Menu
S. Maria Regina - Martedì 22 Agosto 2017
A+ A A-

Trasfigurazione del Signore

Domenica - 6 agosto 2017 - Anno A
Parola del giorno: Dn 7,9-10.13-14; Sal 96; 2 Pt 1,16-19; Mt 17,1-9

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 17,1-9)

In quel tempo, 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Andrea Del Giorgio, accompagnatore spirituale Acli Sondrio

Una delle cose meno intelligenti che un cristiano può fare è accostarsi a un brano noto del Vangelo pensando di sapere già. Il brano della trasfigurazione nel Vangelo di Matteo è un complesso e difficile gioco di allusioni in filigrana. L’anonimo monte, su cui avviene la vicenda narrata, si aggiunge, in Matteo, a quello delle tentazioni, alla montagna delle beatitudini, al monte degli ulivi e a quello in Galilea dove si conclude il Vangelo. Le ipotesi geografiche a proposito del monte Tabor o dell’Hermon, probabilmente, devono essere messe in secondo piano: l’“alto monte” della trasfigurazione è un riferimento al monte Sinai.

Caro lettore del Vangelo rassegnati: mentre cerchi di decifrare lo scritto di Matteo, tieni un dito come segno tra le pagine del libro dell’Esodo. Posa scomoda ma indispensabile.
Gesù sale sul monte alto con tre (due fratelli più uno) dei dodici, come Mosè salì il Sinai con Aronne e i suoi due figli, Nadab e suo fratello Avihu, mentre il resto delle dodici tribù aspettavano sul piano. Il volto di Gesù risplende, come quello di Mosè dopo la visione di Dio. Appaiono Mosè ed Elia entrambi legati al monte Sinai. Compare una nube luminosa, che richiama entrambe le manifestazioni di Dio nel cammino attraverso il deserto, la colonna di nube di giorno e la colonna di fuoco di notte.

I riferimenti sono talmente lampanti per l’ebreo medio che Pietro si lancia in una proposta di sapore biblico: una riedizione degli accampamenti del deserto sotto forma di tre tende da beduino.
L’episodio, così complesso, vuole forse rendere in forma narrativa un’esperienza difficilmente comunicabile con le parole. Una rivelazione della gloria di Dio che passa attraverso il confronto di Gesù con le Scritture, rappresentate da Mosè, che è simbolo della prima parte della Bibbia ebraica, la Torah, e da Elia, i Profeti.

Anche la voce di Dio è un raffinato mosaico che spazia su tutta la Bibbia con una tessera, “questi è il Figlio mio”, tratto dal salmo 2, dalla terza parte delle Scritture ebraiche, gli Scritti, un’altra, “il prediletto”, riferita originariamente ad Isacco e facente parte della Torah, la terza, “nel quale mi sono compiaciuto”, dal profeta Isaia. Siamo davanti ad un’opera d’arte affascinante e bella.

Oggi, però, nei confronti della bellezza, che esprime la gloria di Dio e porta a scelte forti di dono della vita, abbiamo un problema: se i nostri avi, di fronte ad un calice d’oro sapientemente cesellato o ad un paramento liturgico solennemente ricamato, si riempivano gli occhi e sospiravano «Che bello!», oggi per dispetto o vanità, a seconda delle sensibilità, pensiamo «Chissà quanto costa?».

«Quale bellezza salverà il mondo?». Oggi ad affascinare e salvare da un’esistenza sprecata tra consumi e affanni è la bellezza della vita di discepoli che, nonostante i loro limiti e il loro peccato, non si adeguano alle ingiustizie e all’individualismo, ma si impegnano per un mondo più giusto e trasmettono un riflesso del fascino della vita donata del Maestro.

Leggi tutto

XVII Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 30 luglio 2017 - Anno A
Parola del giorno: 1Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 44«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Andrea Del Giorgio, accompagnatore spirituale Acli Sondrio


Gesù ha prima parlato in parabole alle folle sulla spiaggia, poi è rientrato in casa per continuare il discorso con i discepoli.
Qui il Maestro tratteggia altre due immagini per mostrare le tante sfaccettature dell’idea di regno dei cieli: un uomo, forse un contadino, e un mercante; uno trova un tesoro senza cercarlo e, in maniera non del tutto onesta (la preoccupazione di Gesù non è qui quella morale), lo nasconde e compra dall’ignaro proprietario il campo; l’altro fa della ricerca della perla preziosa l’attività e la professione di tutta una vita e quando la trova è pronto a vendere tutto per averla.

Gesù con queste parabole non offre un insegnamento che fornisca alla società e alle famiglie un minimo di moralità, di valori, di indicazioni di corretto comportamento. Non è qui questione di buona educazione e di belle tradizioni di una volta o di campanilismi e identità, magari da rivendicare ed esibire contro qualcuno. La sapienza di Gesù non è prudenza e moderazione, ma audacia e anticonformismo: il regno è ricerca e tesoro, capacità di cogliere l’attimo, di rischiare e scegliere, di farsi criticare da moderati e benpensanti per inseguire una felicità, per rispondere ad un “seguimi” che spinge a cambiare se stessi e il mondo.

Gesù propone poi un’altra immagine, ambientata sul mare di Galilea che si fa sentire appena oltre l’uscio della casa. «Il regno dei cieli è una rete che raccoglie ogni genere di pesci», ... e subito scatta lo sguardo di intesa tra quattro degli ascoltatori a cui sembra di risentire la profezia del Maestro, «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini», e di rivedere reti, barche e famiglie lasciate quel mattino sulla riva. Lo stesso sguardo che dice «sta parlando di noi» passa tra i cristiani di qualche tempo dopo, mentre ascoltano le prime versioni del testo di Matteo: il regno, come le prime comunità cristiane che non senza fatiche e perplessità abbattevano muri e pregiudizi secolari, è aperto a tutti, nessuno è escluso in partenza.

Solo in seguito il racconto, riprendendo quello del grano e della zizzania, si trasforma in una parabola di separazione e di giudizio finale dove i pesci buoni (quelli conformi alle regole alimentari ebraiche) vanno nei canestri e quelli cattivi (gli impuri, senza squame e pinne, che gli ebrei non possono mangiare) gettati via.

Il discorso in parabole si conclude con un autoritratto geniale: «Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». L’ultimo redattore, chiamato da qualche biblista “Matteo lo scriba”, mette la sua firma e la sua testimonianza. La cosa nuova non è solo il Vangelo di Gesù, ma anche la storia dello scriba che è divenuto discepolo.
E una nuova pagina viene scritta anche ora: la buona notizia sei tu che leggi questa pagina di Matteo, è il dubbio che già sta facendosi strada dentro di te … non varrà forse la pena di rischiare e rimettersi in gioco per fare di Dio il re, il tutto della tua vita?
 

Leggi tutto

XX Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 20 agosto 2017 - Anno A
Parola del giorno: Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 15,21-28)

In quel tempo,21partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». 25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27«È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Flavio Debertol, accompagnatore spirituale Acli Bolzano


Nel racconto evangelico ci viene narrato come Gesù si allontana dal territorio del suo popolo per andare verso gli stranieri e si incontra con una donna che pure prende le distanze dalle chiusure religiose del suo popolo. E’ una donna coraggiosa, diventata forte perché con la figlia ha dovuto confrontarsi con le forze del male. Incontrando Gesù, ella lo supplica gridando. Il suo grido non esprime solo la sua pena, ma anche la sua fiducia in un uomo che riconosce come “figlio di Davide” cioè “Signore” di Israele. Ella sa di non far parte di quel popolo, eppure ritiene che Gesù abbia un potere che supera ogni confine e che può intervenire ad allontanare la sofferenza sua e della figlia. La sua fede non molla nemmeno di fronte alle resistenze di Gesù: “Egli non le rivolse neppure una parola”, perché “è stato inviato solo alle pecore perdute della casa di Israele”. Ma lei si butta davanti al suo corpo: “Quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!»”. E’ l’atteggiamento di una fede tenace, che non si abbatte alle prime difficoltà, ma sa reagire e perseverare, certa di trovare una risposta. Gesù obbietta che “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”.

La fede viene messa alla prova; la donna viene trattata come una cagnolina, paragonata ad una persona da cui si debbono prendere le distanze: lei pagana ed impura! Forse si è sbagliata, forse si è imbattuta in un ebreo separatista, orgoglioso e sprezzante verso tutte le altre persone. Ma non demorde: la sua forte fede la aiuta a superare ogni ostacolo. Sarà anche vero quanto dice Gesù, ma nell’amore divino, lei risponde, ci deve sicuramente essere posto anche per lei, la cagnolina, e quindi il suo grido di aiuto deve essere accolto. E la risposta adesso viene: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

La donna cananea in difficoltà supera i confini etnico-culturali-religiosi e domanda a quell’uomo straniero che la maltratta, una accoglienza universale che abbatta tutte le frontiere. Quell’incontro con Gesù diventa un’opportunità che trasforma una discussione dottrinale in un esempio di vera fede: ella riconosce che la storia ha dato la primogenitura ad Israele, ma crede anche che Dio o ama tutti o non ama nessuno. Se lei, dice il cuore della donna, non è figlia di Dio per appartenenza etnica, lo è per la sua fede. Ella diviene così per sempre la testimone e la maestra dell’evangelizzazione, perché ha evidenziato il primato delle ragioni del cuore sulle ragioni della dottrina: Dio è amore e in forza di questo è “giustizia e verità”. La sua fede ha dimostrato che se nella casa del Signore vi è cibo abbondante per i figli, vi è cibo abbondante anche per i “cagnolini”.

Nella odierna società, come purtroppo anche in certe realtà ecclesiali, è difficile costruire ponti e si preferisce innalzare muri. Quanta paura, diffidenza e indifferenza!

Da che parte stiamo?
 

Leggi tutto

Assunzione della Beata Vergine Maria

Martedì - 15 agosto 2017 - Anno A
Parola del giorno: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1 Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56

DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 1,39-56)

39In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? 44Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
46Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Flavio Debertol, accompagnatore spirituale Acli Bolzano


Nel corso dell’estate chi può cerca di concedersi un periodo di riposo per recuperare le forze fisiche e liberarsi dallo stress della vita quotidiana: al mare o in montagna si desidera il sole, si guardano le stelle del cielo e gli orizzonti lontani, nella speranza di vedere sempre più oltre, nella ricerca di infinito e di pace.
In questo periodo la Chiesa ci propone la contemplazione di Maria, Madre di Dio, assunta in cielo. E’ una festa che richiama ciò che abbiamo celebrato in primavera nel mistero pasquale: la morte, la resurrezione e la glorificazione del Figlio di Dio, generato da una donna, appunto Maria.

Il contenuto fondamentale della nostra fede riconosce che la morte raggiunge tutti gli uomini e quindi anche Cristo e la Madre sua Maria, ma “Cristo è resuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti”. Non solo la resurrezione di Cristo è un fatto reale, ma è anche comunicata a tutti, cioè fonte di nuova vita per tutti, origine di una esistenza nuova per tutto il genere umano; in Cristo tutta la vita risorge. La festa dell’Assunzione di Maria pertanto riguarda anche noi e non può restare la semplice celebrazione di un fatto lontano nel tempo. Noi crediamo che, come “Cristo è asceso al cielo e siede alla destra del Padre”, così anche Maria, Madre del Figlio di Dio, dopo la morte è stata assunta con tutto il suo essere alla piena comunione con Dio: è entrata nel cielo, simbolo dell’infinito e del divino.

Sulla strada dell’assunzione aperta da Maria camminano nel corso dei secoli verso la piena salvezza tutti i credenti. E’ il progetto di Dio che sempre ci sorprende e supera la nostra mente. A tutti noi si estende la luce della speranza che la resurrezione di Cristo trasfigurerà i nostri corpi mortali a immagine del suo corpo glorioso.

L’introduzione di Maria alla vita reale con Dio inizia già con l’annuncio dell’angelo che la saluta «Piena di grazia, il Signore è con te... hai trovato grazia presso Dio… concepirai un figlio…sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo… Lo Spirito Santo scenderà su di te… Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio». Il Dio che guarda all’umiltà di Maria e genera per mezzo di lei il Figlio suo è lo stesso Padre che glorificherà il suo “servo” Gesù. Con la maternità colei che nel corso della sua vita resterà umile e silenziosa in disparte viene ricolmata di gloria e onore come il Figlio che è passato attraverso la croce alla gloria della resurrezione.

Il Vangelo di questa festa ci ripete le parole di Maria, che magnifica il Signore ed esulta in Dio suo salvatore: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome», e rivela la sua condizione di piena comunione con Dio oltre la morte: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata»: donna riempita di Dio in terra e il cielo.

Anche noi vogliamo ringraziare il Signore per averci fatto conoscere il suo disegno di salvezza universale e per averci indicato in Maria la strada per raggiungere il cielo.
 

Leggi tutto

XIX Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 13 agosto 2017 - Anno A
Parola del giorno: 1Re 19,9a.11-13a; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato],22subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!»e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Flavio Debertol, accompagnatore spirituale Acli Bolzano


La Parola di questa domenica ci invita a considerare che quel Dio in cui crediamo è Colui che si prende cura dell’umanità, specialmente nei momenti di crisi: Egli sta dalla parte degli umili e degli indifesi.

Il Vangelo presenta Gesù che cammina sulle acque del lago di Tiberiade davanti ai discepoli; questi sono spaventati, ma Gesù chiede di passare dalla paura, dal dubbio alla fede in Lui, che solo può cambiare la loro critica situazione. Quante paure individuali e collettive!

C’è la paura di Pietro che sfida il Maestro, pretendendo di raggiungerlo camminando sulle acque, e che poi grida «Signore salvami», perché scosso dal vento impetuoso che lo travolge sta per affogare.

C’è la paura di Elia, raccontata nella prima lettura di questa domenica, che scappa da Gezabele e si inoltra nel deserto, sperimentando una drammatica solitudine, con l’angoscia della morte nel cuore. Raggiunto il monte Oreb, entra in una caverna per passarvi la notte e il Signore lo raggiunge con una proposta sconvolgente: «Esci, e fermati alla mia presenza». Elia sperava di incontrare un Dio potente, ma invece trova un Dio scandalosamente debole, “nel mormorio di un vento leggero”. No, non è il Dio del fuoco distruttore, un Dio che si fa largo con la forza e che si impone. Egli parla al cuore di Elia e chiede semplicemente accoglienza. Elia nel silenzio e nella solitudine ha bisogno di conversione.

E c’è anche la paura di tutti i discepoli, riuniti nella stessa barca, che invece di riconoscere il Signore videro solo un fantasma e turbati si misero a gridare. Purtroppo ci sono delle paure collettive, che attraversano tutta l’umanità che naviga nella stessa barca ed è agitata dallo stesso mare.

Quali sono le angosce degli uomini d’oggi?

I personaggi sopra descritti, Pietro, Elia, gli apostoli, hanno dovuto guardare la loro situazione critica con occhi nuovi. E’ l’invito anche per noi a vedere gli eventi personali e la complessità del mondo in cui viviamo con vigilanza e insieme con speranza.

Di fronte a una società che crede di aver in mano le chiavi di un potere senza limiti si diffonde un senso di insicurezza e di paura, che turba l’animo anche di chi si sente più tranquillo e lontano dalle guerre, dagli attentati terroristici o dalle sofferenze dell’umanità. Nasce il dubbio che il progresso, la scienza, il benessere, da soli non riescono a garantire sicurezza. Ma c’è una speranza diversa che può rassicurare l’umanità. Infatti i discepoli hanno preso Gesù sulla barca “...e il vento cessò”. La paura è figlia della fragilità umana e delle sue scelte.

Il Vangelo ci ricorda che oltre al progresso e alla tecnica c’è bisogno di ritrovare il coraggio di vivere in una dimensione di fede: la fede in un Dio che certamente garantisce la sua presenza, ma non toglie le responsabilità individuali e/o collettive, anzi invita tutti ad intervenire con saggezza di fronte alle sfide della società, lontani da illusioni false e inconcludenti.

Leggi tutto

XVI Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 23 luglio 2017 - Anno A
Parola del giorno: Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 13,24-43)

In quel tempo, Gesù 24espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29«No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

31Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

33Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascostefin dalla fondazione del mondo».

36Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. 38Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno 39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. 40Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità 42e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».


COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Andrea Del Giorgio, accompagnatore spirituale Acli Sondrio

Dalla barca Gesù propone un’altra parabola e porta l’immaginazione della folla dalla riva del lago ad osservare un campo di grano. «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo» … ritorna l’espressione misteriosa che il Maestro non spiega se non per immagini o allusioni. Un altrettanto misterioso nemico ha seminato della zizzania e se ne è andato. Le folle attraverso il racconto di Gesù vedono delle comunità, le prime del tempo di Matteo, ma anche quelle di oggi. Vi sono i discepoli convinti, i tiepidi, quelli critici, i peccatori, i dubbiosi, gli indifferenti. Si fa fatica a distinguere chi fa parte del grano e chi della zizzania. A volte sembra che stiano l’uno nell’altra, a volte ciò che era zizzania, guardando meglio, è mutato in grano e viceversa.

Di fronte al troppo zelo dei servi, il padrone di casa, pur riconoscendo la presenza delle malerbe dentro la sua Chiesa, invita alla pazienza del contadino e a un discernimento basato sulla gradualità e la misericordia. Ciò non significa tollerare tutto, ma credere che sia il seme della Parola a condurre e far crescere le comunità, e non l’azione repressiva dei servi-sceriffi.
A suo tempo la mietitura, che distinguerà definitivamente tra il grano e la sua caricatura, la zizzania (il male si traveste sempre da bene!), sarà affidata ad altri.

Prosegue Gesù nell’illustrare con altre immagini le dinamiche dell’enigmatico “regno dei cieli” e gli effetti della Parola: un piccolo seme che perdendosi nella terra produce un grande arbusto, che diventa la casa comune di tutti gli uccelli del cielo; un pizzico di lievito che una donna mischia ad una grande quantità di farina (tre staia, cioè dai 15 ai 25 kg) facendola fermentare tutta.
Le folle, sentendo quanta farina viene impastata, riconoscono l’allusione al banchetto alle querce di Mamre e il riferimento a Sarah che su ordine di Abramo preparò per i tre misteriosi ospiti un gran numero di focacce. Ed ecco che gli uccelli del cielo si trasfigurano nelle stelle della promessa al patriarca, che oggi si compie.

Nella enigmaticità del discorso in parabole, Gesù propone un quadro estremamente concreto e realistico: nella Chiesa ci sono i corrotti e i carrieristi, chi rovina le persone e scandalizza i piccoli, il mondo è preda dei violenti e degli approfittatori. Le stesse realtà umane sono per loro natura profondamente ambivalenti: il lavoro, la politica e l’economia possono cercare la giustizia e il bene comune o ottenere sfruttamento e togliere dignità, le relazioni portare ai vertici dell’umanità o disumanizzarci, la stessa fede farci fratelli di tutti o buttarci nell’abisso della violenza fondamentalista.
Ma proprio dentro questa realtà contraddittoria e segnata dal peccato la Parola agisce e il regno cresce.
La cosiddetta spiegazione, spostando l’attenzione dal presente alla futura fine del tempo, conferma le ragioni della nostra speranza: il finale è già scritto, il grano sarà raccolto e la zizzania bruciata.

Leggi tutto

XV Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 16 luglio 2017 - Anno A
Parola del giorno: Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 13,1-23)

1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti".
10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". 11Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!


16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno".


COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Andrea Del Giorgio, accompagnatore spirituale Acli Sondrio


Iniziamo questa domenica il terzo dei cinque discorsi che strutturano il Vangelo di Matteo: il discorso in parabole.

Gesù esce di casa e va a sedersi sulla spiaggia, forse la stessa dove aveva chiamato i suoi primi discepoli, spazio del lavoro e, insieme, frontiera fluida tra le sicurezze della terraferma e la complessità e le paure rappresentate nella Bibbia con l’immagine del mare. Poco dopo è costretto, sia pure per pochi metri, ad imbarcarsi su quel mare.
E qui comincia a parlare in parabole, quella comunicazione antica e saggia che non è composta, come spesso si crede, da storielle ed esempi pratici per far capire meglio gli illetterati, ma che vela di stupore e di mistero il vero messaggio del maestro.

La prima parabola ambienta e offre la chiave di lettura di quelle che seguiranno. Gesù accompagna l’immaginazione della folla in campagna, al seguito di un singolare seminatore che spreca il seme spargendolo con abbondanza su ogni terreno. Nessun angolo del campo, per quanto in condizioni disperate relativamente ad un possibile raccolto, viene scartato. Con un po' di fantasia, possiamo sentire ancora oggi la folla rumoreggiare alle stranezze del seminatore in attesa di un insegnamento sulla saggia gestione delle risorse o sulla meritocrazia.
E invece arriva il colpo di scena: abituati alle modeste mietiture che offriva la terra di Galilea (una resa di 12-15 chicchi di cereale per 1 seminato) gli ascoltatori saltano in piedi alla conclusione del maestro … un raccolto straordinario ... cento, sessanta, trenta.
Un finale che non dà risposte preconfezionate, ma che suscita domande e curiosità, che chiede coinvolgimento. Ed infatti i discepoli, coloro che, a differenza della folla, hanno già scelto per Gesù, qualche interrogativo su quello strano modo di comunicare lo pongono.

Gesù, dopo aver introdotto il misterioso concetto del Regno, li conduce a bordo di famosi e misteriosi versetti del profeta Isaia dentro la comunicazione in parabole, quella narrazione che paradossalmente si sforza di non far capire le folle.

Senza vera scelta e coinvolgimento per Gesù ci si illude di vedere, di comprendere, di vivere; in realtà la Parola resta sterile narrazione catechistica o culturale, lo stile evangelico rischia di degenerare in ideologie identitarie e rancorosa difesa di valori, la vita comunitaria in aride pratiche tradizionali e stanche appartenenze. Il popolo di Dio nel dare il suo consenso all’alleanza ai piedi del Sinai aveva affermato: «lo faremo e lo ascolteremo» ... non capisci se non scegli e non metti in gioco tutto, non conosci l’amore se non lo vivi.

La spiegazione della parabola, spostando l’attenzione dal seme ai terreni, dice proprio questo: il discepolo è chiamato a impastare il Vangelo nella terra della propria vita, ad uscire dalle mura sicure degli ambienti parrocchiali per immergere la Parola dentro il mondo di oggi pieno di paure per il futuro, nella società dove tutto è liquido, nel mondo del lavoro in continua trasformazione.
 

Leggi tutto

XIV Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 9 luglio 2017 - Anno A
Parola del giorno: Zc 9,9-10; Sal 144; Rm 8,9. 11-13; Mt 11,25-30

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 11,25-30)

25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Riccardo Donà, accompagnatore spirituale Acli Friuli Venezia Giulia e Acli Trieste


«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».
Gesù vedendo intorno a sé persone stanche, affaticate, tristi, appesantite dai tanti precetti della legge ebraica, con quel "venite a me" dona loro se stesso, ma coloro che stanchi e oppressi vanno a lui molto spesso non sono i sapienti, ma gli umili, gli ultimi, coloro che si sentono piccoli, i peccatori, coloro che si vergognano del loro stato. Chi invece si sente molto sapiente, pieno di sé, difficilmente ricorre a Gesù, non sente il bisogno di Lui, perché basta a se stesso.

Anche nella nostra vita, sentiamo la fatica della giornata che inesorabilmente passa, ci sentiamo delusi, stanchi, amareggiati, e non ci resta che ascoltare il Maestro e tuffarci in lui, incontrarlo nella preghiera, riceverlo nell'Eucarestia, incontrarlo nella lettura e nell'ascolto della sua Parola, amarlo nel fratello che incontriamo, e sicuramente, ritroviamo subito la gioia, la pace interiore, pronti a ripartire.

Ecco il suo giogo, leggero, è Lui allora che ci ristora attraverso il nostro abbandono fiducioso. Impariamo da Gesù mite e umile di cuore. Il segreto di una vita felice su questa terra, è l'umiltà, cioè la capacità di farci piccoli, semplici, capaci di amare tutti perché tutti possano sentirsi amati da Gesù attraverso di noi.
Lui si è fatto mite e umile per insegnarci questa strada. «Chi si umilia sarà esaltato» è il paradosso della nostra fede e Paolo dice ancora a riguardo «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti». Molti, esaltati dal loro sapere, pretendono di conoscere tutto mentre Dio si rivela ai semplici, a coloro che sanno accoglierlo, incontrarlo, conoscerlo e amarlo in chi è abbandonato, affamato, carcerato, nudo, profugo.

A tal proposito San Leone Magno ci dice:
«Chi dunque sa di essere preposto ad altri, non sopporti a malincuore che qualcuno gli sia superiore, ma l`obbedienza, che esige (dagli altri), egli per primo la attui: e come non vuole sopportare un peso grave, così non osi imporre agli altri un carico insopportabile. Siamo infatti discepoli di un maestro umile e mite, che ci dice: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete pace per le vostre anime. Il mio giogo infatti è soave, e il mio peso leggero". E come esperimenteremo ciò, se non attueremo quello che dice lo stesso Signore: "Chi fra voi è il maggiore, sarà vostro servo"».

Leggi tutto

XIII Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 2 luglio 2017 - Anno A
Parola del giorno: 2Re 4,8-11.14-16a; Sal 88; Rm 6,3-4,8-11; Mt 10,37-42

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 10,37-42)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Riccardo Donà, accompagnatore spirituale Acli Friuli Venezia Giulia e Acli Trieste


Gesù in questa XIII domenica ci chiama, ci invita a seguirlo prendendo su di sé la propria croce.
Quanti di noi oggi sentendo parlare di croce si vergognano oppure cambiano discorso, ai funerali non si vedono più i bambini perché i genitori pensano che si impauriscano, di fronte alla malattia e alla sofferenza l'uomo in genere prende paura ed è normale ma oggi abbiamo perso il rapporto con chi sta male, con chi si trova in una situazione di difficoltà e ha bisogno di aiuto.

Ecco allora che Lui ci viene incontro per aiutarci "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato" (Mt 10,40), e ancora "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40). E’ nell’accoglienza, nell’apertura verso l'altro che avviene l'incontro con Gesù, soprattutto l'altro più piccolo, più bisognoso, colui che ci passa accanto, quel fratello che non riesce a camminare e ha bisogno di un sostegno, quello che non capisce perché ha una malattia mentale, ed è preso in giro. Dovremmo imparare ad affiancarci al fratello, a prenderlo per mano e accompagnarlo là dove lui ha il desiderio di arrivare.

Accoglienza tra noi nelle nostre comunità cristiane, molto spesso la domenica andiamo a messa, ma non ci conosciamo con tutti i fratelli, anzi qualche volta ci sediamo vicino a chi già conosciamo… Perché invece non imparare ad avvicinarci ad una persona che non conosciamo per amarla, accoglierla, accettarla così com'è; così facendo andremmo a conoscere tutta la comunità a cui apparteniamo e con la quale siamo chiamati a collaborare e se qualcuno fosse nel bisogno, per amore di Gesù nel fratello, saremmo pronti ad accogliere e ad aiutare.

Questo aiutare significa condividere con il fratello e se quel fratello ha una croce, una sofferenza, essere pronti a condividerla con lui, farla propria. Ciò è possibile se avremo imparato, come ci chiede Gesù, a portare la nostra croce. Allora saremo pronti a dare la vita per i fratelli.

Concludo con le parole di San Cesario d’Arles vissuto nel V secolo:
La prima perdizione dell’uomo fu l’amore per se stesso: se non avesse amato se stesso con un ordine perverso, avrebbe anteposto Dio a se stesso, e avrebbe voluto essere suddito di Dio…. Cosa vuole significare l’espressione “Prenda la sua croce”?... Quando comincerà a seguirmi secondo i miei mandati e i miei insegnamenti avrà molti avversari, molti che lo ostacoleranno, non avrà solo schernitori, ma anche persecutori… tu dunque, se desideri seguire Cristo, non rifiutarti di portare la sua croce: tollera i malvagi, non soccombere ad essi. E da dove bisogna iniziare a seguire Cristo se non da dove è partito? Infatti noi sappiamo che risorse e risalì al cielo: dobbiamo seguirlo! E non dobbiamo perdere la speranza, perché egli stesso lo promise, e non perché l’uomo di per sé può fare qualcosa. Vuoi seguire Cristo? Devi essere umile, proprio come lui lo fu” […].

Leggi tutto

XII Domenica del Tempo Ordinario

Domenica - 25 giugno 2017 - Anno A
Parola del giorno: Ger 20,10-13; Sal 68; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

COMMENTO AL VANGELO
a cura di don Riccardo Donà, accompagnatore spirituale Acli Friuli Venezia Giulia e Acli Trieste


Qualche volta quando camminando per strada incrociamo qualcuno che ha attraversato il Mediterraneo per trovare qui da noi in Europa la salvezza, la pace, il lavoro, la sicurezza, ci viene da pensare, da giudicare, guardando quel viso tanto diverso dal nostro, il colore della sua pelle, i suoi vestiti... "Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli".

Il Vangelo di Gesù di questa XII domenica di giugno ci viene incontro, ci aiuta a ritrovare quel volto di Gesù nostro fratello nel volto di un altro fratello che ci passa accanto e non più anonimo, ma che ora ha un significato più profondo, quel volto non sarà più anonimo avrà un nome.

"Non abbiate paura", non è forse la paura quella che in questo tempo ci angustia quando usciamo da casa? Lo è stato anche per gli Apostoli, ricordiamo la paura che avevano di uscire dal Cenacolo, dopo la Resurrezione del Signore. Per ben due volte Gesù ripete "non abbiate paura", é un incoraggiamento forte ad uscire per le strade, a portare il lieto annuncio "Io sono il Risorto andate e annunciate a tutti che la morte è stata sconfitta".

La resurrezione avviene già qui, quando io Lo riconosco nei miei fratelli poveri, delusi, ammalati, abbandonati, senza lavoro, dentro il nostro cuore avviene un cambiamento profondo, é l'amore che ci trasforma e trasforma tutto l'universo, ci fa sentire pieni di gioia, pace, senza paura, questa ci é stata tolta.

In un'altra parte del Vangelo Gesù ci dice "a chi mi ama mi manifesterò", cioè Lui si mostra, non fisicamente ma nello spirito, é sempre Lui che appare davanti a noi nelle sembianze di questo o quel fratello da amare, non va dimenticato che la fonte della gioia è Gesù, in un mondo dove la gioia è molte volte trasgressione, droga, gioco d’azzardo, sesso libero e sfrenato, finanza giocata sulla pelle dei più poveri. Gesù ci indica la strada della vera gioia nell'incontro con Lui, senza paura, quel lui fratello, altro da noi, che ha appena incontrato senza saperlo un Risorto, ha incontrato uno che ha avuto il coraggio di amare uscendo da se stesso e gli ha trasmesso la gioia del Risorto.

Ma Cristo – ricorda Gregorio – è presente anche nei poveri, per cui essi non devono mai essere oltraggiati: «Non disprezzare costoro, che giacciono stesi, come se per questo non valessero niente. Considera chi sono, e scoprirai quale è la loro dignità: essi ci rappresentano la Persona del Salvatore. Ed è così, perché il Signore, nella sua bontà, prestò loro la sua stessa Persona, affinché, per mezzo di essa, si muovano a compassione coloro che sono duri di cuore e nemici dei poveri». «Sii generoso con questi fratelli, vittime della sventura. Da’ all’affamato ciò che togli al tuo ventre». (San Gregorio di Nissa Vescovo Cesarea di Cappadocia, circa 335 – 395)

Leggi tutto
Sottoscrivi questo feed RSS

Ultime news dal sito

Ong e migranti, le Acli: prioritario salvare vite umane

Mai come in questo periodo le prime pagine dei giornali sono occupati da un tema molto caro alle ...

Tettamanzi, Rossini: "Esempio di una Chiesa aperta e accogliente"

Si è spento a 83 anni il cardinale Dionigi Tettamanzi. Arcivescovo di Genova dal 1995 al 2002 e d...

Venezuela, l'appello delle Acli: "Aiutateci!"

Il  Venezuela vive un momento di grande tensione politica e sociale. I quotidiani italiani r...

Le Acli ricordano Mimmo Cecchini

Le  Acli provinciali di Ascoli Piceno, con il contributo di Acli Arte e Spettacolo, ricorder...

Cattolici e politica: la lettera di Roberto Rossini al quotidiano Avvenire

La morte di Giovanni Bianchi ha riacceso il dibattito sul ruolo dei cattolici in politica. Tra i ...

Terremoto Centro Italia, un abbraccio lungo un anno

Dal 24 agosto 2016, giorno della prima scossa di terremoto nel Lazio, le Acli hanno immediatament...

Tesseramento Acli 2017

Le Acli

I Temi

Link utili

Seguici su

Questo sito utilizza cookie, propri o di terze parti. Cliccando sul bottone "Accetta" acconsenti all'uso dei cookie e questo banner scomparirà. Se vuoi saperne di più e sapere come disabilitare i cookie, clicca qui