Il lavoro non è finito. Cosa pensano gli aclisti

Il questionario proposto ai partecipanti all’Incontro nazionale di studi (Cortona, 18-20 settembre 2014) raccoglie la voce degli aclisti.

Pubblichiamo una sintesi dei dati raccolti. Alcune risposte appaiono significative: quelle sulle strategie più incisive da adottare per uscire dalla crisi o per rilanciare il lavoro tra i giovani; quelle sulla vitalità sociale e civile dei rispondenti.

Sebbene abbiano compilato il questionario soltanto in 70 su 400 presenti, dalla lettura dei dati raccogliamo indicazioni su tre ambiti:

le opinioni sul tema: Il lavoro non è finito. Un’economia per creare lavoro buono e giusto;

la partecipazione civica;

le caratteristiche dei partecipanti e il loro rapporto con l’Incontro nazionale.

 

Come impegnarsi per creare lavoro buono e giusto

Per difendere il lavoro, secondo i rispondenti, le Acli devono essere attente a cinque questioni: la partecipazione alle decisioni aziendali (il 27,5%); la valorizzazione delle professionalità e del merito (il 24,6%) segue la giusta retribuzione (il 17,4%).

Tra quelli che hanno scelto di esprimere una seconda risposta emerge l’importanza delle relazioni con i colleghi (32,1%) e della possibilità di esprimere di autonomia e creatività (23,2%).

Per uscire dalla crisi converge un forte consenso su quattro azioni, che su una scala da 1 a 10 raggiungono una media del voto tra 7,6 a 8,2 e una mediana uguale a 8 (cfr. tabella n. 6 in allegato):

investire per lo sviluppo delle comunità locali (7,6),

favorire lo start up delle imprese (7,7),

sostenere l’intervento statale nel welfare, nell’istruzione e nella ricerca (8,2),

facilitare gli investimenti statali nelle infrastrutture (i porti, le reti ferroviarie, la banda ultra larga, l’energia (7,9) .

Per promuovere lavoro, dalle risposte si evince, che l’Unione europea dovrebbe stimolare i Paesi membri ad aderire a una politica unica in campo fiscale, monetario e lavorativo (45,6%) e favorire una politica espansiva diretta a stimolare gli investimenti (41,2%).

Infine, quando si domanda quali misure in Italia potrebbero incentivare il lavoro tra i giovani, le risposte sono concentrate soprattutto su due item: la prima scelta cade sulla riduzione delle tasse sul lavoro per i nuovi assunti (60,2%) e la seconda scelta cade sulla promozione di imprese giovanili (43,3%).

 

La partecipazione civica

Si riscontra una pluri-appartenenza associativa: gran parte dei rispondenti afferma di essere impegnati oltre alle Acli in organizzazioni di volontariato (54,1%) in associazioni di tipo culturale o sportivo (71,9%), una quota inferiore è iscritta a un partito (23,3%) o a un sindacato (32,1%). Inoltre negli ultimi 12 mesi l’84,1% ha firmato petizioni, il 52,5% ha segnalato iniziative alle autorità competenti e ai giornali, mentre il 46,7% ha aderito a manifestazioni di piazza su questioni politiche e sociali.

Infine il rapporto con la politica è definito impegnato dal 45,7%, mentre il 51,4% dichiara di tenersi informato anche se non partecipa in modo diretto alle decisioni. Gli aclisti che hanno risposto raccontano il vissuto di una cittadinanza attiva.

Per quanto attiene l’ambito partitico il 94,3% è andato a votare nelle elezioni europee e, al momento della compilazione del questionario, il 17,4% avrebbe cambiato la sua preferenza. Se si fosse votato nei giorni del convegno, il Pd avrebbe raccolto il 67,6% delle preferenze, mentre il secondo partito sarebbe stata l’indecisione con il 7,4% delle risposte raccolte da “non andrei a votare” e il 10,3% da “non sa/non risponde”.  Tra i rispondenti il trend della fiducia nel Pd aumenta (nel 2013 si fissava al 51,5%), mentre rispetto all’anno scorso il consenso verso Scelta civica-Udc scende sensibilmente (dal 7,9% al 4,4%).

 

Chi sono i partecipanti che hanno risposto

Hanno compilato il questionario prevalentemente maschi (68,6%). Le fasce d’età sono tutte presenti, considerando comunque un target adulto, anche se emerge una prevalenza delle persone tra i 60 e i 70 anni (il 33%); il titolo di studio è medio alto: 41,4% ha raggiunto la licenza media superiore e il 42,8% è laureato. La quasi totalità dei rispondenti è iscritta alle Acli: il 92,9%. Tra questi il 61,2% ha un ruolo direttivo.

Infine nel questionario si potevano esprimere alcuni giudizi sull’Incontro nazionale di studi. Due sono gli aspetti graditi dell’appuntamento annuale: incontrare gli aclisti provenienti da tutta Italia per il 48,5% e arricchire le proprie conoscenze e la propria formazione per il 45,6%. Inoltre il 72,9% è un partecipante abituale, mentre il 18,6% è un esordiente, la rimanente quota dei rispondenti  era presente per la seconda volta a un incontro nazionale (8,6%).

Il lavoro non è finito. Cosa pensano gli aclisti
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR