Gesù viene nel mondo sfamando

Gesù dà da mangiare il pane di vita per sfamare la fame di vita degli uomini.

Per cinque domeniche verrà letto, quasi per intero, il capitolo 6 del vangelo di Giovanni, che è detto del discorso del pane di vita, mentre la lettura del vangelo di Marco riprenderà dalla XXII domenica del tempo ordinario, che questo anno si terrà il 30 agosto 2015.

Il vangelo di Giovanni si può dividere in 2 parti. La prima è il libro dei segni (capp. 1-12), la seconda è la narrazione del mistero pasquale (capp. 13-21).

Dopo il battesimo presso il Giordano, Gesù compie il primo segno alle nozze di Cana; poi sale a Gerusalemme per celebrare la Pasqua con la purificazione del tempio e il colloquio notturno con il fariseo Nicodemo; Gesù incontra la Samaritana al pozzo mentre va a Gerusalemme per celebrarvi di nuovo la Pasqua durante  la quale risana un paralitico presso la piscina di Betzata e discute con i giudei sulla testimonianza che il Padre gli dà in quanto Figlio.

Siamo così giunti al nostro episodio che, contrariamente ai precedenti, Giovanni ha in comune con i vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca. Siamo su un monte nei pressi del lago di Tiberiade. Giovanni è un narratore che commenta spesso quanto sta accadendo sia dando indicazioni di spazio e di tempo, che commentando gli avvenimenti. E’ una sua caratteristica, meno presente negli altri tre vangeli.

Siamo vicini a un’altra festa di Pasqua. Gesù si siede in un luogo elevato e vede salire verso di lui una folla. La sua prima preoccupazione è quella di sapere come dargli da mangiare e mette alla prova Filippo per vedere se riesce a intuire cosa sta succedendo. Filippo era stato chiamato da Gesù, il giorno dopo il suo battesimo, quando dei discepoli di Giovanni lo avevano seguito per stare con lui. Filippo poi invita Natanaele a seguirlo da Gesù e glielo indica come «colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret» (Gv 1,45).

Gesù, mettendo alla prova Filippo in quanto conoscitore delle Scritture, vuol vedere se si ricorda del profeta Eliseo che aveva sfamato 100 persone con venti pani d’orzo. Filippo non si ricorda, ma pone la questione pratica: per sfamare tutta quella gente non basta lo stipendio di un anno di lavoro di un contadino (il salario di una giornata era di un denaro). Nella discussione si intromette Andrea che, con un tocco di ironia narrativa, fa presente come ci sia un ragazzo che, previdente, aveva portato con sé cinque pani d’orzo e due pesci, sufficienti per sé e per pochi altri. Di certo non pensava di dover sfamare una folla intera. Tuttavia così andranno le cose.

Gesù prende l’iniziativa e fa sedere la gente, si calcolano cinquemila uomini e gli altri evangelisti sottolineano: senza contare le donne e i bambini.

Gesù rende grazie a Dio per il cibo del ragazzo e lo diede a quelli che erano seduti, quanto ne volevano. E’ un’indicazione per dire che non è Gesù che sceglie la quantità da dare, ma è il desiderio della gente che viene soddisfatto con abbondanza. Infatti si raccolgono i pezzi avanzati, perché non vadano buttati, potranno servire per un’altra volta.

Questo è il racconto del segno (Giovanni indica con questo termine i miracoli che Gesù compie) compiuto da Gesù. Ora comincia un lungo racconto su cosa questo segno significhi e che leggeremo nelle prossime quattro domeniche.

La gente presente riconosce in Gesù il profeta che deve venire nel mondo. Era l’attesa d’Israele, particolarmente viva in quel periodo di sottomissione ai romani, di un Messia che venisse a liberarlo.

Loro cercano un profeta e Gesù capisce che vogliono prenderlo per farlo re. Gesù si sottrae a questa volontà della gente perché non è questa la missione ricevuta dal Padre. Egli è venuto ad annunciare il regno di Dio, non il suo voler regnare su Israele. Non è lui che regnerà, anche se sulla croce ci sarà scritto: il re dei giudei. E tuttavia egli sarà colui che libererà il popolo dalla schiavitù più vera: quella del peccato e della morte.

Gesù, di fronte a questa richiesta della gente, si sottrae e va sul monte da solo, probabilmente per pregare e comprendere meglio il senso della sua missione in dialogo con il Padre.

 

26 luglio 2015 – XVII Domenica tempo ordinario – Anno B

Giovanni 6,1-15

In quel tempo, 1 Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2 e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3 Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4 Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

5 Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6 Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7 Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

8 Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 10 Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

11 Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.

12 E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13 Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

14 Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15 Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

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Gesù viene nel mondo sfamando
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