Gesù annuncia il mistero pasquale

Gesù annuncia il mistero pasquale, dove si realizza la salvezza.

Siamo al cuore del vangelo di Marco, nel punto di svolta, in cui Gesù comincia a parlare apertamente ai suoi discepoli del suo destino di passione, morte e resurrezione per la salvezza del mondo.

Gesù comincia a dialogare con i suoi discepoli per sapere quello che la gente dice di lui, parole che venivano confidate ai discepoli più che dette direttamente in faccia a Gesù. La risposta è che la gente considera Gesù un profeta, rifacendosi a quei personaggi che nel passato del popolo erano stati inviati da Dio con una parola di conversione e di incoraggiamento per praticare il bene e abbandonare il peccato.

Gesù passa a chiedere cosa pensano loro di lui. Pietro dà una risposta che supera quella della gente, infatti non dice che è un profeta, ma il Cristo, il Messia promesso che doveva compiere la definitiva salvezza del popolo. Il Messia è più che un profeta, non solo parla a nome di Dio, ma compie la salvezza, cosa che anche per i profeti era compito di Dio. Pietro intuisce, qui, che Gesù è più che un profeta.

Gesù comincia ad insegnare ai discepoli che egli sarà un Messia diverso da quello che si attendono, in quanto dovrà soffrire, morire e poi risorgere il terzo giorno, non sarà dunque un Messia trionfante che prenderà il potere politico e libererà Israele dall’occupazione romana, al contrario sarà ucciso dal potere politico su indicazione di quello religioso.

Gesù non aveva problemi a parlare di questo suo destino, perché oramai si era convinto che così sarebbe successo, e anche che la sua morte non avrebbe sconfessato la sua missione salvifica, come invece penseranno di discepoli fin dopo la sua resurrezione, per tutti i discepoli di Emmaus (Lc 24).

Pietro però ancora non ha compiuto lo stesso cammino di Gesù, e ragiona con le sue categorie. Egli rispetta il suo maestro e per questo lo prende in disparte per rimproverarlo, per non metterlo in imbarazzo di fronte agli altri discepoli. Ma Gesù, che è ben consapevole di sé e del suo rapporto con il Padre e con la missione che gli ha affidato, coinvolge i discepoli e rimprovera Pietro, imputandogli un pensiero troppo umano e poco di Dio. Infatti Pietro non ha ancora ricevuto lo Spirito santo che lo guiderà alla verità tutta intera (Gv 16,13). Pietro facendo così è come satana, l’unica volta che Gesù rivolge questo appellativo a un uomo, perché come satana vuole dividere Gesù dal Padre, vuole dividere il cuore di Gesù, insinuando un desiderio di potenza e di dominio, invece che un desiderio di amore.

Gesù poi si rivolge alla folla e ai discepoli insieme, chiedendo a ciascuno di prendere su di sé la propria croce, cioè di assumersi, come lui, la fatica di essere testimone fedele e credibile, fino alla morte, del volto non ambiguo del Padre, che vuol dire amare e non compiere violenza per imporre la giustizia di Dio.

Dio non opera così nella storia degli uomini, ma chiede la collaborazione di qualcuno per la salvezza di tutti, i profeti nel passato, Gesù per tutti i tempi, i cristiani dopo Gesù.

Cercare da sé  la salvezza per la propria vita vuol dire perseguire una strada di stoltezza destinata a perdere la vita, che viene invece salvata se si rimane fedeli a Gesù e al suo mistero Pasquale, mistero di salvezza che passa attraverso la fiducia nel Signore di fronte alla morte, come ha fatto Gesù. Si potrebbe dire che il “trucco” – la sapienza della vita – sta nel restare aderenti alla causa di Gesù e del Vangelo, così si trova il centro della propria vita, quel baricentro che ci permette di stare sempre in piedi di fronte al Signore e ai fratelli, che a volte non vogliono riconoscere da chi viene la vita vera.

 

13 settembre 2015 – XXIV Domenica Tempo Ordinario – Anno B

Marco 8,27-35

In quel tempo, 27 Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». 28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». 29 Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». 30 E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

31 E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

32 Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. 33 Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

34 Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

 

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Fonte UNHCR
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