Genova: Puntare sulla manutenzione dei fiumi

Ancora una volta Genova è una città ferita, sott’acqua come nel 2011, nel 2010 e nel 1970. Tra i cittadini ci si chiede se è stato fatto tutto il possibile per la messa in sicurezza”. Le parole sono di Enrico Grasso, presidente delle Acli di Genova che denuncia: “è mancata una buona manutenzione ordinaria dei rivi che sono invasi dalla vegetazione e vanno puliti”.

“Le scuole erano state chiuse, ma lo stato di rischio non è stato pubblicizzato in modo adeguato, solo poche persone iscritte al servizio del Comune hanno ricevuto l’Sms di avviso e di certo sono molto pochi i pensionati e gli anziani iscritti al servizio. Non credo che abbia ricevuto qualche avviso la persona che è morta nel tunnel. Nessuno ti ha avvertito di non metterti in viaggio, manca un’adeguata rete di comunicazione”.

“Come al solito ci saranno persone che daranno una mano ma poco coordinate dall’ente pubblico che si affida ai volontari perché mancano le risorse. Serve un piano di organizzazione della protezione civile. Stiamo sempre improvvisando, viviamo sull’emergenza e invece dobbiamo abituarci ad accettare che conviviamo con il rischio”.

Prevenzione è dunque quello che chiede Grasso alle istituzioni perché i fiumi a Genova continueranno a esondare. “Già lunedì è prevista un’altra bomba d’acqua”.

“Un anno fa – continua Grasso – come Acli avevamo organizzato un incontro con un esperto sul rischio idrogeologico di Genova. Carte alla mano ci ha detto che per la messa in sicurezza dei fiumi servono moltissimi soldi, risorse che il Comune non avrà mai e non è detto che arrivino mai dallo Stato”.

Gli interventi sul Bisagno sono ancora parziali: da 500 metri cubi al secondo il fiume dovrebbe passare a una portata di 1.300 metri cubi al secondo ma in 7 anni i lavori hanno portato un allargamento solo di 200 metri cubi.
Lo scolmatore che deve portare al mare altri 400-500 metri cubi è ancora da venire. I soldi sono stati stanziati  ma l’esecuzione richiederà oltre 10 anni.
Il rio Feregiano, che è un fiume ridicolo, va messo in sicurezza ma è stato dimenticato per un’inchiesta. Per metterlo in sicurezza bisogna sistemare 3.000 metri lineari ma ne sono stati fatti 960 e poi ci si è fermati. È’ una situazione che molti cittadini non conoscono”.

Le conclusioni sono ovvie: se non si può evitare il rischio bisogna comunque essere preparati ad affrontarlo e le Acli chiedono alle istituzioni locali di costruire un piano di emergenza adeguato, pubblicizzare il più possibile lo stato di rischio e puntare sulla comunicazione per evitare tragedie, fare manutenzione ordinaria costante dei rivi. “Se ci fosse stata forse oggi Genova non sarebbe in questo stato”.

Genova: Puntare sulla manutenzione dei fiumi
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR