Il mistero dell’amore di Gesù

Il mistero dell’incarnazione è il mistero dell’amore di Dio per noi.

L’evangelista Giovanni è maestro in teologia. La rivelazione biblica articola al proprio interno il racconto e la riflessione sul racconto. In questo caso il racconto della nascita di Gesù lo ritroviamo in Matteo (capp. 1-2) e Luca (capp. 1-2). Giovanni ci presenta una sintesi teologica dell’incarnazione che introduce, enumerandoli uno per uno, i temi principali del suo Vangelo.

I versetti 1-5 presentano Gesù come Verbo, parola/evento (come la ricchezza della parola ebraica dabar, tradotta in greco con logos, suggerisce) pronunciata da Dio in favore degli uomini di ogni tempo. La parola di Dio è un evento salvifico perché realizza ciò che dice, come già il racconto della creazione di Genesi (cfr. Gen 1,1-2,4, cui il testo di Giovanni rimanda con il termine “in principio”) mostra per ben dieci volte: Dio disse… e così avvenne.

Gesù è parola/evento di Dio, dunque Dio stesso. Egli è il principio della vita che splende nelle tenebre, ma che gli uomini non sanno accogliere, forse perché abbagliati e impauriti da tale luce che mette a nudo la loro fragilità di creature che vorrebbero essere principio di loro stesse. Gli uomini invece sono “solo” creature e Gesù ne assume la realtà, riconoscendone così la grande dignità di essere «cosa molto buona» (Gen 1,31) agli occhi del Signore.

I versetti 6-9 presentano Giovanni Battista nella sua missione di profeta che rende testimonianza alla luce. Predicando il battesimo di conversione al Giordano, Giovanni Battista testimonia la fragilità dell’uomo, come fa la luce/Gesù, e proprio in questo modo aiuta tutti a credere alla luce che viene per salvare e non per condannare («Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio», Gv 3,17-21).

I versetti 10-13 parlano della diversa accoglienza che è stata fatta a Gesù nel suo tempo e nei tempi successivi. Alcuni non lo hanno accolto, altri invece sì. Questi sono diventati figli di Dio, perché sono stati generati da Dio nel suo Spirito, rimandando ancora una volta al racconto della creazione («Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente», Gen 2,7). Quelli che accolgono la verità creaturale su di loro riconoscono di essere stati generati da Dio.

I versetti 14-18 riprendono il tema dell’incarnazione di Gesù. Prendendo la “forma umana” (Fil 2,7) Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi, mostrando così la gloria di Dio che si fa vicino alle proprie creature e la cura che il Signore ha per la loro vita. Dio non abbandona l’uomo al suo destino di fragilità e di peccato, ma se ne fa carico in prima persona. Questa è la pienezza di Dio/Gesù e questo è il dono che noi riceviamo da lui.

Se la via della vita – la legge – è stata data tramite Mosè sul monte Sinai, il dono gratuito della relazione che unisce Dio all’uomo – e la verità di tale relazione che li coinvolge entrambi – ci sono rivelati nella vita di Gesù. Egli infatti è stato capace di mostrare la verità dell’amore di Dio per la creatura in maniera evidente e non ambigua per chi vuole accoglierla con cuore puro. Solo la paura della morte – vinta oramai da Gesù risorto – può far rifiutare agli uomini il dono della vita che Dio offre a ciascuno.

 

4 gennaio 2015 – II Domenica dopo Natale – Anno B

Giovanni 1,1-18

1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2 Egli era, in principio, presso Dio: 3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10 Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. 12 A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». 16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.  17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18 Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

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Il mistero dell’amore di Gesù
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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