Come un cooperante alle prime armi

Cosa portiamo a casa da questo Forum Cooperazione? Cosa resta? La prima cosa che portiamo a casa è un messaggio: la cooperazione esiste. E non è irrilevante. Non si tratta solo di sentirselo dire dalle persone importanti. Si tratta anche di dircelo tra noi. “C’è uno spazio enorme da riempire tra il marketing puro e il pessimismo cosmico” ha detto Paolo Dieci nel suo intervento in rappresentanza di tutte le ong. Il Forum è stato un momento in cui, noi per primi, abbiamo provato a riempire questo spazio.
“La scelta della cooperazione, perché di scelta si tratta, è una scelta che va rinnovata ed alimentata giorno dopo giorno, va sempre messa in discussione, pone degli interrogativi ai quali bisogna saper trovare delle risposte per poter proseguire” diceva ieri Rossella Urru. Nel Forum “noi della cooperazione” ci siamo messi in discussione e abbiamo trovato un accordo su qualcosa: la cooperazione non è un lusso. La cooperazione fa bene sia a noi che agli altri. Perchè noi e gli altri siamo interconnessi irrimediabilmente. Su altro non abbiamo trovato una risposta comune e definitiva. La cooperazione è un imperativo etico o un investimento strategico? E’ dovere o interesse? Quale punto di equilibrio accettabile tra le due cose. C’è ancora da fare su questo. Ma ci siamo ricordati che farsi le domande va bene. Anzi, che non possiamo smettere di farcele. 
La terza cosa che portiamo a casa è l’allargamento del “noi” della cooperazione. Passiamo la vita a dire che siamo pochi, che dobbiamo aggregare, che bisogna coinvolgere. Che la comunicazione di massa non ci considera. Ma quando queste cose accadono (e come in questo Forum accadono sempre in modo un po’ diverso da come noi vorremmo) ci sentiamo un po’ truffati, derubati, usati. Perchè l’altro che entra nel nostro mondo lo cambia e prende in mano in modo goffo ciò che noi abbiamo curato e cresciuto con attenzione. Ma la cooperazione serve se riesce a fare la differenza nella vita reale delle persone. Se combatte le ingiustizie e se promuove i diritti. E da soli non ce la facciamo. Quindi c’è bisogno di accettare la sfida. E crescere. E, smarrimento a parte, noi abbiamo detto che ci stiamo, che continueremo a partecipare (senza smettere di difendere ciò che va difeso, sia chiaro) ma senza pretendere di giocare da soli e senza lasciare il campo ad altri. E grazie ai contributi di tutti, la cooperazione ne potrà uscire più forte. Cioè il mondo potrà essere più giusto.
Poi portiamo a casa l’idea che forse l’Italia vorrà davvero scegliere alcune priorità (luoghi e temi) e spendere di conseguenza. La consapevolezza che il nostro Paese tutto ciò che serve per giocare un ruolo in Europa ce l’ha già e basta decidere di farlo. La soddisfazione di vedere i migranti raccontare il cosviluppo già iniziato e rivendicare rappresentanza invece che cooptazione. Il compiacimento di sentire Monti superare il dibattito sulla posizione della cooperazione rispetto alla politica estera (dentro, sotto o di lato) affermando che oggi non esiste più divisione tra politica estera e politica interna.
E pure Geppi Cucciari che riesce a farci ridere di gusto cogliendo bene le idiosincrasie del nostro mondo. Rossella Urru che parla con voce rotta dall’emozione e dice cose che ogni volontario e cooperante avrebbe voluto sentire (e dire). Emma Bonino che mostra come (senza offesa) a volte basti una donna sola in mezzo a 7 uomini a fare la differenza. Andrea Riccardi che nel discorso di conclusione tra i risultati del forum cita #forumcooperazione che entra nei trend di Twitter.
E infine l’immagine del volto serio di Grilli che dice “Il calo di aiuti pubblici allo sviluppo rappresenta un motivo di disagio e di imbarazzo per Italia. Questa situazione non si addice allo status dell’Italia, al suo ruolo nell’Europa e nel mondo, e alla tradizione di solidarietà che è nel suo dna” e promette un’inversione di tendenza e un graduale ma costante aumento di risorse stanziate per la cooperazione.
E noi, che sappiamo che non c’è nulla di peggio del vecchio cooperante cinico che non crede più a niente, scegliamo di essere il cooperante alle prime armi (per chi l’ha visto, quello del quiz di Geppi Cucciari), e di credere che le parole di questi giorni avranno riscontro nei fatti, che il Forum non è un evento ma un momento di un processo, che i fondi arriveranno, e che tutto questo avverrà prima che sia troppo tardi.
*(Testimonianza e commento di Paola Villa, presidente Ipsia e responsabile Acli Cooperazione internazionale e Sviluppo sostenibile, presente al Forum Cooperazione assieme al presidente nazionale Acli e una delegazione di dirigenti aclisti).
 

Come un cooperante alle prime armi
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