Giovani e volontariato: intervista a Daniele Socciarelli

Elisa Cancian collaboratrice del progetto “Ri-conoscersi”* intervista Daniele Socciarelli, coordinatore del progetto Terre e Libertà
LA STORIA
Iniziamo col raccontare la storia di Terre e Libertà
Terre e Libertà nasce nel 1998 da un’esperienza delle Acli milanesi e del nord Italia di un intervento che possiamo definire umanitario che portava viveri e generi di prima necessità all’interno dei campi profughi in Slovenia durante il periodo della Guerra in Ex-Jugoslavia. Nasce così un movimento forte di volontari, più di mille persone, che si muovono da tutta Italia, soprattutto dal nord, verso questi campi. Nasce da questa esperienza Terre e Libertà, con il primo campo in Bosnia Erzegovina, seguendo il percorso di rientro di alcune famiglie di alcuni campi profughi particolarmente numerosi. Poi i volontari gradualmente hanno preso in mano le redini di questo progetto che pian piano prendeva forma e lo hanno portato avanti dal ’98 al 2003 con una formula di democrazia orizzontale. Finché nel 2003 si è deciso di dare una struttura, che poi è quella attuale, più o meno piramidale con un coordinatore e un gruppo di volontari.
In sintesi nasce come un’esperienza molto forte di volontariato e continua ad essere un’esperienza molto forte di volontariato.
Quali sono stati gli ostacoli che avete dovuto superare durante il percorso?
Il primo ostacolo che ha dovuto superare il progetto è stata la necessità di un coordinamento più sistematico che desse un’identità e una struttura al progetto stesso.
All’inizio era gestito da un gruppo di persone ma nel 2003 è stata creata la figura del coordinatore, una persona stipendiata che dedica il suo tempo al questa attività.
Il secondo ostacolo riguarda i luoghi in cui realizziamo le attività, dove spesso abbiamo a che fare con le dinamiche locali che complicano un po’ l’organizzazione
Intendi sia in termini di accoglienza sia in termini dei volontari che arrivano in quei luoghi…
Sì, perché in alcuni casi questi luoghi sono evoluti e quindi quello che i volontari pensavano di trovare non corrispondeva alla realtà, per anni abbiamo cercato di spiegare alle persone che i territorio dell’Ex-Jugoslavia sono in fase che va oltre quella della guerra.
Mi hai raccontato che nel 2003 si è definita la struttura tuttora attuale di Terre e Libertà, adesso siamo nel 2013 e ti chiedo se sono cambiate le attività e gli obiettivi?
No, non sono cambiate , ma si sono attualizzate grazie alla presenza dei volontari, che hanno una media di età tra i 24 e i 25 anni e che portano innovazione, nuove idee, nuove modalità e nuovi stimoli. E questo dà al progetto la possibilità di evolversi al passo coi giovani e in generale con la società. Sia in termini di mezzi comunicativi sia nel fare attività che stimolino i ragazzi in base agli interessi attuali.
Anche gli obiettivi rimangono invariati ma direi che abbiamo messo molto l’accento sull’esperienza vissuta dai volontari.
IL COINVOLGIMENTO DEI GIOVANI
Ora diamo spazio ai giovani, come si inseriscono nella vostra realtà e come contribuiscono alla realizzazione delle vostre attività?
Secondo me c’è da fare una distinzione tra i giovani che sono volontari e i giovani che intercettiamo durante i campi come utenti. Pian piano questa cosa si sta intrecciando e questo fa parte dell’evoluzione del progetto. Si sta intrecciando la storia di chi partecipa e di chi è coinvolto localmente.
I giovani che partecipano si inseriscono portando se stessi sia nella vita comunitaria (per due settimane estive) sia a livello di attività, nel portare proprie competenze o interessi.
E quindi il linguaggio è quello animativo, non tanto quello della parola e strettamente legato alla sfera linguistica…
Si certamente, e Terre e Libertà è uno dei portatori dell’idea del linguaggio non verbale, non dico che l’abbiamo inventato noi questo no, però siamo dei grandi usufruitori. All’interno dei gruppi, di solito, vengono affiancati dei facilitatori linguistici e culturali che sono poi i giovani dei luoghi e quindi rientrano nell’altra fascia di giovani che noi incrociamo. Spesso c’è un gap culturale che va colmato, anche se alcuni dei paesi sono molto vicini geograficamente. Negli anni abbiamo cercato di investire in queste figure anche in modo più costante durante l’anno, grazie anche alla presenza di IPSIA in questi contesti coi progetti di cooperazione e, dallo scorso anno (un esempio è in Bosnia) alcuni di questi giovani hanno iniziato a collaborare attivamente con noi, all’interno di un progetto di cooperazione occupandosi della parte giovanile del progetto stesso. Sono quindi diventati anche portatori di alcuni messaggi. In Albania invece il percorso di alcuni giovani del luogo è stato quello di essere prima dei facilitatori e in seguito degli animatori che durante tutto l’anno, non solo nel momento del campo d’estate, hanno portato avanti le attività nei luoghi dove facciamo animazione e da quest’anno gli verrà chiesto di seguire il percorso formativo dei giovani responsabili in Italia. A questo livello, il fattore lingua diventa un po’ importante e il tutto diventa una specie di gioco di ruoli che si scambiano o che si sovrappongono.
È anche un modo per responsabilizzarli e farli crescere e quindi come strategia volete dargli spazi di responsabilità maggiori e renderli attivi protagonisti…
Assolutamente si! Gradualmente vengono inseriti anche nell’organizzazione del campo e delle attività. Spesso sono studenti universitari o delle superiori a cui offriamo possibilità di crescita personale e professionale. Succede spesso che nella vita diventino degli educatori e come volontariato svolgano le attività di Terre e Libertà.
Quali sono gli strumenti e i canali che usate per contattare e coinvolgere i giovani?
Sicuramente attraverso l’uso della rete internet e dei social network.
Un’altra parte è organizzando momenti di conoscenza e di informazione del progetto nelle scuole, nei centri giovanili, negli oratori, nelle fiere. E con le testimonianze dirette dei volontari.
Finora abbiamo parlato di realtà lontane ma proviamo a tornare sul nostro territorio e in particolare nella nostra realtà di Milano, secondo te, quali sono le difficoltà che possono incontrare i nostri giovani?
C’è sicuramente una grande pluralità di proposte e questo crea spesso una gran confusione e anche poca sistematicità dell’offerta. Cercare nel mare delle proposte è faticoso, o sei una persona che ha delle idee ben chiare, oppure è veramente difficile. A Milano sono stati fatti dei tentativi di orientamento ma non c’è ancora chiarezza. Spesso solo il conoscere delle persone o delle realtà, direttamente o indirettamente, è la chiave per poter arrivare in un certo posto. Terre e Libertà lo sa e infatti un altro importante canale comunicativo è quello del passaparola.
La seconda difficoltà è la mancanza di una figura carismatica vicina ai giovani che possa coinvolgerli. Forse manca una sorta di facilitatore che abbia già degli interessi e che li stimoli anche nella loro quotidianità. Questa mancanza, secondo me, la possiamo riscontrare nella scuola, nell’università e in quei settori che dovrebbero riempire il tempo extra-scolastico. Qui spezzo una lancia a favore degli scout, che è uno dei pochi luoghi in cui questo orientamento esiste perché all’interno dell’associazione ci sono quel tipo di figure. Tra l’altro all’interno di Terre e Libertà passano moltissimi scout.
Secondo te i giovani come reagiscono alle difficoltà di cui ci hai parlato?
Secondo me ci sono delle fasce. Ce ne sono alcuni che non se ne interessano perché ciò non li stimola o non incontra il loro interesse poi c’è una fascia che vorrebbe ma non trova il canale giusto e infine c’è una fascia di chi cerca col lanternino che però spesso ha la difficoltà di non trovare un interlocutore a cui fare delle domande o con cui confrontarsi.
Inoltre c’è un insieme composto da scuola e società che non stimola e non offre riferimenti e conoscenza di quello che è il mondo del terzo settore in Italia, che in realtà , era ed è, il fiore all’occhiello della nostra realtà.
 
LA PARTECIPAZIONE DEI GIOVANI ALLA VITA SOCIALE
Secondo te, quali sono le iniziative nel nostro territorio che possono offrire sostegno ai giovani e aiutarli nella realizzazione del loro percorso?
Ci sono dei luoghi che sono frequentati già da persone che sono interessate all’argomento, insomma già educate a questo tema. Adesso sta diventando un po’ come “non so se ce la faccio”, sia economicamente sia come tempo.
È un po’ una rincorsa contro il tempo quella dei giovani…
Si certamente! Però devo fare in modo che ci sia il tempo per me stesso negli altri.
Un ultima domanda e concludiamo,secondo te, quali sono i tratti essenziali delle politiche giovanili sul nostro territorio?
Forse per mancanza mia, ma devo ammettere di non conoscerle proprio bene. Ci saranno delle linee programmatiche per i giovani, io non le conosco ma probabilmente nessuno ha fatto in modo che si conoscessero.
Concludiamo con un po’ di positività, per fortuna esistono queste realtà come Terre e Libertà…
Si, spesso sono proprio queste realtà a cambiare le cose. E soprattutto vivono grazie al gruppo numeroso di volontari che vi partecipano.
 
*Il progetto Ri-conoscersi promosso dalle Acli e dal Cta nazionali e finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha lo scopo di ricercare e di dare un nuovo impulso all’azione sociale sul territorio, sperimentando nuove metodologie, per rilanciare la partecipazione attiva dei giovani nella società.

Giovani e volontariato: intervista a Daniele Socciarelli
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR