Dopo Todi: una stagione di presenza attiva in politica

Todi rappresenta un evento straordinario anche solo per il fatto di aver raccolto, attorno al tema della rilevanza politica dei cattolici in Italia, un così significativo numero di organizzazioni, sociali e di movimenti ecclesiali. Bisogna risalire agli anni immediatamente dopo il Concilio Vaticano II per trovare eventi di analoga portata. Il forum delle Associazioni cattoliche del mondo del lavoro incassa così un grande risultato di immagine e di attenzione della pubblica opinione.
In campo non è stata posta soltanto la questione di una nuova stagione di protagonismo dei cattolici in politica – tema di numerosi pronunciamenti di Benedetto XVI e della Chiesa italiana nelle sue più autorevoli espressioni -, ma anche, e in modo non secondario, quella del superamento di un dannoso isolamento della politica dalla società civile, generatore di autoreferenzialità e di una stagione di consenso tutta costruita sull’immagine mediatica dei leader e su un deprimente populismo (si veda intervista ad Olivero).

Prima ancora del Forum, sono i drammatici eventi di questi ultimi mesi che hanno convocato le organizzazioni dei cattolici italiani, chiamandoli a scendere in campo per contrastare il disordine etico, l’inconcludenza dell’agire politico, l’immobilismo dell’economia, segnali preoccupanti di possibile declino del paese. Il solo riunirsi ha creato in alcuni ambienti politici un immediato fastidio. Si sono frettolosamente appiccicate etichette, la più approssimativa di tutte: “I cattolici vogliono rifondare la Dc”. Scontato che così non è, visto che nessuno pensa oggi a ricostruire l’unità politica dei cattolici italiani, degna di riflessione rimane invece tutt’altra questione: “quale” pluralismo politico dei cattolici.
La sottolineatura evidenzia che questo pluralismo non va inteso come un valore in sé, ma come un precipitato storico, nato come conseguenza di due stagioni, il primo trentennio democristiano e il Concilio. Pluralismo che come ha generato un fertile terreno di dialogo e di contaminazione di idee e programmi politici negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, è finito col diventare sterile inutilità nel ventennio della seconda Repubblica. Periodo nel quale la frammentazione politica dei cattolici ha generato una sostanziale irrilevanza.
La prima risposta del dopo Todi è proprio come superare questa irrilevanza. E non è questione di arroccamento guelfo, ma di dare un contributo che contrasti, nella società italiana, l’onda crescente dell’antipolitica, che secondo recenti indagini, ha intaccato profondamente l’orientamento del popolo cattolico dove quasi la metà dei votanti si dichiara propenso all’astensione.
Il tema vero pertanto diventa non se i cattolici debbano diventare presenza attiva sulla scena politica del paese, ma quale debba essere la forma di questa presenza. Sarà l’evolversi del quadro politico di questi prossimi mesi a dare qualche utile tratto di questo disegno, per ora basti evidenziare che l’intera società italiana attende una offerta politica nuova proprio perchè ritiene inadeguate le attuali appartenenze partitiche.

Dopo Todi: una stagione di presenza attiva in politica
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR