Il lavoro scomposto

Sul numero di febbraio del Messaggero di Sant’Antonio, intervista al presidente delle Acli, Andrea Olivero sul tema della conciliazione tra famiglia e lavoro.
“Negli ultimi anni c’è stato un progressivo slittamento del lavoro verso una dinamica che mette a dura prova la famiglia, fin dal suo strutturarsi: pensiamo a quanti giovani non riescono ad avere un lavoro stabile con un reddito sufficiente prima dei 35-40 anni, cosa che incide in maniera profonda sulla scelta familiare. Ma anche nel prosieguo della vita la precarietà porta a una complicata conciliazione dei tempi: questa fatica ricade sulla relazione con il coniuge e i figli, provocando una minore propensione alla natalità, altro grave problema italiano”.
“Il nostro Paese è l’unico ad aver introdotto la flessibilità senza riformare gli ammortizzatori” denuncia Olivero. “Bisogna garantire una continuità di reddito per quei giovani lavoratori che si trovano con periodi di scopertura di lavoro”. Occorre lavorare alla “costruzione di una rete di servizi di tipo universalistico di supporto alle famiglie“. “Dobbiamo spostare l’investimento dalla spesa risarcitoria – quella degli assegni Inps per intenderci – a una costruzione di sistema autentico di servizi, come tra l’altro è stato più volte chiesto nelle Conferenze nazionali della famiglia”.
 
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Il lavoro scomposto
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
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