Famiglia, diritti sociali e inclusione sociale

In Italia, dice l’Istat, ci sono 2.657.000 famiglie in condizione di povertà relativa (10,8%) e 1.162.000 in stato di povertà assoluta (4,7%). Si tratta di famiglie numerose, nuclei con minori da crescere e genitori anziani da accudire, donne sole con figli a carico, giovani alle prese con disoccupazione e lavoro precario, famiglie immigrate che vivono queste difficoltà in modo amplificato. A ciò si aggiunga una carenza cronica di asili nido, di servizi socio-sanitari integrati e di cura degli anziani. Una situazione che finisce per ripercuotersi ulteriormente sui soggetti più deboli, i minori e le donne, allontanate quest’ultime dal mercato del lavoro.

Da troppi anni si attendono politiche familiari che promuovano “concretamente” il valore della famiglia. Servono politiche mirate, organiche e strutturali, che superino la logica emergenziale e assistenziale: le solite misure una tantum e i provvedimenti tampone, che servono a poco e a pochi. Lavoro, fisco, casa, scuola e servizi sono i pilastri intorno ai quali costruire questa politica. Accanto ad un welfare promozionale che sappia finalmente definire, anche in vista del federalismo, i livelli minimi essenziali utilizzando parametri “familiari”. L’obiettivo è sostenere le famiglie nel loro protagonismo, nella loro capacità di auto-promozione e auto-tutela, partendo dalle situazioni di maggiore difficoltà e fragilità.
In questa direzione si muove la proposta avanzata nei mesi scorsi di una modifica radicale della Social Card, che oltre ad un aumento consistente della prestazione monetaria, prevede la presa in carico del nucleo familiare da parte dei Comuni e degli enti del Terzo Settore. Sarebbe finalmente il primo esempio di “prestazione sociale familiare” a essere introdotto nel nostro Paese.
(pubblicato su “Noi genitori & Figli”, 31 ottobre 2010)

Famiglia, diritti sociali e inclusione sociale
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