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Paolo VI: il Papa delle "nostre" Acli

  • Scritto da  Elio Paolo Dalla Zuanna


In occasione della beatificazione di papa Paolo VI del 19 ottobre 2014, ricordiamo i suoi insegnamenti e il suo legame con le Acli.

«Di che ha bisogno l’Italia? Non tanto di uomini quanto di una coscienza legale e giuridica di rispetto alla legge» (papa Paolo VI).

Da papa Montini abbiamo imparato l’esercizio del dialogo come prassi di incontro e di attenzione all’altro. In un mondo in costante e rapida evoluzione va riconosciuto il sapiente ruolo di Paolo VI nel portare a compimento, grazie alla sua statura culturale e teologica, la definizione di una più chiara coscienza della Chiesa circa se stessa, il suo rinnovamento interno, una concezione nuova del rapporto tra i cristiani e il dialogo con gli uomini contemporanei.

Gli ostacoli furono molti, ma proprio la sua tenacia, nel superarli con esiti aperti al cambiamento collocano il suo pontificato tra le grandi stagioni riformatrici della Chiesa. Da lui abbiamo imparato l’attenzione alla storia unita a un appassionato amore a Cristo e alla Chiesa. Ma nessun amore è mai indolore, e l'amore di Montini per le Acli, come quello delle Acli per lui, non ha fatto eccezione.

Va a lui riconosciuta un’acuta preveggenza dei problemi sociali, ecclesiali e politici e delle nuove istanze del tempo moderno, che convivevano in lui con un doloroso senso di responsabilità nei confronti della grande tradizione della Chiesa, il che spesso faceva sì che certi suoi atti fossero percepiti come una continua esigenza di tenere insieme il vecchio e il nuovo.

Anche le Acli, bisogna riconoscerlo, furono per Paolo VI un elemento di angustia. Egli vedeva, nel radicalizzarsi della posizione di un'associazione che aveva ideato e difeso, un segno della crescente difficoltà dei credenti di mantenere fermi i principi dell'insegnamento sociale della Chiesa, laddove molti a lui vicini erano ben determinati ad alimentare fraintendimenti e malintesi che erano funzionali a un tentativo di restaurazione, che si sarebbe dispiegato nel ventennio successivo, dopo la sua morte.

E tuttavia, oggi con uno sguardo retrospettivo, sereno e disincantato, ma acuto, si può ben sostenere che pochi pontificati come quello di Montini abbiano segnato la storia della Chiesa e degli uomini.

E ben a ragione, ora il papa Francesco venuto dalla fine del mondo può riprendere quanto il suo predecessore bresciano affermava: «La Chiesa si è quasi dichiarata l'ancella dell'umanità», riecheggiando il famoso interrogativo: «Dopo il Concilio e grazie al Concilio, che è stato per essa un’ora di Dio in questo scorcio della storia, la Chiesa si sente o no più adatta ad annunziare il Vangelo e a inserirlo nel cuore dell’ uomo con convinzione, libertà di spirito ed efficacia?».

E questo è il vero lascito e l’apertura data in consegna a noi, ora, da Paolo VI.

 

La storia delle Acli

Ultima modifica: Venerdì, 17 Ottobre 2014 14:19
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