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S. Beda - Mercoledì 25 Maggio 2016
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Un passo di Pace. Anzi, cinquemila



Una bandiera arcobaleno di 15 metri per 30; cinquemila minuti di silenzio per la pace - uno per ogni partecipante; e decine di aeroplanini di carta lanciati dal palco per dire 'No agli F35'.
Ieri 21 settembre a piazzale Michelangelo, la Rete della pace, la Rete italiana per il disarmo, Sbilanciamoci e il Tavolo interventi civili di pace hanno organizzato il presidio 'Facciamo insieme un passo di pace'.


"Forse mai come in questo frangente storico si possono rilevare delle profonde connessioni fra la crisi della democrazia, la crisi economica e del lavoro, e le nuove e crescenti minacce alla pace". Comincia a Cortona, al termine dell'Incontro nazionale di studi delle Acli concluso il 20 settembre, la lunga riflessione con cui il presidente Gianni Bottalico ha voluto rilanciare, anche fuori da contesti "dedicati", la necessità di un "nuovo impegno per la pace".

"È triste dover constatare - ha proseguito Bottalico - che, nonostante le tragiche lezioni del secolo scorso ed a cento anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale, le guerre di vaste dimensioni paiono ancora oggi una risposta praticabile al dilagare della crisi sul piano economico e sociale… C'è bisogno di una azione per la pace che segua le vie tortuose con cui procede la storia ai giorni nostri, e che sia pronta a leggere gli eventi e levare la propria voce quando la situazione lo richiede e non mesi o anni dopo. È quello che le Acli hanno cercato di fare rispetto alle varie recenti situazioni di crisi: dalla Siria, all'Ucraina, alla Striscia di Gaza. Abbiamo partecipato alla costituzione della Rete della Pace con la quale si intende offrire un contributo significativo al movimento per la pace, che recepisca la gravità dei conflitti in corso".

"Anche questa settimana - ha aggiunto - è stata funestata da tragedie di enormi proporzioni che hanno coinvolto nel Mediterraneo i nostri fratelli e sorelle migranti in fuga da guerre e povertà. Ci sentiamo impegnati a declinare ogni giorno una cultura della fraternità e della responsabilità che si oppone alla globalizzazione dell'indifferenza, denunciata a Lampedusa lo scorso anno da Papa Francesco. Per questo chiediamo che l'Unione Europea non lasci sola l'Italia verso chi bussa alle porte dell'Europa e che insieme non si sia insensibili di fronte a un dramma così grande. E verso chi già risiede nel nostro Paese dobbiamo procedere sulla strada dell'integrazione, anche attraverso il riconoscimento della cittadinanza alle seconde generazioni, ai figli dei migranti che sono nati in Italia. Sono passati due anni e mezzo da quando la campagna l'”Italia sono anch'io”, co-promossa dalle Acli, ha presentato alla Camera due proposte di legge di iniziativa popolare per chiedere la riforma della cittadinanza e il diritto di voto per gli immigrati. Erano accompagnate da oltre duecentomila firme.
Finora entrambe le proposte, non hanno fatto molta strada in parlamento. Per questo diciamo basta agli annunci, ora va attuata la riforma...".
 

"Interrompere la corsa al riarmo è oggi ancora più necessario, così come è ancora più urgente ripensare il programma di acquisto dei cacciabombardieri F35, stornando quei fondi in investimenti di utilità sociale, su nuove misure di welfare, in politiche attive del lavoro, in investimenti per un rafforzamento del servizio civile e la costituzione dei corpi civili di pace. Riaffermare con forza e atti concreti una cultura di Pace è una necessità resa ineludibile dal drammatico riaccendersi e inasprirsi di guerre e conflitti".
Così Alfredo Cucciniello, responsabile nella presidenza nazionale Acli dei settori Pace, Cittadinanza Attiva, Servizio Civile e membro della segreteria della Rete della Pace.

"Fare un passo di pace per noi oggi significa investire nella ricerca, nell'educazione, nell'ambiente, nell'economia e nel lavoro, nella giustizia sociale, nella democrazia, nella cultura, nel dialogo, nella difesa civile, nella cooperazione, in funzione della pacifica e plurale convivenza e del governo democratico globale, convertendo le enormi risorse spese per armamenti; a cominciare dall'Italia. Questi sono i nostri passi di pace, verso la nonviolenza...". Mao Valpiana, presidente Movimento nonviolento

"Le reti pacifiste si trovano davanti a un bivio: continuare a denunciare in modo generico questa realtà o lavorare per mutare le politiche responsabili della proliferazione delle guerre, per costruire un’alternativa a questo corso della storia? Noi crediamo che serva davvero un Passo di Pace, con una richiesta forte di cambio di rotta alla politica, che deve imparare ad ascoltare le società civili di tutto il mondo, senza affidare alle armi la soluzione dei conflitti...". Francesco Vignarca, coordinatore Rete Italiana per il Disarmo sulla manifestazione

Queste, oltre all'appello comune lanciato per l'appuntamento di domenica 21 settembre, le posizioni - assolutamente cconvergenti - espresse dalle principali organizzazioni che hanno promosso la Rete della Pace.

Secondo la cronaca invece, sono state alcune migliaia le persone - 5mila secondo gli organizzatori - che si sono alternate al piazzale durante la manifestazione, iniziata alle 11 e terminata alle 16.

Fra gli ospiti, il leader della Cgil Susanna Camusso e il segretario di Sel Nichi Vendola, oltre ai parlamentari del tavolo interparlamentare della pace: Giulio Marcon, Alessia Petraglia, Marisa Nicchi di Sel, Roberto Cotti del Movimento 5 stelle, Filippo Fossati e Paolo Beni del Pd.

Intevenuti dal palco, fra gli altri, Alex Zanotelli, l'ambasciatrice palestinese in Italia Mai Al Kaila e Cecilia Strada. Sono state inoltre proiettate a testimonianze video da Palestina, Afghanistan, Israele, Siria, Iraq, Libia, Congo.

La pagina facebook della manifestazione
 

Ultima modifica: Martedì, 23 Settembre 2014 11:12
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