Essere padri in carcere: a La Spezia “liberiamo gli affetti”

“Siamo partiti da una riflessione sulla famiglia per arrivare al carcere”. Così Francesco Passalacqua, presidente delle Acli La Spezia sintetizza il progetto “Abbattere i bastioni, liberare gli affetti” delle Acli spezzine per salvare la relazione padri-figli all’interno della casa circondariale cittadina che ospita solo uomini, detenuti per reati comuni.

Il progetto, finanziato con i fondi straordinari del 5×1000 anno 2012 e dal comune di La Spezia, prevedeva la ristrutturazione della zona carceraria destinata ai colloqui con i minori: due stanzette piccoline sono state trasformate in una stanza di 15 metri quadri.

Insieme alla ludoteca il progetto prevedeva anche un accompagnamento psicologico per riavvicinare bambini e genitori e cercare di recuperare le relazioni nei casi più difficili.

“Ogni anno – continua Passalacqua – organizziamo un convegno dal titolo ‘Vivere’ per parlare di una questione di attualità e trovare una soluzione concreta. Il 26 settembre 2014 quando abbiamo fatto il primo di questi incontri, il tema era la famiglia, come aiutarla nelle difficoltà. Da lì siamo passati a parlare di una situazione molto difficile per i nuclei familiari: la presenza di un genitore detenuto e la difficoltà di mantenere buone relazioni con i figli. Così ci è venuto in mente che potevamo fare qualcosa di concreto per una realtà a noi vicina e conosciuta, il carcere di La Spezia”.

“Sulla scia dei testi di François Mauriac e Urs Von Balthasar, l’idea che ci ha guidato – spiega ancora Passalacqua – era quella di liberare gli affetti perché l’affettività non può essere incarcerata: non è una questione di meritare l’affetto perché si è buoni, non si può impostare tutto sulla meritevolezza”.

“Prima era uno spazio squallido, asettico, grigio, piccolo – ricorda il presidente delle Acli – ci è stato riferito che i bambini in questo luogo iniziavano a balbettare. Probabilmente sul loro comportamento, oltre ai pochi minuti che hanno a disposizione per raccontare tante cose, influiva anche il tipo di ambiente, così distaccato, lugubre, restrittivo. L’idea era quella di creare un contesto emotivamente a misura di famiglia e di affettività, dare una rappresentazione colorata del rapporto, mitigare l’impatto con la struttura carceraria. Creare insomma uno spazio dove bambino e genitore potessero stare bene”.

Ora la stanza dei colloqui è tutta colorata, le pareti sono dipinte di azzurro con pesci, barche e alghe marine. Un muro è stato buttato giù per rendere più grande lo spazio, un cancello che non poteva essere tolto è stato avvolto con decorazioni che ricordano le piante e le rocce che si trovano sul fondo del mare. Presto lo spazio sarà arricchito anche con dei giochi per diventare una vera e propria ludoteca dove giocare e creare relazioni positive.

Per Ia ristrutturazione le Acli si sono affidate al liceo artistico Cardarelli di La Spezia che aveva già un’esperienza con i minori. Il liceo aveva infatti progettato nel 2014 le stanze della Procura dedicate agli interrogatori dei più piccoli.

Prima di progettare e iniziare i lavori, durati da febbraio a novembre 205, gli studenti si sono informati sulla vita in carcere e sui quali sono i disagi maggiori dei detenuti, poi hanno presentato le proposte alla direzione carceraria che le ha approvate. Oltre ai muri i giovani hanno progettato anche gli arredi in modo che fossero il più confortevoli e caldi possibili. Se infatti l’ambiente di detenzione è accettabile e le relazioni sono vissute bene, anche iil percorso di riabilitazione dei detenuti è più facile.

Molti dunque i vantaggi dell’iniziativa: avvicinare il carcere alla città, sensibilizzare i giovani sulle situazioni di disagio, migliorare la vita dei detenuti e dei loro familiari, realizzare un valido progetto di alternanza scuola-lavoro. Ora i lavori sono terminati: la stanza sarà inaugurata l’11 dicembre 2015.

Nel frattempo le Acli di La Spezia si preparano per aiutare l’infanzia su un altro fronte: le adozioni e gli affidi. Per l’anno prossimo infatti le Acli vorrebbero attivare uno sportello dell’Aibi, l’associazione italiana dei bambini, all’interno della loro sede, in piazza Domenico Chiodo.

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