Giudicati nell’amore di Gesù

Gesù regna sull’universo con amore. Il suo amore per noi e per la creazione è il criterio di discernimento su cui verremo giudicati con giustizia e misericordia, perché Gesù ci ama.

Gesù conclude i suoi ultimi discorsi (capp. 22-25) prima di vivere il mistero pasquale con questa scena del giudizio finale. Dopo il tema della vigilanza e dell’essere pronti alla venuta del Signore, siamo qui proiettati da Gesù nel momento in cui verrà nella gloria, cioè dalla sua resurrezione fino alla fine dei tempi. Gesù siede sul trono della sua gloria fin dalla sua resurrezione e vi rimarrà per sempre.

La sua gloria è la vittoria sulla morte attraverso l’amore per il Padre e per noi uomini e donne vissuto fino in fondo.

Per questo può parlare del giudizio basato sull’amore verso di lui, il Signore, che si concretizza nell’amore per i fratelli che ne hanno più bisogno. Le sei opere di misericordia qui descritte indicano, nella loro esemplificazione che non ne esclude altre, la totalità dei possibili gesti d’amore nei confronti dei fratelli che si trovano nel bisogno.

Gesù ha percorso per primo la via del duplice amore. Egli infatti ha dato da mangiare al popolo che lo seguiva nella predicazione (la moltiplicazione dei pani), ha avuto sete e ricevuto da bere (la samaritana e sulla croce), ha guarito malati, ha visitato malati (la suocera di Pietro). Anche se lui non ha compiuto esplicitamente questi sei gesti,  ne ha compiuti altri, e per questo ha ricevuto in eredità il regno di Dio che condivide con noi.

Le opere che egli indica iniziano con la condivisione di beni necessari: pani e acqua, per passare alla vicinanza fraterna con chi è debole per condizione sociale: essere straniero, nudo, malato o incarcerato. La compagnia del fratello è segno della relazione che ci accomuna in quanto figli dello stesso Dio.

Gesù ha così percorso la via della giustizia e chi lo segue su questa via diventa anche lui giusto (v. 37), che siano stati consapevoli o meno che servendo i fratelli servivano il Signore. La rivelazione evangelica è destinata però a tutti e tutti possono accogliere questa parola di vita: amare i fratelli ci rende giusti, perché così ha fatto Gesù, il Signore, in modo esemplare per noi.

Ciò che è veramente importante è  l’amore per i fratelli, non tanto la consapevolezza che loro sono amati da Gesù che si identifica con loro. Riconoscere la dignità del fratello ci rende giusti, ed è questo che ci fa accedere alla vita eterna.

 

23 novembre 2014 – Solennità di Cristo Re – Anno A

Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

31 «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32 Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

34 Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35 perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

37 Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40 E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

41 Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42 perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43 ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

44 Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45 Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

46 E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

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Giudicati nell’amore di Gesù
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR