Famiglie e consumi: difficile ritrovare la rotta

In 25 mila a Roma, 18 ore di fila a Milano, tutto per spartirsi oggetti Hi-tech ed elettrodomestici
C’è un’Italia che non riesce ad arrivare a fine mese; l’Italia con 2,73 milioni di famiglie già povere; l’Italia degli inoccupati, dei cassintegrati, dei cosidetti Neet (Not in education, employment or training); l’Italia con il 27,9% di disoccupazione giovanile; l’Italia degli indignati che chiedono a gran voce che gli venga restituito il diritto all’istruzione, all’occupazione, al futuro.

Esiste, quindi, un’Italia “precaria” dove per vivere e sopravivere le famiglie hanno imparato l’arte dell’equilibrismo. Si cerca di non cadere nel baratro della povertà attraversando la vita sulla corda sempre più sottile e tesa di un lavoro che, in questi ultimi anni è profondamente mutato, portando sulle spalle il peso dei progetti (come la casa, la famiglia, le relazioni, la carriera, ecc…) e il peso degli accessori (i costi di automobili, vacanze, telefonini, ecc…).
Il viaggio è quello della vita, più o meno lungo, imprevedibile e pieno di prove e ostacoli; insomma, dall’equilibrio precario. Bisogna dunque saper scegliere i pesi di cui farsi carico, ciò per cui vale la pena di sopportare tanta fatica; ed il senso della scelta, delle selezioni, non può che essere dettato dalla nostra cultura e da quella Weltanschauung dei tempi che ci suggerisce cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Roma, 27 ottobre 2011. Nelle ore di punta del mattino, il traffico del quadrante nord-est della città è stato letteralmente paralizzato. Non si è trattato di incidenti, di alluvioni, di cortei, ma dell’apertura del negozio di elettrodomestici e Hi-tech più grande della città (ben 5000 metri quadri), che per l’occasione annunciava da giorni promozioni e sottocosto “impedibili” su televisori, notebook, elettrodomestici e telefoni cellulari. 25 mila persone sono imprevedibilmente accorse all’evento causando episodi che vanno dalla rissa, alla distruzione di una vetrina, dalla paralisi della tangenziale, alla deviazione di 28 linee di autobus. La folla è stata tale che oltre alla distribuzione dei numeri per regolare i turni di accesso al negozio, è stato anche vietato l’ingresso a disabili e bambini per motivi di sicurezza.
Sia ben chiaro: nessuno stava regalando niente e non si distribuivano generi di prima necessità.
Alla fine della giornata i danni per Roma Capitale non si contavano così come le denunce dei cittadini al Codacons (che chiedono entrambi alla catena proprietaria del megastore un risarcimento), ma il negozio aveva incassato oltre due milioni e mezzo di euro, con una spesa media per cliente di circa 270 euro. I prodotti subito esauriti sono stati i cellulari I-phone, i televisori da 32 pollici, le lavatrici e i notebook.
Ovviamente non bisogna demonizzare il mercato, ricordando che quello stesso punto vendita da lavoro a 53 giovani; quello su cui, invece, bisogna fermarsi a riflettere è il paradosso che questa vicenda porta a galla: un Paese piegato dalla crisi economica, un giovedì mattina, 25 mila persone si mettono in fila per acquistare oggetti Hi-tech all’ultimo grido, abbandonando le rispettive occupazioni e bloccando le attività quotidiane di migliaia di altre persdone.
Il problema, certo, non è solo della Capitale. Cambia la città, la crisi però rimane la stessa così come la follia degli acquisti tecnologici di ultima generazione.

Milano, 28 ottobre 2011. Centinaia di persone si trovano davanti allo store della Apple già dalla notte precedente in attesa di poter acquistare l’ultimo ritrovato dell’azienda americana, l’I-Phone 4S. Il primo esemplare italiano viene comprato alle 08.01 dopo ben 18 ore di fila da un ragazzo che subito dopo l’acquisto si dichiara affaticato dall’attesa ma disposto a ritentare l’impresa in futuro. La stessa cosa dicasi per migliaia di altri consumatori in tutta Italia, da Torino a Napoli, che hanno passato la notte a vigilare sull’apertura dei negozi, in attesa di poter versare nelle loro casse il consistente costo dell’oggetto del desiderio.
È evidente che rispetto ai pesi di cui si parlava prima, c’è stata un’inversione di priorità e, se è vero che una spesa imprevista di 100 euro può mettere a rischio un’intera famiglia (circa un quarto delle famiglie del Lazio secondo la ricerca “S.O.S. Famiglia” a cura delle Acli regionali del Lazio), è anche vero che si è disposti a rinunciare con più facilità a cura della persona, tempo libero e cultura, che non ai “beni status” come telefonini e televisori (come emerso dalla ricerca condotta in 12 regioni dall’Osservatorio Welfare e Famiglia delle Acli).
L’uomo si sta alienando totalmente nel suo alter-ego di consumatore: per i media, per la società dei consumi, non esistiamo in quanto esseri relazionali e sociali ma la nostra esistenza cresce d’importanza in base alla nostra capacità di possedere e consumare. Bisogna avere sempre l’ultimo ritrovato di tutto, in un ricambio così veloce che non c’è tempo di ammortizzare le spese e bisogna ricorrere a prestiti e rate.
Risulta evidente, perciò, come la crisi non ci abbia dato ancora la sua lezione più grande: la capacità di saper scegliere, distinguere l’importante dal superfluo.
A pochi giorni dalla pubblicazione del rapporto Poveri di diritti a cura di Caritas e Fondazione Zancan, dunque, si caricano di ulteriore veridicità le parole di monsignor Crociata che evidenziavano come lo “stile di vita” e l’incapacità di modificarlo stiano diventando anch’esse causa d’impoverimento delle famiglie; un impoverimento che ci ha fatto perdere la capacità di valutare quale sia il peso che vogliamo sostenere in questo momento della nostra vita, se quello dei progetti o quello degli accessori, un impoverimento che purtroppo, come è accaduto in questi casi, riduce il senso delle nostre azioni e delle nostre reazioni.
*Lidia Borzì è responsabile nazionale dell’area Poltiche per la famiglia delle Acli
 

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Fonte UNHCR
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