I pontefici e le Acli: Paolo VI

Quando il 21 giugno 1963 il cardinale Giovanni Battista Montini viene eletto Papa della Chiesa cattolica, assumendo il nome di Paolo VI, le Acli accolgono la notizia con grande entusiasmo:

I lavoratori cristiani esultano nel riconoscere nella nuova guida della Chiesa, già per questo solo amata, anche un amico (Azione Sociale n.26 del 30 giugno 1963).

Quello stesso numero di Azione Sociale che presenta in copertina la foto del nuovo pontefice, ripropone anche le sue parole di elogio per le Acli del dicembre del 1954 (quando mons.Montini era arcivescovo di Milano):

Se le Acli cessassero di esistere alla classe lavoratrice italiana mancherebbe qualcosa, perché le Acli sono entrate nel vivo del mondo del lavoro italiano tanto da esserne indissolubili.

Dopo neanche un mese dalla sua elezione, il 16 luglio 1963, Paolo VI dimostra la sua attenzione nei confronti delle Acli, inviando alla Presidenza Centrale un messaggio autografo di grande stima (vedi immagine).

Ma è soprattutto il discorso del 21 dicembre ai partecipanti al IX Congresso Nazionale delle Acli (Roma, 19-22/12/1963) che resta indelebile nella storia dell’associazione, in quanto vi è un paterno riconoscimento dell’ortodossia del movimento aclista e una chiara indicazione di quali dovessero essere le sue funzioni:

testimonianza cristiana nel campo sociale;

la formazione per la qualificazione spirituale professionale e culturale;

la promozione degli interessi legittimi dei lavoratori.

Proponiamo alcune sue parti di quell’intenso messaggio:

La prima ragione d’essere delle Acli è la necessità di una presenza, testimonianza e guida cristiana nel movimento di ascesa del mondo del lavoro.

[…] Quando nacquero occorreva offrire alle masse lavoratrici l’alternativa liberatrice fra la lotta di classe e l’ascesa ordinata ad una società più equamente organizzata; occorreva proporre al mondo del lavoro una formula che considerasse, ma non limitasse la sua difesa al solo interesse economico e ad un fatale inquadramento sociale, ma interpretasse le aspirazioni profonde e legittime del Lavoratore educandolo alla giusta e ragionata rivendicazione d’ogni suo interesse, materiale e spirituale, e alla partecipazione progressiva ad ogni forma della vita sociale, con senso superiore di solidarietà e di responsabilità verso il bene di tutti.

Cosi le Acli ebbero un loro posto originale, non solo – come il vostro Congresso va esponendo – nella vita della società italiana, ma anche in quella organizzativa cattolica. Un posto, che se non sempre è da tutti identificabile nel suo essere di forza morale cristianamente associata a scopo sociale (le Acli, si chiede da alcuni, che cosa sono? non sindacato, non partito, non confraternita, non cooperativa, non accademia, non società sportiva, o altro: che cosa sono?), un posto, diciamo, che si definisce invero molto bene dalle funzioni che le Acli esercitano nel concerto delle organizzazioni cattoliche, e che altre formazioni associative cattoliche non potrebbero esercitare, così bene almeno, come voi invece potete.

Quali funzioni? Per amore di brevità, riduciamole a tre. La prima è quella della testimonianza religiosa nel campo sociale. La parola del vostro valoroso Assistente Ecclesiastico Mons. Quadri, già vi ha resi edotti di ciò. Si tratta di questo: tocca alle Acli, tocca a voi, carissimi Lavoratori cristiani, dire al mondo del lavoro che Cristo, non altri, è il vero Redentore dell’umanità, che Cristo è amico, fratello, maestro, collega, salvatore di chi è definito dalla condizione sociale, dalla fatica, dalla indigenza, dalla sete di giustizia, dal bisogno di salire al respiro della fratellanza e della vita spirituale del lavoratore; tocca a voi, Aclisti, con l’amicizia, con l’esempio, con la solidarietà porre davanti ai vostri rispettivi colleghi di lavoro il modello d’un uomo cosciente, sano, onesto, vigoroso, e credentee praticante una religione, che non solo non è morta, ma che non deve morire, perché è la religione della speranza e della vita; tocca a voi dire chiaro al mondo del lavoro che la Chiesa questo vostro mondo lo conosce, lo comprende, lo difende, lo ama, non in qualche circostanza dimostrativa, o per qualche segreto interesse suo proprio, ma perché, se la Chiesa è di tutti gli uomini, per tutti rendere buoni e giusti e fratelli, la Chiesa dapprima è per la gente che soffre, la Chiesa è del popolo; la Chiesa delle Encicliche sociali, la Chiesa di Cristo.

[…] La formazione: noi sappiamo quanto questa magnifica, ma ardua finalità interessi i vostri programmi ed impegni la vostra attività. Vediamo con grande compiacenza e con grande speranza la vostra fatica in questo settore. È un aspetto mirabile del vostro movimento; e basterebbe per conciliargli la simpatia e l’affetto di quanti hanno a cuore il bene e lo sviluppo della nostra società. Voi organizzate scuole, corsi, conferenze, studi, degni d’encomio e d’incoraggiamento. E ciò non solo per una migliore qualificazione professionale – ch’è già degnissima e necessaria cosa -, ma anche per una qualificazione ideologica e spirituale. Ricordiamo la bella attività delle Acli milanesi a questo riguardo; e ricordiamo il senso di ammirazione che Ci invadeva lo spirito quando incontravamo convegni estivi di operai e di operaie, che sacrificavano i pochi giorni delle loro vacanze annuali per istruirsi, per prepararsi, per ricevere una migliore formazione intellettuale e religiosa: fenomeno meraviglioso, che dice la coscienza e la forza del popolo lavoratore cristiano nell’ascesa a livelli superiori, della vita civile e della vita spirituale. È cotesto della formazione un posto che le ACLI si stanno guadagnando e rafforzando, di cui tutta la comunità cattolica deve esservi grata.

[…] La formazione poi vi abilita, cari Aclisti, anche ad un’altra funzione, quella della promozione dei legittimi interessi delle categorie lavoratrici. È funzione che altri, cioè i sindacalisti ed i politici, esercitano con specifica competenza: ma la conoscenza e la formulazione dei termini concreti di certe questioni (le vostre inchieste lo dimostrano), come dei termini dottrinali e giuridici delle questioni stesse, possono essere, a profitto di tutti, anche vostre; e lo stimolo che viene in tal modo dal vostro settore, che dovrebbe essere contrassegnato dalla serenità di chi giudica le cose senza esservi implicato da peculiari interessi diretti, può essere benefico e confortatore, come un servizio di vigilanza e di alacrità nella tutela e nella promozione della causa dei Lavoratori.

Così che, cari Aclisti noi riconosciamo volentieri che voi avete una grande missione da compiere per il vero bene delle classi lavoratrici, e di riflesso verso la società e verso la Chiesa.

il testo integrale del discorso di Paolo VI ai partecipanti al IX Congresso Nazionale delle Acli

I pontefici e le Acli: Paolo VI
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