Gesù guarisce la vita

Gesù continua a predicare il regno di Dio e a compiere gesti di salvezza che lo rendono presente.

Gesù era andato al nord, verso Tiro e Sidone, e qui aveva guarito la figlia di una donna di quelle parti, una donna che non faceva parte del popolo d’Israele e che tuttavia, con la sua fede,  aveva convinto Gesù a guarire la figlia posseduta da un demonio. E’ l’unica volta che Gesù si piega al volere di un interlocutore e si lascia convincere a mutare il proprio convincimento.

Ora Gesù torna verso il mare di Galilea, cioè il lago di Tiberiade. Qui gli portano un uomo sordomuto per guarirlo. Costui non poteva comunicare, se non a gesti, con coloro che lo accudivano, non poteva lavorare, era emarginato dalla vita sociale del suo popolo.

Gesù lo prende in disparte perché non vuole che si sappia cosa sta per accadere. Il vangelo di Marco è costruito in modo tale da mantenere il segreto sulla vera identità di Gesù come figlio di Dio fin sotto la croce, quando il centurione vedendolo morire in quel modo, lo proclama tale. E’ solo nell’amore mostrato nella morte in croce che si può riconoscere Gesù in quanto messia e Figlio di Dio. Fino ad allora il segreto è necessario, perché le condizioni per un riconoscimento ambiguo nei suoi confronti, cioè di un riconoscimento magico per la potenza dei suoi miracoli, è sempre in agguato per il cuore dell’uomo che si accontenta di questa “magia” piuttosto che accogliere il dono della salvezza e farsi responsabile per annunciarlo a sua volta secondo l’intenzionalità che Gesù ha vissuto e rivelato.

Marco descrive nei particolari i gesti e le parole compiute da Gesù: la saliva, la preghiera e la parola autorevole: apriti, cui segue la guarigione del sordomuto.

La raccomandazione del segreto è quasi patetica, perché le opere di Dio non possono restare nascoste (cfr. Mt 5,14-16). Coloro che hanno accompagnato il sordomuto sanno che solo Dio, come abbiamo visto nella prima lettura, può fare questa opera di salvezza e riconoscono così in Gesù colui che opera con la potenza di Dio.

 

6 settembre 2015 – XXIII Domenica Tempo Ordinario – Anno B

Marco 7,31-37

In quel tempo, 31 Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33 Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

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Gesù guarisce la vita
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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