Erode abita in Europa

Lo spettro che negli ultimi mesi si è impossessato dell’Europa restituisce un’immagine di morte e di disperazione.

Settecento bambini morti da inizio anno nel viaggio verso una terra migliore, sono l’icona di una domanda di misericordia che non trova accoglienza. Sono gli innocenti del secolo nuovo che Erode punisce preventivamente, proprio come duemila anni fa, senza conoscerne i volti e i nomi ma nel solo nome della sua sicurezza.

L’Europa è malata di indifferenza e prigioniera di una miopia politica che le toglie il respiro.

Persino coloro che per troppo tempo hanno scelto di non vedere e di non sentire, di fronte alle immagini strazianti di esseri umani morti (già 3.200 nel 2015 contro i 1.660 del 2014), non possono più fare a meno di avere un gesto di sdegno e di interrogarsi su quello che sta succedendo nel Mediterraneo. Non che tutto questo non fosse prevedibile e previsto se si considerano le sole attenzioni mediatiche che il fenomeno ha generato.

A niente sono serviti i disastri annunciati di disperati in cerca di salvezza e di dignità e gli appelli a una diversa politica dell’Unione. E se a sostegno della tesi dei respingimenti indiscriminati lungo le frontiere vecchie e nuove dell’Europa è corso in aiuto il lavoro sporco del terrorismo, tanto meglio.

Dagli impegni assunti nell’aprile del 2015 ad oggi dalla Commissione europea abbiamo assistito a un balletto di promesse di illuminati capi di Stato e di governo, indegni successori di chi immaginò possibile che in Europa si affermasse la civiltà del diritto, che al verbo “accogliere” hanno sostituito i verbi “respingere e difendersi”.

Proprio ora, in questo momento, mentre altre donne e uomini si stipano come topi in stive dove prima dell’acqua può ammazzarti la mancanza di aria, si è in attesa di un nuovo vertice europeo, di un nuovo incontro di ministri, di nuove regole che metteranno ordine alla situazione.

E intanto l’Europa ritorna a dividersi tra chi, preoccupato più dal gradimento del suo elettorato che del giudizio della storia, continua o inizia a praticare un sistema di respingimento preventivo che garantisce un premio di 3 miliardi  di euro al governo turco di Erdogan affinché i migranti neppure giungano sulle sponde del Mediterraneo o dei Balcani.

È questa la nuova Europa in cui Erode ha ripreso a mietere le sue vittime, impegnata o a ergere nuovi muri di filo spinato e di cemento o a rafforzare carceri di massima sicurezza che hanno un nome simile a gustosi panini da multinazionale del fast food (hotspot), ma che custodiscono le strutture di moderni carceri di sicurezza. 

Ancora una volta la possibilità consegnata dalla storia al Vecchio continente di trovare una soluzione condivisa naufraga tra gli egoismi nazionali di chi arriva persino a mettere in dubbio il trattato di Schengen che fino a qualche mese fa sembrava essere uno dei pochi punti fermi del diritto europeo.

Insomma, di tutto di più: nello stesso continente in cui la mia generazione ha festeggiato la caduta di muri, moderni populisti senza visione e con un cinismo che la storia aveva già tristemente conosciuto, marchiano le persone alle frontiere come se fossero animali e si abbrutiscono rinnegando la loro stessa storia. Certo c’è da chiedersi dove inizia e dove finisce il turbamento di alcuni nel tempo in cui papa Francesco apre le porte al giubileo della Misericordia.

Cosa ha da dire un continente che si fregia di essere stato la culla dei diritti umani ma che non sa più distinguere la salvaguardia della vita umana dalla tutela di un prodotto di origine controllata?
Quante vittime dell’indifferenza dovremo ancora contare perché si assuma il principio che prima dei confini vanno salvate le persone. Che non esistono guerre giuste soprattutto quando a subirle sono quelli che dalle guerre scappano. Per quanto dovremo ancora assistere al macabro gioco di super potenze economiche che riescono persino a coalizzarsi per consumare un po’ di quell’arsenale bellico che non sanno più dove conservare? Come potremo spiegare che la vita umana viene prima della sovranità e degli interessi degli Stati e che il diritto di un profugo, di un richiedente asilo o di un migrante economico va rispettato per non far retrocedere la storia europea di qualche secolo.

Un’Europa senza memoria e senza storia è la negazione dell’Europa stessa e può risolversi con trattati commerciali probabilmente più snelli e meno costosi di apparati e burocrazie sovrannazionali. L’affermarsi di un’Europa politica, che fino a questo momento ha mostrato tutta la sua subalternità all’Europa economica e finanziaria, potrebbe riscattare se stessa accogliendo una parte di umanità in fuga. Ci sono le condizioni di diritto e di compatibilità numerica. In primis ci sono le ragioni umane. Per ora la gestione dell’accoglienza ha inflitto un’altra ferita a quell’Europa sociale che amiamo pensare ancora possibile.

La situazione geopolitica che abbiamo di fronte non lascia scampo e, che ci piaccia o no, per una serie di coincidenze della storia di cui gran parte dei Paesi europei e l’Italia sono state grandi protagoniste, conferma che una delle scommesse dell’umanità del XXI secolo si gioca nel Mediterraneo. In quel braccio di mare e sulle nuove rotte tracciate tra il Medio Oriente, i Balcani e l’Africa camminerà ancora la disperazione e il futuro, la promessa o il fallimento dell’area mediterranea e della pace.

Già don Tonino Bello ci aveva indicato il sogno di un Mediterraneo “arca di pace”; prima di lui, Giorgio La Pira, un uomo di pace, statista e sindaco di Firenze, che rischia di non trovare più spazio nella narrazione della nuova generazione di politici, aveva indicato un altro modo di pensare il Mediterraneo e l’Africa. Nel suo sogno erano il prolungamento dell’Europa e non il suo confine.

Forse, occorre ripartire da lì, dal riconsiderare i rapporti con un pezzo di mondo che per troppo tempo abbiamo ritenuto altra cosa da noi. Forse così Erode potrà lavarsi le mani sporche di sangue innocente e fare pace con le sue paure. Forse così i nostri occhi si riempiranno dei volti di bambini che col mare torneranno a giocare.

Erode abita in Europa
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR