I pontefici e le Acli: Giovanni XXIII

C’era un grande fermento per i festeggiamenti del 1° maggio cristiano del 1959, perché era la prima volta che le Acli si radunavano alla presenza di Giovanni XXIII e, come scriveva il presidente nazionale Dino Penazzato nel suo articolo di presentazione della ricorrenza (apparso su Azione Sociale n.17 del 26 aprile 1959), “avvertiamo tutta la intima gioia di poter esprimere con rinnovato vigore al successore di Pio XII il nostro profondo attaccamento e la nostra intima dedizione alla Chiesa e alla Cattedra di Pietro”.

Le parole di Giovanni XXIII quel giorno furono di profonda gratitudine per il ruolo e le attività che stavano svolgendo le Acli a favore dei lavoratori.

Il Papa sottolineava la presenza nella società, la capacità di testimoniare alla comunità cristiana la forza santificatrice del lavoro, l’impegno nell’attività evangelizzatrice. Tre criteri ancora oggi attuali per comprendere la specificità dell’azione sociale aclista.

In questa luminosa giornata, in cui la festa del Patrocinio di S. Giuseppe sulla Chiesa universale fu trasferita a speciale significazione di protezione e di esempio per tutti i lavoratori, Noi amiamo sentirvi particolarmente vicini al Nostro cuore, diletti Nostri figli e figlie. La storia della vostra grandiosa Associazione è recente; ma per il mondo del lavoro la Chiesa ha sempre nutrito un ardente fremito di carità, che con voi ha ora preso una forma particolare, accanto ad altre espressioni associative, anch’esse nobili e preziose. Vi abbiamo cari, perché abbiamo visto in voi il compimento di ideali, alla cui effettuazione instancabilmente operarono veri precursori dell’odierno rinnovamento sociale, che conoscemmo da vicino, nella primavera del Nostro sacerdozio. Nella diletta Bergamo, che fu tra le prime diocesi d’Italia ad elaborare un coraggioso programma sociale: al fianco di un grande Pastore di anime, l’amatissimo Mons. Radini-Tedeschi, imparammo come si prendono a cuore le sorti dei lavoratori; dalla sua decisione e dal suo zelo avemmo la prova eloquentissima delle materne sollecitudini della Chiesa per cotesti suoi figli.

Vi abbiamo sempre seguiti con simpatia, anche se il servizio della Chiesa Ci teneva lontani dall’Italia. E quando, per obbedienza, accettammo il governo della Nostra Venezia, potemmo apprezzare da vicino, e con crescente stima, l’opera svolta dalle vostre Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, con larghezza di visuale e con fervore di propositi; opera — come scrivevamo nello scorso anno ai Nostri fedeli — che è un forte e «rinnovato richiamo alla riflessione, alla riconoscenza ed alla imitazione».  In voi vediamo tutti i lavoratori d’Italia e del mondo, i quali, come voi credenti, e figli fedeli della Chiesa, celebrano oggi il valore prezioso e santificatore del lavoro. Con paterna effusione li salutiamo tutti: sia quelli che, nell’uso dei talenti dell’intelligenza e della cultura, compiono la loro spirituale attività: sia quelli che impiegano la forza delle loro braccia al servizio della società: operai dei campi e delle miniere, dell’industria e dell’artigianato, delle officine e dei laboratori: lavoratrici della casa e del negozio, delle risaie e degli stabilimenti. Tutti sono egualmente cari al Nostro cuore.

A questi diversi rami del vasto mondo del lavoro, va l’attenzione e la sollecitudine delle vostre benemerite Associazioni, intese allo sforzo benedetto e meritevole di sottoporre sempre più profondamente l’umana operosità all’influsso dell’insegnamento e dell’amore di Cristo. Esse hanno compiuto in questi anni un promettente cammino, degno di incoraggiamento e di appoggio, dedicandosi con spirito generoso al rifiorimento del ceto dei lavoratori in una fattiva e costruttiva collaborazione coi datori di lavoro, nel vicendevole rispetto dei mutui diritti e doveri. Numerose furono le attività intraprese per favorire i lavoratori: non col fomentarne con vane parole le scontentezze, ma aiutandoli a risolvere i loro problemi alla luce del Vangelo: sotto la guida del magistero della Chiesa, coi suoi fondamentali documenti, e nello spirito del Cristianesimo, che è fermezza, libertà, rispetto dell’uomo, e al tempo stesso lealtà, carità, dolcezza, pazienza.

Con tali principi e propositi, le vostre Associazioni hanno prosperato con la benedizione di Dio, in uno sviluppo progressivo, che ha il suo culmine nella giornata del primo Maggio dell’anno 1955, che il Nostro Predecessore Pio XII, di venerata memoria, ebbe a dedicare alla celebrazione del lavoro cristiano, consacrandola a San Giuseppe. Voi pertanto festeggiate oggi la nobiltà elevatrice e santificatrice del lavoro, modellato amabilmente sull’esempio del vostro celeste Patrono. Tale festa ha per voi un duplice carattere di ringraziamento e di propiziazione. Ringraziamento doveroso al Signore, per l’aiuto che Egli vi ha prestato durante l’anno, concedendovi di godere i beni preziosi dell’esistenza e della famiglia: proteggendovi dai pericoli dell’anima e del corpo: volgendo a vostro spirituale vantaggio anche le immancabili prove ed amarezze della vita.

A Lui salga dunque il vostro rendimento di grazie, perché, come hanno intonato le prime parole della odierna Messa di San Giuseppe, Egli «ha ricompensato i giusti per le loro fatiche, è stato loro guida lungo una via mirabile, e ad essi ha dato ombra lungo il giorno, e luce di stelle nella notte» (Giovanni XXIII, 1°maggio 1959).

I pontefici e le Acli: Giovanni XXIII
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