Entrare nel mistero pasquale

23 giugno 2013 – XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

La rivelazione di Gesù del mistero pasquale che lo attende ci interroga come i discepoli. La novità di Dio irrompe nella storia: sapremo entrarci con fede?Luca 9,18-2418 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19 Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
20 Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
21 Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22 «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. 24 Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».
 
Luca sottolinea spesso nel suo vangelo i momenti in cui Gesù si ferma dalla sua attività di annuncio del regno di Dio per pregare. Egli entra in colloquio con il Padre per comprendere quello che sta facendo e come andare avanti nella sua missione. Qui siamo a una svolta nei vangeli sinottici. Gesù comprende che la sua predicazione dell’evangelo trova accoglienza, ma anche rifiuto. Egli si accorge che soprattutto fra i capi d’Israele, ma non solo, non c’è un cuore sincero capace di conversione al Signore. Questo è stato anche il destino dei profeti che lo hanno preceduto.
Così Gesù si rivolge ai discepoli per sapere prima cosa pensano di lui le folle, e poi cosa pensano loro stessi. Se per le folle Gesù è un profeta che chiama a conversione e che annuncia la venuta del regno di Dio, per Pietro, che parla a nome dei Dodici, egli è il Messia atteso che porta a compimento le promesse di Dio e che restaurerà Israele nella sua indipendenza.
Gesù, però, sa che non è venuto per questo, ma per testimoniare la fedeltà di Dio al di là della morte che subirà per il peccato degli uomini. La morte non è l’ultima parola di Dio, in quanto la vita è la prima e unica parola di Dio. Gesù vede nella sua vicenda che lo condurrà alla morte, una via di vita per sé – la resurrezione – come primizia per tutti gli uomini.
Gesù invita poi ciascuno a prendere la propria croce, cioè quella ingiustizia e violenza che si subisce per il peccato altrui, e a seguirlo sulla via della vita, via che manifesta la fedeltà del Padre al disegno originario, quello della creazione, per ciascuna creatura.
 
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Entrare nel mistero pasquale
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