I politici ai vertici delle Fondazioni bancarie

Molti commentatori hanno in questi giorni sostenuto la necessità di separare nettamente il management delle banche dalla politica. Siamo d’accordo. Come mostrano gli studi di Paola Sapienza, non è chiaro quali siano gli obiettivi di banche in cui continua a esserci una forte influenza della politica. Il loro comportamento è influenzato da interessi locali e cicli politici più che dal desiderio di garantire redditività ed efficienza. Il vero problema è: come?
A nostro giudizio c’è un modo molto semplice per spezzare la catena di controllo che lega le banche alla politica: completare il processo di privatizzazione facendo uscire le fondazioni bancarie dal capitale delle banche conferitarie.
Sono infatti le fondazioni il canale principale attraverso cui la politica mette le mani sulle banche. I politici entrano negli organi sociali delle fondazioni, si “puliscono” per un mandato, e da lì passano ai consigli di amministrazione delle banche. La procedura è talmente collaudata che il codice di autodisciplina recentemente approvato dall’Acri, l’associazione che riunisce la fondazioni, si è stranamente dimenticato di proibire che le fondazioni possano nominare membri dei propri consigli d’amministrazione ai vertici delle banche cui partecipano. Nelle prossime settimane documenteremo quanto sia importante questo canale partendo dal mettere in luce quanti siano i politici di lunga carriera ai vertici della fondazioni. Vero che una certa quota di rappresentanti ai vertici delle fondazioni è di nomina di enti pubblici locali. Ma nessuno vincola un Consiglio Comunale o Provinciale dal nominare persone competenti ai vertici delle fondazioni, con capacità manageriali e conoscenze specifiche nel terreno di intervento sociale prescelto dalla fondazione in questione.
*fonte: www.lavoce.info

I politici ai vertici delle Fondazioni bancarie
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR