Il contributo delle Acli al Piano nazionale contro il razzismo

Il cammino verso la realizzazione del Piano nazionale d’azione contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza 2013-2015 sta compiendo in questi giorni un nuovo passo in avanti.

La scorsa settimana presso la presidenza del Consiglio dei ministri, alla presenza del capo Dipartimento per le pari opportunità Ermenegilda Siniscalchi, del sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega all’integrazione Franca Biondelli e della consigliera per le Pari opportunità per il presidente del Consiglio dei ministri Giovanna Martelli, le Acli e le altre associazioni attive nella lotta alla discriminazione etnico-razziale coinvolte nel Gruppo Nazionale di Lavoro, hanno avviato la consultazione sulla bozza del Piano predisposto dall’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le Pari opportunità).

Nello specifico la discussione riguarda i cosiddetti assi del programma, quelle “aree prioritarie” che serviranno ad orientare, una volta approvato il Piano definitivo, l’attività istituzionalenella prevenzione e/o rimozione delle discriminazioni.

Il Piano, voluto dall’ex ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge, è nato per dare una risposta coordinata delle istituzioni e della società civile al razzismo attraverso la definizione di una strategia d’azione, sia nazionale che locale, a favore della parità di trattamento e dell’inclusione sociale.

Nel Piano è individuata la definizione unitaria di che cosa si debba intendere per contrasto al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza: il riferimento è a tutte le discriminazioni basate sulla razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose. L’attenzione del Piano è anche orientata sul diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini, nonché l’esistenza di forme di razzismo a carattere culturale.

Il Piano ha anche contribuito a portare avanti un’analisi delle discriminazioni denunciate negli ultimi anni, con l’obiettivo di elaborare “specifici indicatori della discriminazione” e, in un’ottica evolutiva, individuare le potenziali vittime di comportamenti discriminatori. Proprio su questo punto le Acli che “vivono e operano tra la gente” e che toccano con mano le trasformazioni in atto nella società, come ha sottolineato Antonio Russo, responsabile Acli per l’Immigrazione, possono dare un contributo importante.

Superare il ritardo culturale e politico del nostro Paese in tema di diritti delle minoranze e degli stranieri è quanto le Acli continuano a ribadire nei tavoli istituzionali preposti.

A tal proposito il Piano discusso nei giorni scorsi rappresenta un passo in avanti grazie ad un cambio di prospettiva: l’affrancamento dallo schema antirazzismo = difesa dell’immigrazione.

Come ha ribadito Antonio Russo, la lotta al razzismo non può limitarsi alla corretta accoglienza di chi arriva da lontano, ma deve spingersi verso “la ricerca di una regola di vita condivisa in tutta la società, facendo emergere tutte le forme di disagio o peggio di ostilità nei confronti del diverso per avviare cammini di inclusione”.

Sono otto, infatti, gli assi di intervento individuati nel Piano, tutti strettamente connessi tra loro. In primis, quello del lavoro e dell’occupazione, con le problematiche legate all’ingresso nel mercato del lavoro, alle condizioni lavorative e di licenziamento; a seguire l’alloggio e le difficoltà di accesso all’edilizia sociale o a locazioni immobiliari di privati a causa di attitudini razziste. Poi, ancora, l’ambito dell’educazione e dell’istruzione dove si contano elevati tassi di dispersione, disagio e marginalizzazione; il settore della salute e dell’accesso all’assistenza sanitaria dove si riscontrano difficoltà sul piano culturale nella relazione tra pazienti e servizi sanitari. Un altro ambito individuato è quello dei rapporti con la Pubblica amministrazione dove pregiudizi e stereotipi, accanto ad un eccesso di burocrazia, possono impedire l’accesso di alcuni gruppi a servizi pubblici importanti. Ultimi, ma non meno importanti, le forze di polizia, lo sport e i mass media. Le prime possono contribuire strategicamente alla diffusione della cultura della legalità ma scontano ancora una bassa conoscenza degli strumenti per la rilevazione della componente razzista dei reati denunciati o, ancor peggio, sono talvolta protagoniste esse stesse di azioni discriminatorie. Infine sport e mass media (con particolare riferimento ai social network) sono due ambiti centrali nei quali intervenire con maggiore incisività: entrambi purtroppo sono sempre più popolati da episodi discriminatori molto gravi e caratterizzati da codici espressivi improntati all’esclusione e alla violenza.

Per ognuno di questi settori, fondamentali nei processi di integrazione sociale, il Piano individuerà criticità, obiettivi generali e misure concrete da mettere in campo. Nei prossimi giorni il processo di consultazione del Gruppo Nazionale di Lavoro, in cui le Acli sono presenti, porterà ad una rielaborazione del Piano per poi approdare alla discussione con le amministrazioni centrali, le parti sociali e gli enti territoriali. Il Piano sarà inoltre arricchito con i contributi delle confessioni religiose che hanno partecipato al Tavolo interreligioso per l’integrazione che si è svolto presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il 30 luglio scorso.

L’augurio è che il cammino intrapreso più di un anno fa, una volta compiuto,segni unasvolta tangibile nel cammino di integrazione di quanti oggi, nel nostro Paese, non possono ancora sentirsi cittadini a pieno titolo.

Il contributo delle Acli al Piano nazionale contro il razzismo
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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