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S. Pantaleone - Mercoledì 27 Luglio 2016
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Porteremo frutti per l'avvenire?



La quaresima è tempo di conversione. Se non si prende coscienza del proprio peccato, non ci si può convertire.

Questa parola di Gesù è un forte appello a prendere prima di tutto coscienza di ciò che non va nella nostra vita. E il criterio è quello del fare frutto. Possiamo valutare se nella nostra esistenza facciamo frutti di vita?

La domanda fatta a Gesù da quei “alcuni” sottintende una teologia: chi muore con violenza è un peccatore e, in qualche modo, si è cercato la punizione di Dio, che è arrivata puntuale per mano dell’occupante Pilato.

Gesù non condivide questa teologia, questo modo di pensare a riguardo di Dio. Per lui quei Galilei morti non sono più peccatori degli altri Galilei, tuttavia avverte i suoi interlocutori che se uno non si converte al Signore, producendo frutti di vita buona e giusta, morirà non tanto dal punta di vista biologico – tutti moriremo –, ma dal punto di vista spirituale, perché non parteciperà alla comunione con il Signore della vita.

Lo stesso è per coloro che sono vittime di catastrofi naturali. Essi non sono più peccatori di altri, non sono morti per punizione divina, tuttavia occorre convertirsi, se non si vuole morire spiritualmente.

Per questo Gesù racconta questa parabola che ha lo scopo di coinvolgere l’ascoltatore affinché possa diventare consapevole della propria condizione e prendere una decisione per la vita.

Ci sono due criteri per pensare Dio.

Il primo è quello di un giudice che emette una sentenza di condanna per tutti coloro che non danno frutti di giustizia.

Il secondo è quello di considerare che con Gesù si inaugura un tempo di grazia che chiama a conversione tutti gli uomini affinché facciano frutti di giustizia, cioè si prendano cura della vita a vicenda e reciprocamente: l’amore fraterno, al di là delle appartenenze etniche, culturali, religiose, ecc., perché siamo tutti fratelli e nessuno è escluso dall’amore di Dio.

Il giudizio, per Gesù, è rimandato alla fine dei tempi, ma fin da ora c’è l’urgenza di uniformare la nostra vita alla chiamata di Dio a far parte del suo regno, il cui criterio è la vita fraterna nella carità reciproca.


28 febbraio 2016 - III Domenica di Quaresima - Anno C

Luca 13,1-9

1In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. 8 Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9 Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Leggi tutto nel documento allegato

 

 

Ultima modifica: Lunedì, 22 Febbraio 2016 09:43
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