Idee semplici o piccole ideologie?

C’è confusione nella politica di oggi.Gli analisti ci dicono che i cittadini elettori sono in parte distaccati dalle istituzioni e in parte alla ricerca di nuove forme di partecipazione.E le parole scorrono.Sono fiumi che non riescono ad intercettare la realtà; realtà che mostrano esplosioni di rabbia e richieste di aiuto.
Alcune sono parole gratis, non costano nulla e fanno vendere i giornali: crisi, spread, mercati, disoccupazione, neet (not in education, employment or training, espressione usata per indicare i giovani che non lavorano né studiano), costi della politica, inverno demografico, detassazione, crescita.
Altre sono parole manifesto, indicano questioni e richiedono un impegno: immigrazione, famiglia, federalismo, laicità, bioetica, beni comuni, legalità, sobrietà, economia del dono.
Le prime sono slogan; attraggono perché lanciano un problema che sembra piombare tra capo e collo; non sono di destra né di sinistra; hanno l’effetto di consolarci perché ci accomunano nella disgrazia e l’effetto di disorientarci perché richiamano questioni più grandi di noi. Nella politica hanno riscosso molto successo in passato, perché le parole gratis coagulano interessi di parte e aspettative individuali. Poi aprono la strada ai “tecnici della politica” quelli che se ne intendono.
Le seconde sono indicatori di posizione, perché portano dietro un modo di pensare, che proviene dalla nostra educazione, dal nostro ambiente sociale, dal contesto culturale in cui siamo cresciuti e viviamo. Ci interrogano e ci compromettono. Le parole manifesto ci offrono idee e chiedono il nostro coinvolgimento.
Molto probabilmente nella politica di oggi i nuovi contenuti richiesti sono vicini alle parole manifesto, perché hanno il privilegio di fornire idee al nostro immaginario. Un po’ lo avvertono anche quei politici tecnici che rispolverano liste civiche e comitati a tema, associazioni di impegno… 
Ci sono però alcune avvertenze per le parole manifesto:

separano, perché dopo essere state pronunciate non si esauriscono, ma rimandano al mondo delle identità culturali
corrono il pericolo di diventare dei luoghi comuni e diventare parole gratis
rimandano a significati molto più ampi di quelli che riusciamo a controllare direttamente.

Queste parole corrono il rischio di diventare ideologiche.Qui non si tratta delle grandi narrazioni, quelle che ci saremmo dovuti lasciare alle spalle con il chiudersi del Novecento e che non sono ancora del tutto scomparse.Si tratta delle micro-ideologie, quelle sulle quali formiamo le nostre scelte e i nostri stili di vita, che partono dall’esperienza concreta e dai milioni di input che ogni giorno riceviamo dal mondo. Per questo hanno una forza aggregante.
In Ideologia ed Utopia, Karl Mannheim le chiamava ideologie particolari: «Esse sono considerate come delle contraffazioni più o meno deliberate di una situazione reale, all’esatta conoscenza della quale contrasterebbero i suoi interessi particolari. Queste deformazioni si manifestano in ogni modo sotto forma di menzogne consapevoli o semi coscienti, di inganni calcolati verso altri o di autoillusioni». Le ideologie particolari ci dovrebbero far riflettere sulla facilità con cui può nascere un’ideologia: è sufficiente lasciare ingrassare troppo una parola manifesto.
Lo scenario politico futuro, forse è poco prevedibile. Però le parole manifesto nel dibattito si affermano in modo sempre più incisivo.Dovremmo avere la saggezza di non rimanere imprigionati nel loro carattere relativo. Accettare la menzogna delle nostre idee significa ridimensionarle, renderle relative e per questo umanizzarle. Allo stesso tempo significa aprirle al confronto e renderle fertili nel dialogo con l’altro. E il dibattito diverrebbe uno strumento di costruzione delle scelte politiche.

Idee semplici o piccole ideologie?
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR