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S. Tullio - Domenica 19 Febbraio 2017
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Politica: pensare in grande

  • Scritto da  Fabio Cucculelli


Partitocrazia, seconda repubblica, transizione, federalismo, riforma costituzionale, riforma della legge elettorale, berlusconismo, bipolarismo, rottamazione sono alcuni espressioni evocate per descrivere la politica e per trovare soluzioni ai suoi problemi interni e, in minima parte, alla crisi di senso e di rappresentanza dei partiti e delle istituzioni politiche. Ma queste espressioni si sono rivelate spesso sterili, nascondendo il vuoto e la crisi di senso che attanaglia lo scenario italiano da molti anni.

Come osserva il politologo Carlo Buttaroni: “Siamo dentro un quadro di progressivo deterioramento che si accompagna a una generalizzata caduta delle tensioni progettuali e ideali. Un processo degenerativo che si riflette nel venir meno dei fondamenti di un pensiero forte e nell’abbandono di qualsiasi idea universalistica, cui si oppone l’opacità del nuovo e del moderno, due aggettivi che mancano, però, di un soggetto e di un verbo. La crisi della politica ha prodotto non senso, un sentimento vissuto come un deficit di significati e significanti, di entropia di futuro, che si presenta con i sintomi di una vera e propria malattia: disorientamento, perdita di fiducia, apatia, malinconia”. Ma chi sono i responsabili di tutto questo? I partiti politici incapaci di leggere i cambiamenti? I cittadini che si limitano a dare una delega in bianco ai partiti senza verificarne l’operato? I mezzi di comunicazione di massa che hanno sostituito le piazze reali?

A queste domande è necessario dare risposte articolate che vadano oltre il singolo aspetto, evitando così il rischio di essere vittime di quella stessa frammentazione che caratterizza la vita politica italiana.

Da diversi decenni si è concentrata l’attenzione sui partiti politici e sui loro leader indicandoli come i responsabili della crisi attuale. Si fatica ad ammettere la fine della politica ottocentesca e novecentesca e di quelle strutture organizzative che la caratterizzavano. Come osserva Paolo Mancini nel suo libro Il Post partito. La fine della grandi narrazioni, “il dibattito sulla forma partito ha a che fare con una pluralità di cause di solito oggetto di indagini specifica, di saperi diversi e concorrenti: la scienza politica, la sociologia, gli studi sulla comunicazione di massa, la psicologia sociale ecc...”.(p. 7-8) Si tratta di un grave errore. Oggi invece è necessario adottare un approccio interdisciplinare capace di coinvolgere nuove discipline (dal diritto alla filosofia, dall’economia alla psichiatria) che consenta di utilizzare metodi di indagine e tecnologie diverse per analizzare questo fenomeno. E che coinvolga anche parlamentari attenti a ciò che sta accadendo e desiderosi di interrogarsi sulle possibili vie d’uscita.

Partito personale, post partito, partito liquido, organizzazione post burocratica, casta, populismo (nelle sue varie forme), leaderismo messianico: sono espressioni utilizzate da diversi studiosi per descrivere quello che sta avvenendo ma che colgono solo un aspetto di quello che realmente è accaduto. Per questi motivi abbiamo deciso di dedicare il focus di dicembre di benecomune.net alla politica che è sempre più in crisi e che delude i cittadini intitolandolo: Senso del vuoto. E' possibile uscire dall'attuale crisi democratica?

Abbiamo chiesto, seguendo un approccio interdisciplinare e plurale, a sociologi e politologi (Carlo Buttaroni e Mauro Calise), a filosofi (Stefano Semplici), ad esponenti della società civile (Gianni Bottalico) e a due Parlamentari (Ernesto Preziosi e Giorgio Sorial), di confrontarsi su alcune questioni di fondo: perché la politica delude sempre di più i cittadini? Cosa ha generato la crisi dei partiti, dei corpi intermedi e della rappresentanza? Quali sono le vie d’uscita da questa crisi democratica? Quali riforme da attuare per dare ossigeno alle nostre istituzioni democratiche?

Ne esce un quadro interessante, poliedrico, stimolante che oltre ad analizzare ciò che è accaduto e sta accadendo prova a dare delle indicazioni sia sul piano culturale (Buttaroni) e sociale (Bottalico) che di soluzione concreta ad alcune questioni centrali come, ad esempio, quella della personalizzazione politica (Semplici, Calise e Preziosi).

Leggendo i vari contributi emerge con forza un imperativo: far tornare la politica alla responsabilità delle scelte a favore dei cittadini, visti non più come strumento per raggiungere le istituzioni, ma come fine ultimo di azioni ispirate al bene comune.

In definitiva per risolvere la sua crisi la politica deve fare i conti con se stessa e ripensare gli oggetti della sua azione. La politica è chiamata a una grande sfida: quella di sapersi ricostituire in agenzia di senso. Solo per questa via può tornare a pensare in grande (Buttaroni).

Ultima modifica: Lunedì, 04 Gennaio 2016 09:48
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