Il lato oscuro della tecno-scienza

Alla guida dell’agire del mondo si pone la tecnica, l’ideologia vincente che sostituisce il capitalismo alla guida del mondo e ha come scopo l’incremento indefinito della capacità di realizzare scopi. L’ultimo Dio”. Così si esprimeva poco più di un anno fa il filosofo Emanuele Severino in un suo articolo dal titolo “La tecnica guida del mondo sostituirà tutte le ideologie”.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Come è cambiato il rapporto tra scienza e tecnica? Come sono cambiate la tecnica e la scienza? Che cosa ha generato l’emergere di quello che il Papa definisce il paradigma tecnocratico?

La scienza sperimentale ha poco più di quattro secoli, mentre la tecnica ha più di due milioni di anni: tanti ne sono trascorsi dalla produzione del primo strumento litico, un ciottolo scheggiato per mezzo di un altro ciottolo. La storia della nostra civiltà è un susseguirsi di invenzioni, perfezionamenti delle tecniche più diverse, dalla ruota al fuoco, dalla cottura dei diversi materiali alla fusione dei metalli, dalla progettazione degli acquedotti a quella dei robot fino ad arrivare alla rivoluzione delle rete. La tecnica ha ampiamente preceduto la scienza ma quando questa è comparsa all’orizzonte il rapporto si è fatto più stretto e negli ultimi secoli non c’è stato progresso scientifico senza un concomitante progresso tecnico.

La relazione tra scienza e società è quindi considerevolmente cambiata nel corso degli ultimi decenni. Sempre più spesso la scienza è al centro di discussioni che coinvolgono non solo gli esperti, ma anche esponenti del mondo politico, i media e i cittadini. Emerge, come afferma il sociologo Andrea Lorenzet, il lato controverso della tecnoscienza che si caratterizza per la diffusione di argomentazioni a prima vista irrazionali, polemiche e contraddittorie. “Controversie tecnoscientifiche come quelle sulle nanotecnologie, le biotecnologie e le grandi opere popolano quotidianamente le pagine dei giornali e il Web rendono evidente la centralità della tecnoscienza nella società contemporanea generando però interrogativi e dubbi che attanagliano sia gli esperti sia il pubblico”.

Proprio lo sviluppo della tecnoscienza, ossia di una scienza di tipo industriale mostra molti elementi problematici. Primo tra tutti quello di aver assunto le stesse caratteristiche di ogni attività della società dei consumi. E’ organizzata come qualunque altro sistema produttivo, è guidata cioè da logiche di mercato e produce nuovi bisogni da soddisfare anziché nuove risposte a bisogni esistenti.  

Tutte queste considerazioni ci hanno spinto a ideare e realizzare l’approfondimento di Benecomune.net del mese di ottobre dal titolo: Tutto intorno a te. Il paradigma tecnocratico pensa che tutto sia possibile all’uomo. Un focus quindi che mette al centro il tema della tecnica nell’attuale contesto globale.

In particolare abbiamo preso come riferimento un’affermazione della Laudato Si’ che recita: “Non si può pensare di sostenere un altro paradigma culturale e servirsi della tecnica come di un mero strumento, perché oggi il paradigma tecnocratico è diventato così dominante, che è molto difficile prescindere dalle sue risorse, e ancora più difficile è utilizzare le sue risorse senza essere dominati dalla sua logica” (n. 108)

Le diverse analisi proposte da economisti (Leonardo Becchetti), sociologi (Mauro Magatti, Massimiliano Padula), filosofi (Giovanni Cogliandro), poeti (Marco Guzzi), scienziati (Alessandro Giuliani) e psichiatri (Tonino Cantelmi) hanno cercato di rispondere ad alcune domande di fondo: come è possibile opporsi all’attuale paradigma tecnocratico sul piano culturale, sociale, politico ed economico? Quali strade è possibile percorrere? Come far sì che la tecnica torni ad essere uno strumento creativo posto a servizio dell’uomo?

Ne esce un quadro ricco e originale che mostra come il tema del rapporto uomo-tecnica sia oggi diventato sempre più cruciale sul piano sociale, economico e culturale. Un tema a cui è necessario dare risposte complesse. Come afferma Magatti nella sua intervista “non bisogna operare una demonizzazione della scienza e della tecnica. Un atteggiamento oscurantista e luddista non va bene, non aiuta. La scienza e la tecnica e la stessa economia hanno dimostrato di essere in grado di produrre cose buone. Quello che bisogna combattere è l’assolutizzazione delle forme dell’economica e dell’organizzazione sociale che tendono ad escludere tutto il resto, come ad esempio la religione che, se torniamo al suo significato originario derivante dal termine latino religio, tiene insieme le cose, le lega. Tutto quello che non corrisponde agli standard viene scartato. Non si tratta quindi di essere contro ma di cercare dei pesi e dei contrappesi valutando le conseguenze di alcune applicazioni tecnico-scientifiche

Il lato oscuro della tecno-scienza
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