Dopo alluvione di Genova, potenziare la difesa civile

La nuova, disastrosa alluvione che ha colpito Genova e la Liguria apre un dibattito sul sistema della Protezione Civile nel nostro Paese.

Il responsabile della Protezione Civile Franco Gabrielli lamenta una progressiva riduzione delle risorse destinate alla struttura di coordinamento, raccorso ed intervento sulle emergenze e sciagure, nata sull’onda emotiva del disastroso terremoto che nel 1980 devastò l’Irpinia e la Basilicata; Gabrielli parla di un preoccupante e sostanzioso ridimensionamento della struttura in un periodo dove certamente non sono mancate le catastrofi e le tragedie, costate molte vite umane. Negli ultimi due anni, l’Italia ha presentato ben 21 casi di emergenza che hanno prodotto danni, stimati per difetto, che ammontano a oltre 2 miliardi e 300 milioni di euro.

È in crisi un sistema di previsione, e quindi di prevenzione, così come non sempre si riesce ad assicurare soccorsi tempestivi nelle zone colpite da calamità ed emergenze. Insomma, appare chiaro che il “dopo Bertolaso” – il precedente capo della Struttura, coinvolto in inchieste giudiziarie su alcuni filoni di appalti per opere pubbliche- sia stato improntato al progressivo smantellamento di quell’enorme apparato che era o sembrava la Protezione Civile: con l’acqua sporca si è insomma gettato via anche il bambino. Ma la Protezione Civile nel nostro Paese serve eccome; riprendendo un intelligente spot di pubblicità progresso commissionato dal Governo, l’Italia sicura è un’Italia che si cura: dove per cura si deve intendere prevenzione, monitoraggio e soccorso.
Insomma, stiamo sostanzialmente parlando della difesa del nostro Paese; un concetto di difesa che, insieme a quelli di sicurezza e minaccia, venga rivisitato, reso moderno, e recuperi a tutto tondo l’art. 52 della nostra Costituzione, laddove si affida ad ogni cittadino “il sacro dovere della difesa della Patria”.

Le grandi battaglie condotte da alcuni pezzi della società civile fin dal dopoguerra hanno fatto sì che anche il nostro ordinamento giuridico riconosce che la difesa della Patria è molto più estesa di quella affidata ai militari e praticamente alle armi; difendere la Patria, oggi, è soprattutto difendere la vita, l’ambiente, il territorio, la pace, i diritti, il lavoro.

La vita delle persone, la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del territorio sono azioni di protezione civile e di difesa, non armata e nonviolenta. Purtroppo, la drammatica crisi economica e sociale in cui versa il Paese non è servita a mettere in discussione lo strumento militare e tantomeno a ridurre le risorse economiche ad esso destinate per l’acquisto di cacciabombardieri, portaerei, sommergibili o per le missioni. Auspichiamo allora che serva ad una decisa inversione di rotta almeno il sangue versato da vittime innocenti, quelle degli alluvioni e degli smottamenti, dei terremoti e di altre calamità che non sempre è corretto aggettivare come “naturali”.

Chiediamo dunque il progressivo disarmo e il potenziamento e rifinanziamento della Protezione Civile e di quegli istituti che si propongono la difesa non armata della Patria, come ad esempio il Servizio civile nazionale.

Come Acli siamo inoltre impegnati – insieme alla Rete della Pace, alla Rete Disarmo, a Sbilanciamoci, alla Conferenza nazionale degli Enti di servizio civile, al Tavolo per gli Interventi civili di pace – a raccogliere le firme necessarie per una Legge di iniziativa popolare per l’istituzione ed il finanziamento del dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta.

Un dipartimento che comprenda i Corpi civili di pace e collabori con i diversi dipartimenti interessati ad un sistema moderno di difesa: quello della Protezione civile, quello dei Vigili del fuoco e quello della Gioventù e del Servizio civile nazionale, La raccolta delle 50.000 firme necessarie per depositare alla Camera la proposta di legge di iniziativa popolare è cominciata il 2 ottobre e si concluderà a marzo 2015.

Per proteggere la Patria, firmare è necessario.

Dopo alluvione di Genova, potenziare la difesa civile
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR