Gesù dà la vita per noi

L’amore del pastore per le sue pecore è ciò che lo abilita a dare le vita per le pecore.

Giovanni conclude il racconto di quanto accade a Gerusalemme durante la festa delle capanne (capp. 7-9) con un discorso di Gesù che si propone come il buon pastore, discorso che viene accolto in maniera ambivalente: Gesù ha un demonio, no, viene da Dio (Gv 10,19-21).

Nella prima parte (10,1-10) Gesù mette a confronto un pastore e un brigante:

il pastore si preoccupa delle pecore, fino a dare la sua vita, perché «abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (10,10)

il brigante è un estraneo a cui le pecore non danno ascolto.

In seguito, Gesù si presenta come la porta attraverso cui le pecore trovano la vita.

Giovanni riprende la figura del pastore dall’Antico Testamento: Davide è il pastore per eccellenza che rischia la vita per le pecore e per Israele (1Sam 17,34-37); Il Signore è il pastore d’Israele (Sal 23; Is 40,11) perché i capi del popolo sono inadeguati (Ez 34).

Giovanni utilizza il registro economico-giuridico: il pastore è interessato alle pecore perché esse sono di sua proprietà, a differenza del mercenario – che è pagato per lavorare -, ma non è proprietario e dunque non ha un interesse primario a difendere le pecore.

Gesù dà la vita per le pecore, perché ha un legame che lo unisce a loro, un legame non economico-giuridico, ma – fuor di metafora – un legame di alleanza di vita e d’amore. In questo legame è in gioco la vita delle pecore, minacciate dal lupo, ma anche quella del pastore che si è legato a filo doppio con quella delle pecore.

Questo legame di vita e di amore fa sì che il pastore e le pecore si riconoscano reciprocamente, conoscenza simile a quella tra il Padre e il Figlio, perché nasce dalla vita e dall’amore tra i due.

Gesù parla poi di altre pecore che ascolteranno la sua voce: sono i pagani, cui i cristiani rivolgono la buona novella (Giovanni scrive verso gli anni 90 e il cristianesimo si sta diffondendo in tutto il mondo conosciuto allora in Occidente). Essi diventeranno un solo gregge con i Giudei, perché avranno un solo pastore: Gesù («Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita» Ap 7,16-17)

L’amore del Padre per il Figlio è motivato dal fatto che Gesù ama le sue pecore. Egli può dare la sua vita e riprenderla di nuovo, in quanto è Signore della vita. Gesù può fare questo perché è il Padre che gli ha dato questo comandamento e il potere di realizzarlo.

Giovanni, a differenza degli altri vangeli sinottici e di Paolo – in cui è il Padre che resuscita il Figlio -, afferma in questi versetti che è Gesù che resuscita se stesso («Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso» Gv 5,26) facendo eco  anche al quarto canto del servo di Isaia: «Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli» (Is 53,12).

La concordia di volontà fra il Padre e il Figlio fa sì che il loro amore a favore di tutti gli uomini si realizzi nel dono della vita.

 

26 aprile 2015 – IV Domenica di Pasqua – Anno B

Giovanni 10, 11-18

In quel tempo, Gesù disse: 11 «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

 

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Gesù dà la vita per noi
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