II Domenica del tempo ordinario

Domenica – 15 gennaio 2017 – Anno A

Parola del giorno: Is 49, 3.5-6; Sal 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

 

 

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (1,29-34)

 

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del  mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”.  

31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”. 

32Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

COMMENTO AL VANGELO

a cura di don Antonio Agnelli, accompagnatore spirituale Acli Cremona

 

Il Vangelo di questa domenica è nuovamente centrato sull’avvenimento del battesimo di Gesù nella versione del Vangelo di Giovanni. L’evangelista, per bocca di Giovanni il Battezzatore, vuole assolutamente evidenziare il ruolo unico e salvifico di Gesù che porta a compimento la promessa del Messia e fosse riconosciuto da Israele come l’inviato di Dio.

 

Egli è anzitutto l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Torna di nuovo in evidenza la missione profetica di Gesù, quella cioè di assumere in sé il peccato del mondo con l’offerta della sua vita, e liberandone l’umanità. Dobbiamo come credenti riprendere coscienza del bisogno assoluto di essere liberati dal peccato dalla misericordia di Dio in Cristo.  L’orizzonte culturale in cui viviamo escludendo Dio, si affida alla scienza, alla tecnica, al denaro, al potere, per trovare un senso alla vita e per liberare la terra dai suoi mali. Ma da soli non ci riusciremo mai: la nostra libertà è ferita, e deve essere a sua volta liberata dalla grazia del Risorto per poter di nuovo accogliere la parola d Dio e la sua presenza perdonante come realizzazione piena del nostro vivere. 

 

Anche noi cristiani rischiamo a volte di fermarci solo ai nostri sforzi, alla nostra buona volontà, all’impegno inesausto per la giustizia e la verità. Ma se tutto questo non trova il suo alimento nella comunione col Cristo vivente, nella sua donazione al Padre, donata a noi gratuitamente nello Spirito, rischiamo di lavorare sulle sabbie mobili e sprofondiamo alla prima delusione o fatica o persecuzione perché non siamo uniti a colui che è per noi Via, Verità e Vita.

 

Il Battezzatore poi propone al popolo di Israele, ma anche a tutti noi, l’identità vera del Cristo. Egli non è solo il Messia, l’inviato di Dio, ma è Dio stesso in mezzo a noi, come abbiamo contemplato nel Natale, il Figlio di Dio venuto nella nostra carne a condividere in tutto la nostra storia tranne che nel peccato.

 

Tutto il Vangelo di Giovanni vuole portarci a maturare una fede autentica e vera nel Figlio di Dio venuto nella nostra storia. La sua vicenda, che egli racconta, non è un mito, non è un racconto inventato, non è solo un input morale, ma è la stessa vita di Dio che entra in Lui nella storia per rimanervi per sempre per mezzo dello Spirito. Realmente e visibilmente il Figlio Dio ha fatto sua la nostra vita e l’ha vissuta nella totale obbedienza al Padre e a noi l’ha donata sulla croce dal suo cuore squarciato.

 

Ci aiuti di nuovo una preghiera di Padre David Maria Turoldo perché lo Spirito ci dia una fede viva, vera, coraggiosa, radicale e profetica: 

 

Neppure oggi, dopo millenni, Signore,

anche per noi non è facile dire

le parole di Giovanni “Ecco l’Agnello”. 

In questo mondo ferrigno e infestato da lupi,

dove la cristianità in nulla si distingue

dal resto della società, e anzi, 

ancor più difficile è credere a quelle parole

pur con la fame che abbiamo di fede: 

Signore, che la stessa chiesa riscopra nella sua vita 

la presenza dell’Agnello! Amen.

II Domenica del tempo ordinario
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