Don Luisito Bianchi, uomo e prete vissuto in gratuità

E’ già un mese, il 5 gennaio, che don Luisito Bianchi ci ha lasciati.Non sono capace di farne memoria in modo teologicamente o letterariamente dotto, distaccato, parlando di lui in modo celebrativo.  Dubito anche che ne sarebbe contento.Che sia lui, dunque, ancora, a parlare, a dirci del suo amore per il Cristo fatto uomo, tutti gli uomini, senza distinzione,  fatto carne.

Sfilacciature di fabbrica  – Preghiere all’ossido di titanio 1969-1970
24 maggio 1969«La fabbrica mi fa sentire vecchio. Soprattutto quando il mal di stomaco dura parecchie ore e la lavorazione continua senza soste. Provo che cosa significhi andare da un medico della mutua, soprattutto se è anche il medico della fabbrica, come nel mio caso.Condizione operaia, condizione di scapolo che deve provvedere alla cucina e alle compere, condizione di ultraquarantenne, condizione di prete che crede ostinatamente alla possibilità della contestazione evangelica; e si trova a mani vuote, senza nulla che gli possa dire: domani sarà così, farai così.E’ la condizione ideale per sentire che Dio è Tutt’Altro e non si fa afferrare da niente, che le sue vie non sono le vie dell’uomo e che è necessario spogliarsi di tutto fuorché della speranza che Dio ami senza pentimento e totalmente ogni sua creatura. Se salta la speranza salta anche Dio, il tutt’altro, al massimo rimane il dio costruito dalle mani dell’uomo come se ne incontra a ogni angolo di chiesa e di episcopio.Avrei molto da scrivere sulla mia vita di questi giorni in fabbrica; ma sono già le 20 e debbo prepararmi la cena perché faccio il turno di note. Notte di vigilia. Domani Pentecoste. Dov’è lo Spirito glorioso di Cristo? Che gliene può importare di tutte le strutture e di tutte le leggi che abbiamo imposto nel suo nome? Non è la libertà? Non è l’Amore?». La citazione è presa da una pagina del suo Diario che scriveva, preferibilmente di notte, durante i turni nel “grande reparto” della Montedison di Spinetta Marengo dal quale invocava: «Maranatha, vieni o Signore!».
L’incontroIl mio incontro con lui, febbraio 1967, avvenne nella sala, adibita a biblioteca, della sede delle Acli in via Monte della Farina. Il grande tavolo era il mio posto di lavoro, dove  – appena uscita dal liceo – avevo iniziato a curare la segreteria di redazione di Quaderni di Azione Sociale.Su quel tavolo  venivano poggiati i quotidiani  a disposizione di chi aveva bisogno di documentarsi sui fatti del giorno. E, puntualmente, il lunedì mattina,  arrivava un prete a sfogliare l’Unità (!) perché – spiegava a chi, incuriosito, sembrava chiedergliene conto – era l’unico giornale che pubblicava i risultati della partite di ultima serie, quella nella quale giocava il “suo” Vescovato. Era una buona scusa per parlare con gli altri frequentatori abituali  e “abitanti” dell’ufficio studi, ospitati per mancanza di spazi in biblioteca: Franco Passuello, incaricato di una ricerca sulla sicurezza sociale e Gianvito Iannuzzi, incaricato delle ricerche emerografiche.Era da pochi mesi stato celebrato il X Congresso Nazionale (3/6 novembre 1966). Geo Brenna aveva assunto, in Presidenza Nazionale, la responsabilità dell’Ufficio Studi e Formazione. Agli Studi era Capo Ufficio Antonio Picchi, alla Formazione Giorgio Pazzini.  E don Luisito ne era l’Assistente spirituale, Vice Assistente Nazionale.
Ora SestaDopo poche settimane, un mercoledì,  fui invitata da Silvino Grussu – anche lui componente dell’Ufficio Formazione – ad andare a pranzo in un appartamento poco distante, a via dei Cappellari, 46. Era la casa, poverissima, di don Luisito in un centro storico di Roma ben lontano dalle ristrutturazioni modaiole e miliardarie e molto vicino ai quartieri spagnoli di Napoli.Tutti i giorni un piccolo gruppo di “fuori sede” si cucinava lì un primo piatto e poco più, ma il mercoledì  era il giorno  degli “inviti” aperti . Era, soprattutto, il giorno in cui, a mezzogiorno prima del pranzo, don Luisito celebrava l’Eucarestia su quello stesso tavolo che poi si sarebbe apparecchiato per il pasto comune.  E durante e dopo il pranzo, scambio di riflessioni, di esperienze, di commenti, soprattutto, da parte dei più giovani, ascolto di chi passava di lì come commensale non abituale.In breve tempo, diventai anch’io una “fuori sede” e tutti i giorni, in genere con Silvino, si passava dal mercato di Campo de’ Fiori a comprare qualcosa, si cucinava a turno. Spesso lo stesso Luisito esercitava il suo “diritto alla critica” sul modo di fare il sugo per la pasta, soprattutto se a cucinare era Giovanna Brutti – futura Badessa del Monastero Benedettino di Viboldone – anche lei all’Ufficio Studi delle Acli per una ricerca sulla condizione femminile.
I dischiDopo pranzo, in attesa di tornare al lavoro in Sede nazionale, mentre a turno si sgombrava la tavola e si lavavano i piatti, don Luisito-Fra’ Galdino, si metteva al pianoforte, Giorgio alla chitarra e…nascevano i dischi di Ora Sesta. Basta ripercorrerne i titoli per comprendere il significato di questo “far musica”(In memoria di Andrea Bergonier prete operaio, Son forse io il custode di mio fratello?, Commercio internazionale, Governanti e governati, Popolo e potere, Però però…,Il discorso [Ricordo di M. Alicata], il Dialogo, Angelo Balzarini-minatore, Una mano, Mai più la guerra, Testimonianze di spiritualità operaia e contadina, I fanciulli del Vietnam, Senza siepi).
I libriE negli stessi mesi di quel 1967 nascevano due libri: “Salariati” e “Dialogo in Samaria” . Quest’ultimo che don Luisito  aveva firmato con lo pseudonimo  Aurelio M. Marchi, è stato, nei fatti, il “manifesto” fondativo di “Ora Sesta”, la ricerca continua di un incontro, al pozzo di Sichar, di vite che si sono intrecciate nella ricerca mai terminata di una sequela al Vangelo e di acqua buona. Un libro che ha scelto di dedicare “a tutte le donne, morte e vive, che ho incontrato sulla mia strada, in proporzione al segno di Carità che hanno lasciato nella mia anima”.
Prete operaio per gratuità di ministeroLuisito, per fedeltà ai poveri e in nome della gratuità del ministero – “Propter afflictionem humilium et gemitum pauperum – “Per e a causa della sofferenza degli umili e del grido dei poveri” è il versetto del Salmo XI che ha voluto stampato nell’immaginetta della sua Prima Messa – ha continuato questa ricerca lasciandosi alle spalle , all’inizio del 1968, il suo ruolo di Vice Assistente Nazionale delle Acli e scegliendo – senza nessuna teorizzazione ideologica e consapevole di voler continuare ad essere prima di tutto prete – di mantenersi con un lavoro salariato.
Fare memoria per vivere oggiIn questi ultimi mesi alcuni amici di Ora Sesta e di Luisito si erano proposti – d’accordo con lui – di ristampare proprio “Dialogo in Samaria”. Stava lavorando ad una nuova introduzione ma quando alla fine si era deciso non ha fatto in tempo…”Dialogo in Samaria” verrà comunque ristampato. Glielo dobbiamo. E uscirà, proprio in questo tempo di idoli e di individualismo perché il dialogo – parola che qualcuno vorrebbe fuori moda o dedicata solo all’estetica formale – si riproponga come “voglia irresistibile di sostituirsi all’Altro”, identificato “esclusivamente con la povera gente”.Grazie, don Luisito! A chi ha avuto il dono di conoscerlo e frequentarlo  ed è ancora nelle Acli o vicino ad esse, il compito non solo di fare memoria, ma di indicarlo come testimone – sicuramente scomodo – ma fedele al Vangelo e alla cattedra dei piccoli e dei poveri.Mi piacerebbe molto che, a queste mie poche righe, altre se ne aggiungessero, ben più autorevoli, da parte di altri amici delle Acli o di qualcuno di quegli ospiti dei “mercoledì di Ora Sesta” che vogliono ricordare in modo semplice e grato Luisito, don Luisito Bianchi. 

Don Luisito Bianchi, uomo e prete vissuto in gratuità
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