Un’alleanza che arricchisce

Di Roberto Rossini, presidente nazionale Acli e portavoce Alleanza contro la povertà in Italia

Ora ci siamo. Finalmente anche l’Italia si è dotata di uno strumento strutturale contro la povertà e non di una misura sperimentale, quindi revocabile. Dopo il passaggio alla Camera dello scorso luglio 2016, il 9 marzo 2017 il Senato ha approvato la legge delega sulla povertà che introduce in Italia il Reddito d’inclusione (Rei).

È dunque un momento di reale soddisfazione per noi delle Acli e per l’Alleanza contro la Povertà in Italia: una nostra idea, generata, curata, cresciuta e sostenuta per molti anni finalmente trova una prima vera conferma e traduzione legislativa.

Il valore di un’alleanza, competenza e forza. L’essere coordinati in un unico soggetto di advocacy nell’interlocuzione con le forze politiche e le istituzioni competenti ha fatto sì che il tema della lotta alla povertà diventasse una questione prioritaria nell’agenda della politica. Perché non ci si è limitati ad elaborare e a proporre un piano strutturale e universale rivolto a chi versa in condizioni d’indigenza ma, attraverso un dialogo costante e costruttivo con le forze politiche e le istituzioni competenti, si è raggiunto l’obiettivo di rendere il tema della lotta alla povertà una questione prioritaria per il Paese. Con proprie e tecnicamente ineccepibili proposte e assumendo un ruolo attivo d’interlocuzione e di co-progettazione con molte istituzioni, attraverso l’Alleanza stiamo contribuendo alla definizione di un nuovo modello di welfare che fa leva sul protagonismo delle reti sociali, della società civile, del Terzo settore e dei sindacati. In particolare l’azione di sensibilizzazione, fatta di incontri pubblici nazionali e locali, audizioni e interviste, si è incrementata sul finire dello scorso anno: a partire dall’appello del 28 Dicembre 2016, “Perché far pagare ai poveri le conseguenze dell’instabilità politica?”, è stata portata avanti una puntuale attività di comunicazione e pressione politica affinché si giungesse ad una pronta approvazione della legge delega sulla povertà e ad una altrettanto rapida definizione del Piano nazionale di contrasto alla povertà. Questo appello è stato ampiamente ripreso dai media, dalle numerose realtà componenti dell’Esecutivo e da vari esponenti politici. Lo stesso Presidente della Repubblica, in occasione del suo messaggio di fine d’anno, ha rivolto parole d’incoraggiamento a chi si batte per contrastare la povertà in Italia.
Un’alleanza con le istituzioni politiche, sul merito delle questioni. Ma è con l’inizio del 2017 che le occasioni di confronto istituzionale si sono intensificate: l’Alleanza è stata ricevuta dal Presidente della Camera Laura Boldrini e si è sviluppata una fitta serie di contatti informali con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la relatrice presso la Commissione Lavoro del Senato, Anna Maria Parente, con la relatrice presso la Commissione Politiche Sociali alla Camera, Ileana Piazzoni, e altri esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione. In questa fase è emersa la difficoltà – condivisa dagli esponenti della maggioranza e del Governo – di un eventuale ulteriore passaggio parlamentare del ddl, data la prospettiva di un’eventuale chiusura anticipata della legislatura e la conseguente necessità di approvare in Senato, senza modifiche, il testo già approvato alla Camera.
L’azione dell’Alleanza si è dunque indirizzata ad avere una discussione di merito sul decreto delegato che darà concreta manifestazione al Rei e che rappresenterà uno strumento essenziale per l’attuazione effettiva della misura. Il confronto con il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e con i collaboratori tecnici del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per tentare di definire una serie di punti chiave riguardanti l’effettivo profilo del Rei e l’individuazione degli ambiti considerati irrinunciabili da parte dell’Alleanza per una efficace attuazione della misura, è stato serrato. Tutto questo ha permesso di arrivare a condividere un memorandum d’intesa tra il Governo e l’Alleanza contenente una serie d’impegni sulle diverse scelte che il Governo dovrà compiere nell’istituire il Reddito di inclusione.

Un memorandum per sancire un patto. Nel dettaglio, i punti d’intesa raggiunti riguardano i criteri per determinare l’accesso dei beneficiari della misura, i criteri per stabilire l’importo del beneficio, i meccanismi per evitare che si crei un disincentivo economico alla ricerca di occupazione, il finanziamento dei servizi, l’individuazione di una struttura nazionale permanente che affianchi le amministrazioni territoriali competenti per una piena ed uniforme attuazione del Rei, la definizione di un piano operativo per la realizzazione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa. Chiaramente, le questioni segnalate dall’Alleanza in questa fase, e in particolare quella relativa alla dotazione infrastrutturale dei servizi, affrontano gli aspetti principali per rendere possibile l’avvio del Reddito di inclusione e per implementarlo nelle fasi successive, ma non esauriscono tutti i nodi da affrontare per dotare il nostro Paese di una misura universale di contrasto alla povertà. Non bisogna, infatti, dimenticare che allo stato attuale il Rei non arriva a tutte le persone in povertà assoluta. È destinato solo ai nuclei con figli minori o con presenza di disabili, a donne in stato di gravidanza accertata e alle persone con più di 55 anni in stato di disoccupazione: si raggiungono circa 250-300mila famiglie, fino a 1,5 milioni di persone, a fronte di 4,6 milioni di cittadini in povertà assoluta (1,6 milioni di famiglie). Rimane dunque aperta la questione del finanziamento complessivo della misura e del necessario e progressivo ampliamento della platea dei destinatari del Rei in un orizzonte definito di tempo. In particolare, sono due i punti da sviluppare nel prossimo futuro: la definizione di un piano pluriennale contro la povertà e l’articolazione del fondo povertà in due componenti – le “due gambe” della legge – una destinata all’erogazione di un contributo economico e l’altra ai servizi alla persona, da garantire attraverso il welfare locale. È fondamentale che ai servizi alla persona sia assicurato un finanziamento adeguato: solo così, infatti, il Rei può effettivamente modificare le condizioni di vita delle persone. In caso contrario, il Rei si ridurrebbe ad un mero trasferimento monetario che non interviene realmente sulle cause della povertà: una misura priva della dimensione dei servizi sarebbe necessariamente inadeguata, poiché si scontrerebbe con la forte carenza dei medesimi in vaste aree del Paese, ma soprattutto perderebbe quel carattere inclusivo che rappresenta il vero punto di svolta nella lotta alla povertà e all’emarginazione sociale.

L’Alleanza non considera dunque esaurito questo percorso e chiederà che sin prossimi provvedimenti di bilancio siano assicurate le risorse che permettono in tempi ragionevoli la definizione di un Piano di contrasto alla povertà.Una considerazione politica. Ci si consenta anche una parola più schiettamente politica. I partiti faticano a “tenere” su alcuni provvedimenti perché per arrivare ad un risultato è necessario stare sui temi e non cedere alla volubilità dell’agenda, studiare la legislazione e non cadere alla banalità degli slogan, cercare di convincere tutti della bontà di un provvedimento e non usare i temi per dividere l’elettorato. È un peccato, perché noi – nel nostro percorso – abbiamo incontrato molti parlamentari, amministratori e tecnici veramente preparati e competenti, che nulla hanno a che fare con lo stereotipo di “politico” che la più parte dei mass media dipinge e getta in pasto all’opinione pubblica. Invece no. Ogni tanto dovremmo avere il coraggio di riconoscere che nell’agorà della politica non mancano persone capaci di passione e di competenza, di motivazione e di capacità di stringere… alleanze con chi va nella giusta direzione, indipendentemente dalla misura di consenso che potrebbe produrre. L’Alleanza contro la povertà è stata anche un’alleanza contro la banalità della politica. …e anche una associativa.

E infine una battuta su di noi, sulle Acli. Perché per noi questo risultato è importante anche come indice di una continuità e di una tenuta istituzionale che – seppur in anni difficili – ha generato “cose di bene comune” per il Paese, per la democrazia, che rimane una nostra fedeltà. Per questo il ringraziamento andrebbe a molte persone. No, non occorre citarle: alcuni hanno scritto queste righe e queste parole e altri capiranno al volo. Il Papa ci ha consegnato la fedeltà ai poveri, che dobbiamo onorare con molto altro ancora: intanto abbiamo scoperto un modo, il valore di una istituzione e la ricchezza di un lavoro insieme.

Un’alleanza che arricchisce
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR