Donne e giovani tra impoverimento e mobilità sociale

Il 3 luglio scorso, nella sede nazionale delle Acli a Roma, si è svolto il convegno dal titolo “Povertà e impoverimento. Dall’inclusione alla mobilità sociale. Il punto di vista dei giovani e delle donne”.L’incontro era organizzato da diversi segmenti del sistema aclista (Coordinamento Donne, Giovani delle Acli, Dipartimento Welfare e Dipartimento Lavoro) allo scopo di riflettere, dal punto di vista dei giovani e delle donne, sui nessi oggi esistenti tra lavoro e povertà e tra lavoro ed inclusione sociale, considerando che quest’ultima implica l’emancipazione dal bisogno ma anche l’opportunità di conoscere, di vivere esperienze di senso e relazioni significative.La questione meritava di essere messa a tema poiché l’Italia risulta essere un Paese emblematico di come i percorsi lavorativi e di mobilità sociale non sono garantiti, soprattutto a soggetti come le donne e i giovani, che incontrano particolari ostacoli.

Oltre gli interventi dei responsabili dei vari comparti coinvolti, che hanno tracciato le linee entro le quali si colloca la riflessione congiunta, e il significativo indirizzo del presidente nazionale Andrea Olivero, che ha anche evidenziato le proposte e le iniziative delle Acli riguardo la povertà, il convegno ha registrato la presenza, in veste di relatori, di autorevoli figure: il prof. Mauro Ceruti, senatore e docente presso l’Università di Bergamo, il prof. Alessandro Rosina, dell’Università Cattolica di Milano e la prof.ssa Elisabetta Ruspini, dell’Università di Milano Bicocca.  Il Prof. Ceruti ha evidenziato come oggi ci si trovi ad un passaggio d’epoca, immersi in una crisi che è innanzitutto antropologica, cioè che investe la nostra prospettiva umana nonché i modi di essere e di voler stare insieme. In questo clima l’obiettivo dovrebbe essere quello di costruire una cultura, considerata un valore perché tessuto connettivo di una comunità. Una cultura indica sempre un orizzonte condiviso: da qui occorrerebbe ripartire per rifondare anche i nostri sistemi di tutela e protezione sociale. Bisogna cambiare i paradigmi di fondo, anche nel caso del welfare, per fondarlo su nuovi principi ispiratori, il che però richiede tempo e una prospettiva lunga che l’attuale politica non adotta. Il welfare di domani dovrebbe essere – secondo il Prof. Ceruti – motore di sviluppo, di strategia di crescita.Il Prof. Rosina ha messo a fuoco la contraddizione italiana tra l’essere ad un passaggio d’epoca ed il restare fermi, il non essere dinamici, che è quanto avviene negando spazio alle risorse che potrebbero innescare il cambiamento: i giovani, i quali, peraltro, scontano le storture di un sistema che li teneva ai margini già prima dell’attuale crisi e che ora si è fatto per loro ancora più duro. Il Paese è bloccato e anche la maggiore istruzione delle giovani generazioni non ha incidenza sul miglioramento delle loro condizioni. I giovani ne risultano penalizzati: perdono fiducia in sé e nel contesto, spesso vanno a trovare collocazione all’estero, in genere dipendono fortemente dalla famiglia (e dalle possibilità di quest’ultima) per la propria promozione sociale. Concludendo il Prof. Rosina ha sottolineato che così l’Italia spreca risorse e si assicura una fase di declino: il modo antiquato con cui si guardano le cose induce a fare economie sulle categorie dei giovani e delle donne, ma nega un futuro al Paese.La Prof.ssa Ruspini, invitando la platea a non scoraggiarsi di fronte alla situazione bloccata e discriminatoria dell’Italia, ha messo in evidenza come la povertà non sia un fenomeno statico, bensì una condizione sulla quale incidono in modo differente gli eventi, a seconda del momento in cui si verificano. Il loro impatto può trovare l’individuo più o meno corazzato in relazione alla posizione occupata nei percorsi paralleli (lavorativo, familiare, formativo, ecc.) della propria esistenza.Inoltre la relatrice ha rilevato che l’Italia si basa su un modello di dipendenze: tra uomini e donne, tra giovani ed anziani. Tuttavia gli equilibri tradizionali stanno cambiando mentre quel modello si è cristallizzato nelle politiche sociali. Per transitare da ciò che eravamo a ciò che vogliamo essere in avvenire occorrerebbe investire proprio sui giovani e sulle donne, riducendo il gap che li separa dagli altri. I rapporti tra generi e generazioni di un tempo non reggono per il futuro. Ciò comporta anche la rimozione degli stereotipi (di cui le donne in particolare sono vittime), ancora molto presenti (specie nel mondo del lavoro), che giocano contro un governo sensato del mutamento sociale.Grazie all’apporto di tutti i relatori il convegno, molto partecipato, ha rappresentato per il Coordinamento Donne un momento importante per dotarsi di strumenti utili a comprendere una realtà complessa come quella attuale, guardando ai fenomeni dalla prospettiva inedita dei giovani e delle donne, gli outsider del sistema. Al contempo la riflessione condotta è servita ad approfondire i temi dell’esclusione sociale (nell’anno europeo ad essa dedicato) e a migliorare la consapevolezza dei meccanismi che penalizzano le donne, per poter compiere ulteriori passi avanti nella comprensione dei problemi e nell’individuazione di strategie di cambiamento.

Donne e giovani tra impoverimento e mobilità sociale
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR