I Pontefici e le Acli: Benedetto XVI

È un’udienza speciale quella del 27 gennaio 2006, in cui Benedetto XVI vuole incontrare, per la prima volta dalla sua elezione al soglio pontificio avvenuta il 19 aprile 2005, nell’intimità della sala Clementina in Vaticano, 250 dirigenti aclisti provenienti da tutta Italia e dalle sedi estere e guidati dal presidente nazionale Luigi Bobba.

Nel suo messaggio il Papa ribadisce tutto il suo incoraggiamento e sostegno alla vocazione delle Acli, rileggendo le tre storiche fedeltà che il nostro movimento si è impegnato ad incarnare, aggiungendovi una quarta consegna: la fedeltà al futuro.

La prima fedeltà che le Acli sono chiamate a vivere è la fedeltà ai lavoratori. È la persona “il metro della dignità del lavoro”. Per questo il Magistero ha sempre richiamato la dimensione umana dell’attività lavorativa riconducendola alla sua vera finalità, senza dimenticare che il coronamento dell’insegnamento biblico sul lavoro è il comandamento del riposo. Esigere dunque che la domenica non venga omologata a tutti gli altri giorni della settimana è una scelta di civiltà.

Dal primato della valenza etica del lavoro umano, derivano ulteriori priorità: quella dell’uomo sullo stesso lavoro (cfr. Enc.Laborem exercens, 12), del lavoro sul capitale (bidem), della destinazione universale dei beni sul diritto alla proprietà privata (ivi, 14): insomma la priorità dell’essere sull’avere (ivi, 20).

[…] La seconda consegna a cui vorrei sollecitarvi è – conformemente allo spirito dei vostri padri fondatori – la fedeltà alla democrazia, che sola può garantire l’uguaglianza e i diritti per tutti. […] La giustizia è il banco di prova di un’autentica democrazia. Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca della verità costituisce al contempo la condizione di possibilità di una democrazia reale e non apparente: “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia” (cfr. Enc.Centesimus annus, 46). Di qui l’invito a lavorare perché cresca il consenso attorno a un quadro di riferimenti condivisi.

[…] La terza consegna è la fedeltà alla Chiesa. Solo un’adesione cordiale ed appassionata al cammino ecclesiale garantirà quella necessaria identità che sa farsi presente in ogni ambito della società e del mondo, senza perdere il sapore e il profumo del Vangelo. Non a caso le parole che Giovanni Paolo II vi ha rivolto il 1° maggio 1995 – “Solo il Vangelo fa nuove le Acli” – segnano ancora oggi la via maestra per la vostra associazione, in quanto vi incoraggiano a porre al centro della vita associativa la Parola di Dio e a considerare l’evangelizzazione parte integrante della vostra missione. La presenza poi dei sacerdoti, quali accompagnatori della vita spirituale, vi aiuta a valorizzare il rapporto con la Chiesa locale e a rafforzare l’impegno ecumenico e di dialogo interreligioso.

Cari amici, il filo conduttore della celebrazione dei vostri 60 anni è stato quello di reinterpretare queste storiche fedeltà valorizzando la quarta consegna con cui il venerato Giovanni Paolo II vi ha esortato ad “allargare i confini della vostra azione sociale” (Discorso alle Acli, 27 aprile 2002).

Tale impegno per il futuro dell’umanità sia sempre animato dalla speranza cristiana. Così anche voi, quali testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, contribuirete ad imprimere nuovo dinamismo alla grande tradizione delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, e potrete cooperare, sotto l’azione dello Spirito Santo, a rinnovare la faccia della terra.

(dal Discorso di Benedetto XVI ai dirigenti delle Acli – Roma, 27 gennaio 2006)

I Pontefici e le Acli: Benedetto XVI
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