Gesù è la sapienza di Dio

La liturgia di questa seconda domenica dopo Natale vuole celebrare la preesistenza di Gesù Cristo presso il Padre prima della creazione del mondo, come testimoniano le tre letture. La prima indica nella Sapienza la «figura» che si compirà in Cristo. La seconda mostra il ruolo di Cristo nella creazione.

Questa lettura è l’inizio del vangelo di Giovanni che illustra, anticipandoli e sintetizzandoli, tutti i temi del Vangelo.

Possiamo distinguere  quattro sezioni in cui si intrecciano i temi della identità del Verbo, della sua missione nel mondo in quanto rivelatore del Padre e portatore della salvezza, della missione di Giovanni Battista, del rifiuto e della fede del mondo in Cristo Gesù.

La prima sezione (vv. 1-5) ci presenta il Verbo, caratterizzato dal suo essere Dio, dall’essere origine e mediatore della creazione, dal suo essere vita e luce. Egli è fonte di vita per gli uomini in quanto creatore con Dio e in quanto luce degli uomini. La luce ha la funzione di rivelare ciò che è nascosto: il mistero di Dio, e ciò che invece si nasconde nelle tenebre: il peccato degli uomini. Giovanni afferma che, a causa della resurrezione, il Verbo è più forte delle tenebre/morte.

La seconda sezione (vv. 6-9) parla di Giovanni come testimone che viene da Dio per mostrare al popolo ebreo la luce che viene da Cristo, la luce vera che illumina la vita di ciascuno di noi. Giovanni era consapevole di non essere lui la luce, ma che doveva rendere testimonianza a Gesù, e così ha fatto.

La terza sezione (vv. 10-13) mostra il mistero dell’accoglienza e del rifiuto di Gesù da parte degli uomini. Si mostra come Gesù, avendo partecipato alla creazione del mondo, avrebbe dovuto essere riconosciuto dal mondo – come il suo creatore –  in modo naturale, potremmo dire. Però così non è accaduto. Il popolo scelto da Dio per rendere testimonianza al suo Messia non lo ha riconosciuto. Alcuni però, in mezzo a questo popolo, lo hanno accolto come il Messia inviato dal Padre, si sono riconosciuti come suoi fratelli e sono così diventati figli di Dio. Tutto questo, tuttavia, non accade per discendenza carnale, ma per discendenza spirituale. Infatti chiunque, appartenente a un qualsiasi popolo, può diventare figlio di Dio se accoglie Gesù nello Spirito del Padre, riconoscendosi così generato alla vita dal Dio della vita («Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.  Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove», 2Cor 5,15-17)

La quarta sezione (vv. 14-18) illustra il modo con cui Gesù ha salvato il mondo: facendosi uno di noi per abitare tra di noi. Egli è come la tenda dell’alleanza che si trovava in mezzo al popolo quando uscì dall’Egitto, luogo della presenza del Signore, «figura» del Cristo che abita in mezzo al popolo.

Che Dio si faccia carne è il mistero che ci meraviglia sempre e che accogliamo con la stessa umiltà con cui Gesù si è fatto carne (cfr. Fil 2,6-11). Egli è venuto a compiere la Legge che si riassume nella carità e nella verità. Nella carità dell’amore di Dio per noi e nella verità di questo stesso amore, che è fedele a se stesso e non viene mai meno. E’ una verità non solo concettuale, ma soprattutto esistenziale: è la fedeltà di Dio al suo disegno di amore per l’uomo.

Se è vero che fino a Gesù nessuno aveva mai visto Dio – infatti le manifestazioni di Dio nell’Antico Testamento sono ascolto di una parola (per esempio 1Re 19, l’incontro di Elia con il Signore sull’Oreb) – è Gesù stesso che ci rivela in se stesso il volto del Padre.

Questo è ciò celebriamo nel tempo liturgico del Natale. Questo contempliamo con gioia e rendendo grazie a Dio.

 

3 gennaio 2016 – II Domenica Tempo di Natale – Anno C

Giovanni 1,1-18

1In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

2 Egli era, in principio, presso Dio:

3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

15Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.  

17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

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Gesù è la sapienza di Dio
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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