello stare insieme.

E invece Dio da sempre si mostra come relazione e comunione; si mostra nel suo volerci bene attraverso gesti di vicinanza, di pezzi di strada percorsi insieme anche quando i tracciati della vita non sono proprio lineari; il Dio delle case degli uomini da abitare, delle tavole attorno alle quali si spezza il pane della gioia e della fatica, lacrime asciugate, abbracci del cuore, dono e perdono.

‘‘Quale Dio è stato così vicino? Interroga pure i tempi antichi’’ ci dice il Deuteronomio.

Ci fa comodo pensare ad un Dio lontano, troppo lontano per avere a che fare con noi, per provocarci, per farci cambiare il nostro modo di stare ed essere in meglio.

È paradossalmente più facile rivolgersi a divinità lontane dove le distanze si possono colmare solo con appositi riti, sacrifici, gesti. Qui invece la distanza è colmata non da un rito ma da Dio stesso. Dio che sceglie di essere parte di un popolo e che parla come un uomo con un altro uomo fino a diventare uno di noi. Dio che restituisce fiducia persino a chi non riesce a ricambiare, a chi pare allontanare piuttosto che farsi prossimo. Dio che conferma continuamente di essere con noi tutti i giorni. Dio che sta con noi dovunque andiamo, anche nei giorni e nei luoghi della lontananza, anche nei giorni della “non fede”. Dio che continuamente prende l’iniziativa e fa il primo passo, nella sorpresa delle bellezze di ogni giorno e nella forza di quelle energie che non pensavamo di avere e che poi al momento giusto arrivano. Un Dio alleato che sa bene che la partita della vita si gioca assieme e o si vince tutti o non vince nessuno… Forse davvero neppure lui. Dio che si nutre di relazione sempre e per sempre: “io sono con voi fino alla fine del mondo”. E noi lo sappiamo bene perché ce ne parla il cuore e la pelle che a salvarci non è qualcuno che è per noi ma con noi.

Così Dio che è Padre, Figlio e Spirito ci racconta del nostro essere uomini che si salvano dentro a tenerezze da condividere, al rispetto fatto dell’ accogliere ed avvolgere senza mai la pretesa di possedere, al sentire che per trovare e ritrovare continuamente noi stessi abbiamo bisogno che l’altro ci dica sempre chi siamo e sia specchio della nostra bellezza rendendoci belli e compagno fedele che si prende cura delle nostre piccolezze per farci essere persone migliori con il suo bene più grande.

Dio che è Padre, Figlio e Spirito ci dice che alcune relazioni sono così potenti che non si sciolgono mai, anche se sembra che vadano via; ti restano impresse dentro, ti lasciano un segno indelebile che rimarrà scritto nel nostro cuore e sulla nostra pelle.

Ecco, quando Gesù lascia i suoi, li rende prolungamento della grande rivelazione del suo essere Dio così, Dio della relazione sempre e per sempre. Andate da tutti… Raccontate ad ogni uomo e donna che ciò che salva è provare ad amare con tutto quello che si può e si ha chi la vita ti ha messo di fronte. Battezzate, immergete attraverso il vostro esserci, dentro all’incontro che salva nel suo non venire mai meno e lasciate che gli altri siano salvezza per voi…

Ecco il nostro grande compito; ecco cosa anche oggi Dio ci chiede di essere per non sprecare neppure un istante della vita.

Domenica dopo Pentecoste, Santissima Trinità
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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