Effetto Obama

Il presidente degli Stati Uniti è “condannato” a essere sopravvalutato. Ecco perché.
Da quando è stato eletto alla Casa Bianca, Obama mostra di possedere una straordinaria “anelasticità” alle eventuali gaffe che compie: sia che dica delle cose molto pertinenti rispetto alla situazione comunicativa in cui si trova, sia che dica invece delle cose meno pertinenti, o addirittura “dissonanti”, l’effetto che produce è sempre positivo. Le conseguenze negative di queste gaffe sono state praticamente nulle. Per converso, qualunque cosa sensata Obama dica (e in realtà il presidente americano quasi sempre si limita a dire delle cose molto ragionevoli, sulle quali è difficile non convenire), questa cosa viene vissuta come un messaggio dotato di uno straordinario meta-significato.

La spiegazione dell’effetto Obama sta in tre meccanismi ben conosciuti dagli psicologi della comunicazione: l’effetto alone, l’effetto naivitè e l’effetto fisiognomico. Obama è un uomo ricco di elementi di positività: è affascinante, colto, raffinato, esteticamente gradevole, abilissimo con le parole e, più in generale, con tutti gli strumenti della comunicazione personale. Ha altre varie caratteristiche che lo rendono oggetto di identificazione per un pubblico potenzialmente molto vasto: è nero ma con madre bianca, è cresciuto coi nonni bianchi, è religioso, ha una bella famiglia. Queste caratteristiche positive, e trasversalizzanti producono quello che gli psicologi chiamano “effetto alone”, la tendenza cioè ad amplificare la positività del personaggio per via appunto di alcuni tratti favorevoli che egli possiede. In un certo senso, forse esagerando un po’, Obama è per così dire “condannato” a essere sopravvalutato. Oltre all’effetto alone, un secondo elemento che aiuta a spiegare l’anelasticità del presidente americano alle conseguenze dei suoi eventuali scivoloni espressivi è quella che potremmo chiamare la sua naivitè. Obama appare profondamente diverso rispetto alla media dei leader politici del nostro tempo: dotato di elevate competenze tecnico-culturali ma poco esperto politicamente, un uomo che proviene dall’esterno, dal di fuori, rispetto ai meccanismi di selezione delle élite tipici del “palazzo”, un volto giovane, nuovo, diretto nel suo approccio ai problemi, privo di maschere, di schermi ipocriti, di corazze difensive. Obama spiazza e attira perché dà la sensazione di essere portatore di un atteggiamento di autenticità anche appunto ingenua, in un mondo dominato dalla finzione e dall’ipocrisia. È un volto vero, autentico. Dunque, Obama piace anche quando dice qualcosa di “sfasato” dal contesto o di inappropriato perché in fondo tutto il suo personaggio in quanto tale è “sfasato” rispetto al contesto del potere e delle classi dominanti della nostra epoca. Paradossalmente, quando fa una gaffe egli conferma di possedere una carica di ingenuità, di naivitè, che gli altri non hanno e che è garanzia del suo essere “differente”. La gaffe, da errore comunicativo, si trasforma in testimonianza involontaria della distintività del personaggio. Infine, va considerato un terzo elemento per spiegare l’effetto Obama. La sua fisicità ieratica, quasi da icona bizantina, il suo essere fisicamente un mix di Nord e di Sud, di bianco e di nero, di orientale e di occidentale, di nobiltà e di popolarità, di forza e di fragilità, insomma la sua struttura fisiognomica è la ragione profonda del suo successo, del suo carisma, del suo fascino, della sua impermeabilità alle gaffe, del valore aggiunto che egli sembra dare a qualunque cosa dica, per banale che sia. Il presidente degli Stati Uniti è una figura carismatica per eccellenza: è un personaggio che seduce, rompe gli schemi, sottrae la gente alla saturazione della politica. In buona misura grazie alla combinazione, psicologico-fisiognomica, tra una personalità forte e ben strutturata e una fisicità ieratica. Una combinazione che non ha eguali nel panorama delle leadership attuali, e che spiega meglio di altre considerazioni più “razionali” i meccanismi demoscopici alla base dell’effetto Obama.
 

Effetto Obama
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