Franco Passuello (1994-1998)

A prendere le redini dell’associazione, dopo Bianchi, è Fran­co Pas­suello, già vice presidente nazionale. Sarà lui a portare avanti quel processo di trasformazione, quell’“esodo” ver­­so una nuova nascita che si compie nell’anno del “giubileo” delle Acli.

Franco Passuello, nato a Roma il 26 marzo 1939, entra nelle Acli nel lontano 1966 e va a lavorare all’Ufficio Studi che allora era diretto da Geo Brenna.

Partecipa all’esperienza di “Ora sesta” animata da don Luisito Bianchi.

Passuello diventa presidente delle Acli il 4 marzo del 1994, a 55 anni di età e 27 di militanza aclista. Dal 1981 in Consiglio e in Presidenza nazionale, dall’‘89 vice presidente. Ha ricoperto incarichi in diversi ambiti delle Acli: dal Patronato all’Enars, dalla formazione all’internazionale. Il suo modo di fare le Acli esprime la sua capacità di stare con la gente, la sua passione formativa, la sua creatività e ampiezza di analisi. Grande è il suo impegno nel cammino delle Acli che, sotto la sua Presidenza, vivono una faticosa rifondazione e sottoscrivono un nuovo patto associativo.

La Presidenza di Franco Passuello si è trovata quindi a gestire l’immagine unitaria di un nuovo e consolidato ruolo ecclesiale e politico, ma anche i rischi di accentuare lo storico problema della divaricazione tra dirigenza e base associativa, del distacco tra centro e periferia.

Parlando al Palaeur, alla festa del cinquantenario delle Acli il presidente Franco Passuello, ha affermato:

«Le Acli che verranno saranno un soggetto attivo dello sviluppo. Un movimento di lavoratori cristiani che ha una concezione attiva della cittadinanza. Che non si riuniscono solo per tutelare i propri diritti e i propri interessi, ma per un sogno, per un progetto di società che mette al centro il bene della persona, il bene comune. Un’associazione di cittadini che hanno il gusto della responsabilità sociale, che affiancano e collegano la quotidiana opera di educazione e di animazione sociale, di condivisione fraterna con i piccoli e i poveri, con il costituirsi soggetti di Terzo settore e di economia sociale».

Rivolgendo il suo indirizzo di saluto al Santo Padre – il 1° maggio del 1995 – Passuello ha detto:

«Questo giorno, Padre Santo, è per noi straordinario per molte ragioni. L’occasione per questo incontro è il nostro giubileo: sono trascorsi cinquant’anni da quando furono fondate le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, cellule dell’apostolato cristiano nel mondo del lavoro (…).

Essere Chiesa nel mondo del lavoro e stare nella città con lo sguardo e la compagnia dei piccoli, dei deboli, dei minori: qui, Padre Santo, è racchiuso il senso del nostro tentativo di testimoniare il mistero della persona proprio dove sembra più ridotta a cosa, ad oggetto di scambio e di consumo».

Era convinzione di Passuello che le Acli dovessero affrontare un “nuovo inizio” della loro storia. Certo, tutto questo è rimasto un programma in­com­piuto poiché in data 12 novembre 1998 la Direzione nazionale doveva prendere atto delle sue dimissioni da presidente na­zionale.

In un suo “storico” intervento pubblicato col titolo “Le Acli che verranno” (n. 12 del 1995 dei Quaderni di Azione sociale), Franco Passuello, tra l’altro, scrive:

«Siamo in un cammino di rifondazione per ritrovare il senso delle nostre origini e per incarnarlo creativamente nel futuro. Le trasformazioni ci collocano dentro nuove frontiere e noi abbiamo il compito di essere fedeli alla storia che cambia e ci chiede di cambiare per essere fedeli all’uomo (…).

È il Vangelo che fa nuove tutte le cose. Laddove c’è la necessità di coniugare insieme – nella vita, nel lavoro, nelle istituzioni – la libertà, la giustizia e il Vangelo, là è collocata la frontiera delle Acli. Una frontiera antica e sempre nuova (…).

Non è più solo la fabbrica, oggi, il luogo dove si produce e riproduce la moderna città dell’uomo (…).

Nel mondo di oggi è ancora vero che il lavoro crea cittadinanza ma è sempre più vero che la cittadinanza crea lavoro. Siamo e saremo ancora, dunque, movimento del lavoro. Il lavoro produce ricchezza per se stessi e ricchezza sociale. È questa la funzione che sin qui è stata esaltata. Ma oggi vediamo che questo circuito virtuoso non è più scontato. Se un tempo il lavoro ha creato la società, oggi la società è chiamata a creare nuovo lavoro. Non solo più occupazione, ma un nuovo lavoro. Un lavoro che sappia produrre e sviluppare l’umanità dell’uomo, che maturi ed esprima le sue doti creative, che renda l’uomo in grado di dare nuovo senso e nuovi contenuti al lavoro, di fare nuovo il lavoro (…).

Le Acli, quelle di oggi e quelle che verranno, non si rassegnano ad una diaspora dei cattolici in politica.

Non abbiamo dimenticato che il cristiano non è chiamato a farsi cittadella sul monte ma ad essere sale della terra, lievito nella pasta di una vicenda umana che va incontro al suo Salvatore e al Regno che Egli ha preparato per le sue creature. Vediamo però che questa disseminazione avviene oggi in forme troppo repentine e subalterne. Assomigliano più al conveniente dislocarsi di destini individuali e di gruppo che ad una reale animazione cristiana della politica.

Ecco: le Acli del nuovo inizio si impegneranno a coltivare e testimoniare nella società, nell’economia, nella politica, questa compiutezza dell’ancoraggio ai valori che discendono dalla fede nel Cristo crocefisso e risorto».

Franco Passuello (1994-1998)
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR