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SS. Michele, Gabriele e Raffaele - Giovedì 29 Settembre 2016
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La famiglia nella trappola della marginalità sociale

  • Scritto da  Giuseppe Marchese e Angela Schito


La famiglia, intesa come soggetto istituzionale e sociale e luogo privilegiato per la costruzione di una nuova cittadinanza sociale, è da sempre un tema prioritario per le Acli. Oggi la famiglia sta attraversando un momento di particolare vulnerabilità: è sempre più sola, indebitata, ostacolata nel suo rigenerarsi e affaticata nell’adempiere le sue vitali funzioni sociali, in primis quella educativa.

Un primo fattore di crisi è la perdita del senso antropologico del lavoro quale strumento di sviluppo integrale della persona: il lavoro non c’è, si perde facilmente, si è precarizzato e scomposto. Proprio la disoccupazione e il peggioramento delle condizioni lavorative hanno ridotto notevolmente la disponibilità economica.

Nei maggiori Paesi Ocse, nel periodo 1976-2006, la quota salari sul Pil è scesa in media di 10 punti che sono passati alla quota profitti dando origine a diseguaglianze di reddito e ricchezza mai viste dopo il Medioevo.

In Italia nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente). La povertà assoluta si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all'8,6% nel Mezzogiorno.

Nel Sud la situazione è addirittura peggiore di quella che sta vivendo la povera “cugina greca”: impressiona constatare che se la Grecia dal 2000 al 2013 è cresciuta del 24%, il Sud della Penisola si è fermato al 13% (contro il 53,6% della media dell’Europa a 28). Dal 2001 al 2014 il tasso di crescita cumulato è stato +15,7% in Germania, +21,4% in Spagna, +16,3% in Francia. Negativa la Grecia (-1,7%) ma mai quanto il Sud Italia (-9,4%), contro il +1,5% del Centro-Nord.

Insomma, l'enorme diseguaglianza non è la causa ma l'effetto delle politiche di austerity adottate dai governi per combattere la crisi. Due facce di unico processo: una redistribuzione in cui “il mondo di sotto”cade sempre più in basso e il “mondo di sopra” vola sempre più in alto.

Tornando alla nostra Penisola, la povertà relativa coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila persone. Peggiora in maniera evidente e durevole la condizione delle coppie con figli e delle famiglie con anziani e disabili: l’indebolimento delle reti sociali di sostegno e il conseguente aumento delle attività di cura e assistenza stanno gravando ulteriormente sulla famiglia che con sempre maggiore difficoltà riesce a conciliare i tempi di vita con quelli lavorativi, con il risultato che tra il numero dei figli desiderati e i figli effettivamente avuti vi è una discrepanza ormai incolmabile. Il peggior epilogo che si possa scrivere è la mancanza di futuro per le nuove generazioni: ben il 28% dei bambini in Europa vive sotto la soglia di povertà.

La crisi economica che ha investito i mercati mondiali e sta devastando le economie di interi Paesi non ha avuto solo quella forte valenza economica che tutti conosciamo, bensì si è configurata come una crisi polivalente che ha impoverito le famiglie da un punto di vista progettuale (si pensi a tutte le persone che la famiglia non la possono neanche fare, ma solo sognare!), cognitivo e, soprattutto, relazionale.

Infatti la crisi, anziché sviluppare coesione familiare e sociale ha ulteriormente frammentato e disgregato i nuclei familiari. La vulnerabilità, dunque, colpisce le famiglie su più fronti e lungo tutto il loro ciclo di vita, erodendone pericolosamente i diritti di cittadinanza, tanto che non possono più essere lasciate da sole ma necessitano di un serio e importante sostegno.

Così si esprime papa Francesco: "Quando il lavoro è in ostaggio della logica del solo profitto e disprezza gli affetti della vita l'avvilimento dell'anima contamina tutto: anche l'aria, l'acqua, l'erba, il cibo” e le conseguenze "colpiscono soprattutto i più poveri e le famiglie più povere… La gestione dell'occupazione è una grande responsabilità umana e sociale che non può essere lasciata nelle mani di pochi o scaricata su un mercato divinizzato... La moderna organizzazione del lavoro mostra talvolta la tendenza a considerare la famiglia un ingombro, un peso per la produttività del lavoro. Ma domandiamoci: quale produttività? E per chi?". In questo senso la famiglia è …"un grande banco di prova" perché quando l'organizzazione del lavoro la tiene in ostaggio allora siamo sicuri che la società umana ha incominciato a lavorare contro se stessa". (Udienza generale, agosto 2015)

Ma purtroppo, finora, la politica ha cavalcato la retorica della famiglia senza mettere in campo significativi interventi e misure in suo sostegno. Lo testimoniano ancora una volta le scelte compiute dai governi che puntualmente, in tema di finanza pubblica, scelgono la via dei tagli: nell’ultima Legge di stabilità sono previsti oltre 2 miliardi in meno nei Fondi della sanità rispetto a quanto concordato lo scorso anno tra Regioni e Governo. A questi si sommano la sforbiciata alle Regioni, pari a 3,9 miliardi nel 2017, poi a 5,4 miliardi nel 2018 e 2019. Non ultima, la scelta di non destinare nessuna risorsa per la diffusione degli asili nido: non è stato rifinanziato il fondo previsto dalla legge di stabilità dello scorso anno che prevedeva una dotazione di 112 milioni di euro da destinare ad interventi a favore della famiglia e in particolare lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Gli scarsi investimenti nel welfare nazionale che hanno una ricaduta a livello locale hanno aumentato i livelli di disuguaglianza nelle diverse aree geografiche del nostro Paese.

La grande disparità di servizi di pubblica utilità in campo sanitario, socio-sanitario e non solo, anche in materia di gestione dei rifiuti, dei trasporti e delle risorse idriche incide, inevitabilmente, sui livelli di benessere percepiti dai cittadini e dalle famiglie.

I dati e la realtà sociale urlano la necessita di una vigorosa reazione alle molteplici fragilità che la famiglia oggi è costretta ad affrontare. Infatti, se vanno riconosciuti alla famiglia i suoi molti meriti, la capacità di attivazione e il protagonismo, non si può non riconoscere che la famiglia, come luogo di relazioni, di welfare e di trasmissione intergenerazionale non è messa nelle condizioni di poter gestire le trasformazioni in atto.

La sfida sul tema della famiglia oggi non è solo quella di dare risposte puntuali a bisogni specifici, ma anche,  di rafforzare il loro ruolo come fondamentale soggetto di coesione sociale, attraverso un rinnovato rapporto famiglia-territorio-welfare sociale. In questo periodo di mercificazione delle relazioni sociali, che ha reso le persone capaci di provare “spirito di gruppo” ma non più “senso di comunità”, la famiglia è la palestra ideale in cui ri-generare solidarietà, fiducia e buone relazioni, tre elementi essenziali per ridare linfa al tessuto sociale del nostro Paese.

In allegato le slide del laboratorio “La famiglia: dalla vulnerabilità alla solidità”, realizzato dall’area Politiche di cittadinanza per l’Incontro nazionale di studi di Arezzo.

 

Ultima modifica: Lunedì, 09 Novembre 2015 12:32
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