Essere figli: pregare per tutti

Nella VII Domenica del tempo ordinario la litugia ci propone il comandamento dell’amore del prossimo come se stessi e la preghiera per il nemico.

Matteo sta concludendo la prima parte del discorso della montagna presentando cinque comandamenti, di cui abbiamo visto i primi tre domenica scorsa: non ucciderai, non commetterai adulterio, non giurerai il falso. Oggi vengono ripresi due altri comandamenti: occhio per occhio, e: amerai il tuo prossimo. Gesù riporta entrambi i precetti alla loro origine.

Il comandamento: occhio per occhio (cfr. Es 21,24) era stato proposto all’interno del capitolo che riguarda i risarcimenti in caso di colpi e ferite. Indicava la proporzionalità per le ferite subite ed era un freno per la eccessiva vendetta e rivalsa. Era un comandamento simbolico, perché in pratica il tutto veniva regolato attraverso degli indennizzi in denaro proporzionati al danno subito. Gesù porta alle estreme conseguenze il criterio del giusto indennizzo, adottando il criterio di non opporsi al malvagio. Cosa intende Gesù con questo principio, che sembra così paradossale? Egli vuol dire che non bisogna protrarre la lite fino alle estreme conseguenze, perché quello che conta non è tanto avere un giusto e proporzionato indennizzo, quanto è ricostituire una relazione fraterna a partire da una offerta che supera la giustizia retributiva e, con l’amore che questa designa, raggiungere il cuore dell’altro per superare la giustizia retributiva e giungere alla giustizia fraterna. Infatti Gesù arriva ad esemplificare – e sembra fuori luogo – parlando di prestiti da dare non in risarcimento per un danno subito, ma per la necessità del fratello in difficoltà.

Il secondo comandamento era stato interpretato in modo restrittivo e riguardava solo i membri del popolo ebraico. Gesù estende l’amore per il prossimo, considerando come prossimo anche il nemico, in quanto creatura e figlio di Dio anche lui. Amare colui che fa del male verso di noi, ci rende figli di Dio, perché ci fa simili al Signore che non distingue tra giusti e ingiusti per quanto riguarda ciò che è necessario per la vita di ciascuno. Egli offre le condizioni per una vita buona a ciascuno. Gesù mostrerà nella sua vita che la sua ospitalità verso i peccatori apre la via alla loro conversione, che non è frutto della loro volontà, ma risposta all’amore di Dio che si fa presente in Gesù che va loro incontro.

Questa è la perfezione di Dio – che è sinonimo della santità di Dio della prima lettura e che Luca chiamerà misericordia (Lc 6,36: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso») – ed è anche la perfezione dell’uomo a immagine di Dio: l’amore come criterio di vita, perché sostenuti dallo Spirito stesso di Dio che è amore.

 

23 febbraio 2014 – VII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Matteo 5,38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 38 «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. 39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

43Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

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Essere figli: pregare per tutti
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