Formazione professionale: qualche barlume di speranza

In questo ultimo decennio molte riforme hanno concorso ad allargare l’offerta formativa valorizzando gli indirizzi professionali che avevano raggiunto nel passato in un grave stato di insufficienza. Tuttavia ciò che si è manifestato, e che rischia di vanificare ogni utilità di questa stagione riformatrice, è una grave insufficienza nella gestione delle molte innovazioni introdotte nel quadro legislativo. La formazione professionale ne è un esempio macroscopico.

Da un lato, abbiamo assistito ad una crescita continua e consistente della scelta da parte delle famiglie, passata dalle circa 20 mila iscrizioni ai percorsi triennali – per la qualifica nel 2003 – alle oltre 170 mila di oggi. Indice che sta progressivamente maturando, soprattutto nel nord del paese, la consapevolezza che le competenze professionali sono oggi un bagaglio indispensabile per tutti i giovani nell’epoca delle tecnologie e nella società della conoscenza. Da un altro lato, la formazione professionale si è frammentata rendendo l’offerta sempre più insicura. Ne è prova eloquente il fatto che, ancor oggi, in uscita dalla terza media, all’atto delle preiscrizioni (a febbraio), non è possibile dare nessuna certezza a famiglie e ragazzi di poter poi trovare  a settembre il percorso formativo prescelto; ciò a causa di decisioni di programmazione che vengono assunte con ritardo e per effetto della ridotta disponibilità di risorse da parte delle Regioni. Questa provvisorietà è la principale insufficienza del sistema ed è necessario venga risolta a breve. Anche per l’impegno che le Acli hanno riposto nel mettere all’ordine del giorno la questione, con l’articolo 52 del decreto “Misure urgenti in materia di semplificazioni e di sviluppo”, recentemente adottato dal Governo Monti, è stato demandato ai ministeri competenti il compito di adottare linee guida per realizzare nei territori una offerta formativa tecnica e professionale coordinata che possa portare al superamento di questa provvisorietà strutturale. Potrà quindi essere rimossa ogni sovrapposizione oggi esistente tra offerta formativa degli Istituti professionali e quella dei Centri di formazione. Potrà inoltre, ce lo auguriamo sentitamente, trovare attuazione quel giusto principio di sussidiarietà cooperativa, auspicato dalle norme vigenti, ma assolutamente disatteso fino ad ora, in virtù del quale si possa attuare una collaborazione attiva tra soggetti distinti e complementari che operano nell’ambito dell’istruzione e della formazione professionale, concorrendo a superare quelle troppo ampie difformità organizzative che fino ad ora hanno impedito che tutto ciò avvenisse. Potranno, infine, essere avviate le esperienze dei “Poli tecnico professionali” stabilite già dal 2007, ma lasciate sulla carta, che prevedevano la costituzione, in ambito provinciale o sub-provinciale, tra gli istituti tecnici, gli istituti professionali e i Centri di formazione regionali di strutture consortili stabili per promuovere la diffusione della cultura tecnica e professionale a sostegno delle misure per lo sviluppo economico e produttivo del Paese.Ci troviamo di fatto di fronte a dei cambiamenti che stanno prendendo forma nella cultura della gente e ci auguriamo trovino un governo adeguato anche nell’organizzazione delle istituzioni.

Formazione professionale: qualche barlume di speranza
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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