Gesù, la vita e la morte

29 aprile 2012 – IV Domenica di Pasqua – Anno BGesù ci conosce e per questo ci ama ed è disposto a dare la sua vita per noi. Nella conoscenza nasce l’amore che dona la propria vita.Giovanni 10, 11-18
In quel tempo, Gesù disse: 11 «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».Giovanni conclude il racconto di quanto accade a Gerusalemme durante la festa delle capanne (capp. 7-9) con un discorso di Gesù che si propone come il buon pastore, discorso che viene accolto in maniera ambivalente: Gesù ha un demonio, no, viene da Dio (Gv 10,19-21).Nella prima parte (10,1-10) Gesù mette a confronto un pastore e un brigante:– il pastore si preoccupa delle pecore, fino a dare la sua vita, perché «abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (10,10) il brigante è un estraneo a cui le pecore non danno ascolto.In seguito, Gesù si presenta come la porta attraverso cui le pecore trovano la vita.(leggi tutto nel documento correlato sotto l’immagine a sinistra)

Gesù, la vita e la morte
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