Idee per un manifesto riformista

Viviamo in un Paese dove, di fatto, le classi sociali a reddito basso e medio-basso sostengono i costi dell’università che solo i figli del ceto medio-alto possono permettersi di frequentare. Non è una scelta esplicita, eppure è una chiara (ir)responsabilità politica. Questo Paese non fa i conti con se stesso, col suo desiderio di crescere e di essere giusto. Se solo decidesse di scegliere, se solo decidesse di crescere… Ecco allora il libro scritto da Enrico Morando e Giorgio Tonini: un accorato, pragmatico e documentato invito a crescere. Anzi, ci sono tante idee da poter progettare ciò che serve al nostro Paese per ricominciare a sperare e dar fiducia ai giovani. Il triangolo riformista si gioca tutto attorno a tre punti: riduzione della diseguaglianza, promozione della crescita e adattamento del debito pubblico.
I due autori ricostruiscono le ragioni di quella vera e propria età dell’oro che ci ha dato il welfare e lo sviluppo economico, i diritti civili, socio-economici e politici. Spiegano il passaggio dall’età socialdemocratica a quella neoconservatrice e la crisi di quest’ultima. È un’analisi anche delle colpe, che investono anche l’Europa attuale. Interessante, a questo proposito, anche l’idea di Germania che ridarebbe slancio all’Europa: un Paese che può ergersi a responsible hegemon, senza chiudersi in un ordoliberismo interessato solo alla pulizia dei bilanci.
La via d’uscita dalla crisi nella quale siamo non va cercata, secondo gli autori, nella socialdemocrazia, storicamente protesa a sostenere la domanda di mercato. Al contrario: un vero riformismo cerca semmai di sostenere l’offerta, in particolare di quei fattori a lungo termine che determinano la crescita: dall’istruzione alla ricerca, dalla disciplina della concorrenza all’efficacia della PA, dalle infrastrutture materiali e immateriale all’innovazione, dalla certezza del diritto ad un diritto del lavoro semplice (“traducibile in inglese”). Le misure, insomma, sono tante.
Bene bene, pensa il lettore scorrendo con una certa soddisfazione le pagine di quest’opera: tutto vero e interessante. Ma, ecco la domanda che inquieta, chi può sostenere tutte queste proposte? Forse il Pd nel quale militano i nostri due autori? Non scriveranno davvero che è il Pd il predestinato? Invece sì, lo scrivono. Ma non si riferiscono al Pd che conosciamo noi: quello che cerca l’unità con gli altri partiti della sinistra (secondo il vecchio mito “nessun nemico a sinistra”) e l’alleanza col centro (dimostrando così tutta la sua fragilità). Il Pd di Tonini e Morando è un partito a vocazione maggioritaria, che non crea legami ambigui, ma che si propone con un progetto rivolto alla maggioranza del Paese. Un Pd che cambia profondamente la sua cultura politica e le sue abitudini consolidate. Un Pd che non teme il dibattito interno ed esterno. Un Pd che recupera il filone liberale e liberalsocialista, abbandonando i residui delle correnti stataliste. Un Pd che fa i conti con la giustizia sociale anche attraverso una rigorosa disciplina fiscale…
Alla fine del libro arriva anche una bacchettata ai cattolici, soprattutto a quelli della “cultura del grande progetto”, che rischia di  non essere dissimile dalla cultura ideologica.Tra l’astrattismo di certi professorini e la concretezza – ad esempio – degasperiana, fondata su una sana cultura del limite, non vi è alcun dubbio su cosa preferiscano i nostri due autori: perché non sempre l’abbraccio tra una certa sinistra e un certo mondo cattolico ha prodotto effetti positivi. Anzi, come dimostrano citando alcune esperienze degli anni ’70, si sono prodotti effetti addirittura regressivi. Certe forme di profetismo mondano e di terzomondismo emotivo hanno prodotto un’incontrollata spinta a sinistra che ha fatto perdere il contatto con la realtà, letta tutta all’interno di uno schema rigido e superato (quello della lotta di classe). Il recupero della cultura del limite, della ragione per i credenti e della spinta religiosa per i non credenti aiuterebbe a ripensare la democrazia di questo nuovo e imprevedibile secolo.
Conclusione. Il libro va letto (magari non di sera: richiede una certa attenzione). Quando si parla di riformismo, a volte cogliamo solo l’etichetta: qui, invece, sull’etichetta sono specificati anche gli ingredienti. Si potrà anche non essere d’accordo con molte tesi degli autori – come è capitato a chi scrive – ma andranno argomentate.

Enrico Morando e Giorgio ToniniL’Italia dei democratici. Idee per un manifesto riformista.Ed. Marsilio, 2012euro 16,00

Idee per un manifesto riformista
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